Staatsorchester Stuttgart – “Kunst und Leben”

Per il secondo concerto della stagione sinfonica, la Staatsorchester Stuttgart ha invitato Betrand de Billy, cinquantaduenne direttore parigino considerato tra le bacchette più prestigiose della nostra epoca, ospite regolare di tutti i massimi teatri del mondo. Io l’ avevo ascoltato alla Wiener Staatsoper nella celebre produzione del Don Carlos eseguito seguendo la versione originale francese, con il controverso ma indubbiamente geniale allestimento di Peter Konwitschny, poi in una nuova produzione del Faust oltre che in un Parsifal trasmesso per radio dal Teatro Regio di Torino, riportandone sempre impressioni molto positive. Si tratta di un musicista dotato di mezzi tecnici solidi e sicuri oltre che di un temperamento interpretativo originale, che lo rende capace di trovare sempre soluzioni esecutive eleganti e raffinate. Tutto questo è apparso evidente già nel primo brano in programma nella serata alla Liederhalle, che era il poema sinfonico Orpheus di Franz Liszt. Il compositore ungherese scrisse questo brano come preludio per una esecuzione dell’ Orfeo ed Euridice di Glück da lui diretta all’ Hoftheater di Weimar, dove era Kapellmeister, nel febbraio del 1854. La musica è caratterizzata da un’ atmosfera di struggente lirismo cantabile splendidamente sottolineato da timbri strumentali morbidi e delicati, ulteriormente impreziositi dal ruolo preminente affidato all’ arpa, dalle frasi ampie e distese intonate dal primo violino e dalle cantilene pastorali dell’ oboe. De Billy ha sottolineato in maniera eccellente le preziosità della scrittura strumentale, ottenendo dalla Staatsorchester Stuttgart sonorità di grande bellezza e linee melodiche perfette per equilibrio e respiro.

L’ atmosfera di malinconia struggente del brano lisztiano era una perfetta introduzione al Concerto per viola di Bela Bartók, scritto nel 1945 su commissione del celebre virtuoso scozzese William Primrose ma rimasto incompiuto e portato a termine da Tibor Serly; come il Terzo concerto per piano e orchestra, anche questo brano è dominato da un’ atmosfera di serena melanconia tipica dell’ ultima produzione bartókiana ideata negli anni dell’ esilio negli Stati Uniti. Tutto questo è stato messo splendidamente in evidenza dall’ esecuzione di Nils Mönkemeyer, trentanovenne violista nativo di Bremen che in questi ultimi anni si è imposto come uno tra i migliori musicisti della giovane generazione. La struggente cantabilità delle linee melodiche, la splendida qualità di un suono prezioso nei suoi colori ambrati e la perfetta definizione dei particolari facevano di questa esecuzione un vero e proprio modello di penetrazione espressiva, magnificamente sottolineato da De Billy con timbri e dinamiche orchestrali di ricercata eleganza. Un’ interpretazione di altissimo livello, probabilmente la migliore da me ascoltata in concerto di questa pagina affascinante. Mönkemeyer ha poi dato un’ ulteriore dimostrazione del suo talento di musicista in una bellissima esecuzione della Sarabanda dalla Suite in re minore di Bach, suonata come fuori programma.

Come in tutti i concerti di questa stagione celebrativa, la Staatsorchester Stuttgart presentava un brano particolarmente legato alla storia del complesso. Nella seconda parte del concerto infatti è stata proposta la Symphonie Fantastique di Hector Berlioz, che esattamente 175 anni fà ebbe la sua prima esecuzione tedesca all’ allora Hofoper di Stuttgart. Dopo che i progetti per una serie di concerti a Frankfurt non si erano realizzati, Berlioz raggiunse la capitale del Württemberg nel dicembre del 1842 e propose la partitura a Joseph von Lindpaintner, che in quegli anni era Hofkapellmeister a Stuttgart ed era considerato da musicisti come Mendelssohn il miglior direttore d’ orchestra tedesco dell’ epoca. Nelle sue memorie, Berlioz loda con toni entusiastici la qualità esecutiva della Stuttgarter Hofkapelle e la disponibilità dei musicisti durante le prove. Il 29 dicembre 1842 la Symphonie Fantastique fu eseguita in un concerto tutto dedicato a musiche berlioziane al quale fu presente anche il re Wilhelm I, che di solito non assisteva mai alle serate sinfoniche, con un entusiastico successo di pubblico. Lasciando Stuttgart, il compositore francese scrisse con grande soddisfazione di aver lasciato nella città una petite colonie de partisans.

Oltre ad essere un lavoro tecnicamente ricco di passi insidiosi per l’ orchestra, la Symphonie Fantastique è anche una partitura problematica da affrontare per un direttore dal punto di vista della concezione esecutiva, in quanto presenta il rischio di cadere nel bombastico e nell’ esagerazione della spettacolarità effettistica. La miglior lode che io possa fare a Betrand de Billy è proprio quella di aver evitato tutto questo con un tono interpretativo molto misurato, di giusta e intensa drammaticità senza mai cadere in toni troppo plateali. Dopo un primo tempo impostato su una bella progressione drammatica, il direttore parigino ha trovato fraseggi di grande eleganza nei ritmi di valzer del secondo movimento e magnifici colori strumentali nella scena campestre. Ottima, per il tono drammaticamente severo ma composto, la Marche au supplice nella quale de Billy è riuscito a evitare quegli scoppi enfatici di sonorità che troppo spesso caratterizzano le interpretazioni di questa pagina. Molto ben definito anche il finale, in cui la Staatsorchester Stuttgart ha offerto una bellissima prova di virtuosismo realizzando in maniera eccellente la concezione serrata e drammatica del direttore. In complesso, una lettura di livello davvero notevole nel suo mettere in evidenza la sbalorditiva modernità della scrittura orchestrale di Berlioz evitando qualsiasi forma di esagerazione plateale. Successo intensissimo, con lunghi applausi da parte del pubblico della Liederhalle a tutti gli esecutori.

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