Staatsorchester Stuttgart – “Ursprung und Aufbruch”

Prova generale. Foto ©Philippe Ohl

Per il quarto concerto della stagione sinfonica, la Staatsorchester Stuttgart ha invitato il quarantanovenne Alexander Liebreich, direttore nativo di Regensburg che dal 2006 al 2016 è stato Chefdirigent e direttore artistico della Münchner Kammerorchester, con la quale ha inciso diversi CD tra i quali quello dedicato al Requiem di Tigran Mansourian ha ricevuto una nomination nella passata edizione del Grammy Award, e attualmente ricopre lo stesso ruolo presso l’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Radio Polacca oltre alla recente nomina a direttore artistico del Richard-Strauss-Festival di Garmisch-Partenkirchen. Si tratta di un direttore che, soprattutto qui in Germania, gode di grande apprezzamento da parte degli addetti ai lavori per la sua serietà professionale e una personalità interpretativa da musicista maturo e consapevole. Come in tutti gli appuntamenti di questo ciclo in cui il complesso festeggia il 425° anniversario della fondazione, anche in questo caso il programma presentato alla Liederhalle includeva un brano di un autore particolarmente legato alla storia musicale di Stuttgart, nella fattispecie il Concerto per violino e orchestra di Hugo Hermann. Nato nel 1896 a Ravensburg e allievo della prestigiosa classe di composizione berlinese di Franz Schecker, oltre che apprezzato compositore e insegnante fu attivo come virtuoso di organo, pianista, direttore d’ orchestra e responsabile artistico di festival rinomati come i Donaueschinger Musiktage. Hugo Hermann morì a Stuttgart nel 1967 e i suoi rapporti artistici con la Staatsoper furono sempre intensi a partire dalla prima esecuzione assoluta delle sue opere Gazellenhorn e Das Wunder, nel 1929 e nel 1937. Il Concerto per violino op. 75, eseguito per la prima volta nel 1931 a Wiesbaden sotto la direzione di Carl Schuricht e con la parte solistica affidata a Rudolf Bergmann, che cinque anni dopo sarebbe divenuto il primo Konzertmeister della Palestine Orchestra, oggi Israel Philharmonic, è una composizione senz’ altro molto interessante per la freschezza di ispirazione, l’ energia ritmica e una scrittura che accosta elementi di serialismo a influssi jazzistici. Solista in questa occasione era Kolja Lessing, cinquantaseienne violinista originario di Karlsruhe attivo anche come virtuoso di pianoforte e compositore, che nella sua carriera si è dedicato soprattutto alle prime esecuzioni di musica contemporanea e alla riscoperta di autori barocchi raramente eseguiti. Lessing, che dal 2000 è professore di violino alla Musikhochschule Stuttgart, ha reso alla perfezione la complessa scrittura solistica del lavoro di Herrmann, con grande energia e fraseggio autorevole.

Prima del concerto solistico, Alexander Liebrich aveva aperto la serata con una bella esecuzione della Prima Sinfonia di Beethoven basata su un’ impostazione ritmica vivace e scattante, con sonorità strumentali di grande trasparenza e leggerezza. Particolarmente apprezzabile è apparsa la resa del movimento iniziale, oltre alla vorticosa scansione dei tempi nel Minuetto. Nella seconda parte, la Staatsorchester Stuttgart ha offerto una bella prova delle sue capacità tecniche nel Concerto per Orchestra di Witold Lutosławski. Lavoro opulento e stilisticamente eclettico che venne accolto in maniera trionfale in occasione della sua prima esecuzione assoluta avvenuta nel 1954 e continua a essere considerato una tra le opere più famose del compositore polacco, il Concerto è senza alcun dubbio uno tra i capolavori assoluti della musica del secondo Novecento per la sapienza di una costruzione formale che, sul modello costituito dall’ omonimo lavoro di Bela Bartòk, integra elementi tratti dalla musica popolare della Polonia in una struttura che appare modernissima e affascinante per la sapienza delle soluzioni di scrittura. Alexander Liebrich possiede tutte le qualità tecniche necessarie a dominare una partitura così complessa, oltre a una particolare esperienza in questo tipo di repertorio maturata nei suoi anni di lavoro con l’ Orchestra della Radio Polacca. La sua lucidità di analisi, soprattutto nel vasto Finale impostato su una costruzione formale neobarocca costituita da una Passacaglia alla quale seguono una Toccata e un Corale, ha reso in maniera perfettamente adeguata tutte la caratteristiche del brano, anche grazie alla magnifica prestazione dell’ orchestra. Successo assai vivo per una serata sicuramente ricca di interesse.

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