SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 5

Foto ©swrclassic.de

Gil Shaham è tornato a Stuttgart per la seconda parte del suo impegno come Artist in Residence nella stagione 2017/18 della SWR Symphonieorchester. Il quarantaseienne violinista nativo dell’ Illinois ha dapprima preso parte, insieme ad altri strumentisti del complesso, a un bellissimo Kammerkonzert e successivamente ha eseguito come solista nel quinto appuntamento sinfonico della stagione in abbonamento alla Liederhalle il Concerto di Korngold, sicuramente una partitura ricca di fascino come poche altre pagine nella letteratura violinistica del Novecento e non eseguita con una frequenza pari al suo valore. Il Concerto per violino in re maggiore op. 35 di Erich Korngold, composto nel 1945 e dedicato a Jascha Heifetz, costituisce un banco di prova molto impegnativo per il solista, a motivo dei numerosi passi altamente virtuosistici presenti nella partitura e dell’ esigenza di evidenziare al meglio la ricchezza delle linee melodiche. Lo stile musicale del lavoro, con la sua ricca scrittura cromatica e la presenza di materiali tematici derivati da alcune delle colonne sonore scritte per film prodotti a Hollywood dal compositore austriaco dopo la sua emigrazione negli Stati Uniti causata dalle leggi razziali naziste, presenta numerosi passaggi dove il rischio di cadere nel kitsch è assai elevato per il solista, ma Gil Shaham possiede i requisiti di gusto e intelligenza interpretativa necessari a rendere piena giustizia a questa composizione. Il virtuoso statunitense ha inserito nel suo repertorio il Concerto di Korngold fin dagli inizi della sua carriera, lo ha registrato per la DG nel 1996 e lo ha eseguito insieme a numerosissime orchestre di rango. Io avevo ascoltato la sua interpretazione tre anni e mezzo fa in streaming da Berlino, con Zubin Mehta e i Berliner Philharmoniker e ne avevo riportato un’ impressione altamente positiva che questa serata alla Liederhalle mi ha confermato in pieno. Gil Shaham crede profondamente nelle qualità del Concerto di Korngold e lo suona con una splendida carica emotiva unita a una magnifica sensibilità nella cura delle linee melodiche, rese con grande eleganza di fraseggio e gusto raffinato, traendo dal suo Stradivari “Contessa Polignac” del 1699 un suono di bellissima qualità, chiaro, pulito e di volume apprezzabile in tutta l’ estensione dello strumento. Un’ esecuzione davvero affascinante per fervore espressivo e carica virtuosistica, alla quale il pubblico della Liederhalle ha tributato un successo convinto. Come fuori programma Gil Shaham ha eseguito una Gavotta per due violini di Jean-Marie Leclaire insieme a Christian Ostertag, il Konzertmeister dell’ orchestra.

Per quanto riguarda la parte sinfonica di questo programma interamente dedicato al Novecento, le cose sono andate un po’ meno bene. La SWR Symphonieorchester ha suonato in maniera encomiabile dal punto di vista formale, ma purtroppo si avvertiva in maniera abbastanza evidente la mancanza di una guida interpretativa sicura sul podio. Lorenzo Viotti, ventisettenne direttore svizzero che dopo la vittoria nell’ edizione 2015 del Nestlé and Salzburg Festival Young Conductors Award ha iniziato una promettente carriera internazionale, in questa occasione mi è sembrato incerto dal punto di vista tecnico e decisamente privo di esperienza. Il Debussy di La Mer suonava opaco, trascurato nella dinamica e decisamente troppo greve nelle sonorità, spesso prive di trasparenza. Dopo una lettura abbastanza incolore del Clair de lune dalla Suite Bergamasque trascritto per orchestra, l’ esecuzione de L’ Oiseau de Feu è apparsa decisamente inadeguata alle caratteristiche della pagina. Quelle che ne veniva fuori era uno Strawinsky sicuramente ben suonato ma ritmicamente floscio, senza colori, uniforme nella dinamica e complessivamente slentato, privo di mordente e aggressività. Sono cose che accadono ai giovani musicisti quando si trovano alle prese con partiture che richiedono requisiti tecnici e interpretativi decisamente superiori alle loro possibilità. Trovarsi troppo presto sul podio delle grandi orchestre può essere una cosa dalle conseguenze negative e la carriera di un direttore dovrebbe svolgersi con gradualità e attenzione nella scelta del repertorio, se non si vuole incorrere in prestazioni scadenti come quella che abbiamo ascoltato in questa occasione. Ad ogni modo, la splendida prova di Gil Shaham era sufficiente per garantire interesse a una serata che ha comunque riportato un franco successo di pubblico

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