Staatsorchester Stuttgart – Jubiläumskonzert

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Per i melomani della zona di Stuttgart è una tradizione ritrovarsi il pomeriggio di Capodanno alla Staatsoper in occasione del Neujahrskonzert che, come forse in Italia molti ignorano, non è affatto un’ esclusiva viennese ma un appuntamento proposto da quasi tutte le orchestre nel mondo musicale tedesco. Quest’ anno il Neujahrskonzert della Staatsorchester Stuttgart costituiva anche l’ apertura ufficiale delle celebrazioni per i 425 anni di vita del complesso, che si colloca tra le più antiche formazioni strumentali tedesche essendo stato fondato nel 1593 quando i musicisti in servizio presso la corte del duca Friedrich I von Württemberg si costituirono ufficialmente in Hofkapelle sotto la direzione del compositore franco-fiammingo Balduin Hoyoul, allievo di Orlando di Lasso. La Württembergische Hofkapelle Stuttgart divenne dal 1837 ufficialmente Königlich Hofopernorchester per poi mutare il nome nel 1918, dopo la proclamazione della repubblica in Germania, in quello di Württembergisches Landestheaterorchester, dal 1933 mutato in Württembergisches Staatsorchester e finalmente a partire dal 1985 nell’ attuale denominazione. Insieme a quelle di Dresden, München e Kassel l’ orchestra di Stuttgart è quindi una tra le più antiche formazioni orchestrali del mondo, con una storia esecutiva che, tanto per limitarci solo al XX secolo, annovera collaborazioni regolari con direttori come Max von Schillings, Fritz Busch, Richard Strauss, Ferdinand Leitner che ne fu il Generalmusikdirektor dal 1947 al 1969, Georg Solti, Vaclav Neumann e Carlos Kleiber che dal 1965 al 1975 fu Erster Kapellmeister.

Per questo concerto celebrativo Sylvain Cambreling, il Generalmusikdirektor del complesso succeduto nel 2011 a Manfred Honeck e che a luglio cederà la carica al giovane Corneius Meister, forse il più dotato giovane direttore tedesco del momento, ha impaginato uno dei suoi tipici programmi sempre caratterizzati da grande raffinatezza e intelligenza di scelte. Nei sei anni e mezzo di lavoro sotto la sua guida la Staatsorchester Stuttgart ha ulteriormente affinato le qualità esecutive che attualmente ne fanno una tra le migliori compagini orchestrali tedesche per livello tecnico e flessibilità di repertorio. Le esecuzioni del preludio al terzo atto del Lohengrin e della Sinfonia de La Forza del destino, diretti da Cambreling con grande slancio espressivo e raffinatezza di dettagli, hanno messo in mostra tutta la compattezza di suono e la precisione tecnica che la Staatsorchester Stuttgart possiede. Dopo la laudatio di Jossi Wieler, l’ Intendant del teatro anche lui in attesa di lasciare il posto al suo successore Viktor Schoner a partire dalla prossima stagione, il giovane soprano Mandy Fredrich, cantante conosciuta anche a livello internazionale per la sua interpretazione della Königin der Nacht a Salzburg sotto la direzione di Nikolaus Harnoncourt, ha eseguito l’ aria da concerto “Nehmt meinen Dank, Ihr holden Gönner” K. 383 di Mozart e il Liebeshymnus op. 32 N°3 di Richard Strauss con una bella morbidezza di suono e una notevole scorrevolezza di legato. Molto bella anche l’ interpretazione di Cambreling nella Chasse royale et orage da Les Troyens di Berlioz, per idiomaticità stilistica e ricchezza di dettagli. La conclusione della prima parte rappresentava il momento forse più atteso del concerto, con l’ esecuzione del brano appositamente commissionato dalla Staatsorchester Stuttgart per questa circostanza a Helmut Lachenmann, l’ ottantaduenne compositore allievo, tra gli altri, di Luigi Nono e nato qui a Stuttgart in una casa vicino al Feuersee.

Sylvain Cambreling e Helmut Lachenmann durante le prove. Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Lachenmann, che alla Staatsoper Stuttgart è sempre stato molto legato e al quale il teatro due anni fa ha dedicato un ciclo di concerto celebrativi per il suo ottantesimo compleanno, ha ideato per questa occasione una partitura per grande orchestra intitolata Marche Fatale, di scrittura orchestrale estremamente virtuosistica con un ruolo molto importante affidato alle percussioni. Il tono del brano è di grande allegria con punte ironiche, in un continuo sovrapporsi di brevi cellule tematiche tra le quali spicca un’ evidente citazione dal Tristan und Isolde. Lo stile è, come sempre nei brani di Lachenmann, quello di una struttura in cui si susseguono tutta una serie di giustapposizioni timbriche e armoniche dalle quali solo a tratti emerge il senso di qualche frase compiuta. Tuttavia la scrittura orchestrale di Lachenmann è concettualmente ben lontana dal presentare una serie di suoni casuali e  disarticolati ma riesce invece, per così dire, ad unire i puntini trasformandoli in una sorta di Klangfarbenmelodie divisionista. Il gioco è molto sottile e richiede qualche minuto prima che l’ orecchio entri in sintonia con il linguaggio musicale della composizione, ma poi si viene conquistati da questa tavolozza sonora fantasmagorica che Lachenmann ci propone con una ferrea coerenza di mezzi strutturali e una grande ricchezza di linguaggio. Per quanto riguarda la Marche Fatale, la musica è brillante e anche molto divertente, perfettamente adatta al tono della circostanza. Il pubblico ha voluto la replica del pezzo e ha applaudito a lungo quella che qui è considerata una tra le figure più illustri della cultura cittadina.

Nella seconda parte, Cambreling ci ha proposto un altro esempio delle sue interpretazioni beethoveniane con la celebre Quinta Sinfonia in do minore op.67. Il Beethoven del maestro di Amiens, che qui alla Staatsoper ha diretto, oltre a diverse Sinfonie, anche una pregevole produzione del Fidelio, è sempre interessante, caratterizzato da sonorità compatte e da una condotta ritmica serrata. Cambreling non forza mai il suono, dosa con attenzione la dinamica differenziando molto bene il forte e il fortissimo, tiene sempre in tensione il discorso musicale sottolineando in maniera perfetta il respiro dei fraseggi e il senso generale delle architetture formali. Una lettura scattante, ricca di tensione interpretativa e notevolissima per bellezza di colori strumentali e senso ritmico. Il pubblico ha tributato un grandissimo successo al direttore e all’ orchestra che, come ha detto Cambreling salutando gli spettatori alla conclusione, continua nel suo impegno di rendere ogni rappresentazione operistica e sinfonica allo stesso livello di una “prima”. Un bell’ auspicio per gli ascoltatori di Stuttgart, che seguono assiduamente l’ attività del teatro.

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