SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 2

Foto ©swrclassic.de

Dopo la splendida esecuzione della Seconda di Mahler in chiusura della scorsa stagione, Christoph Eschenbach è tornato sul podio della SWR Symphonieorchester per il secondo concerto del cartellone 2017/18. Entrambe le repliche hanno fatto registrare una cospicua affluenza di pubblico, senza dubbio attirato alla Liederhalle anche da un programma che comprendeva due splendide pagine di Mozart e Bruckner, oltre che dappa presenza del grande direttore originario di Breslau che nella prima stagione dell’ orchestra ha svolto in pratica la funzione di Chefdirigent ad interim, guidando il complesso in diciotto serate tra i concerti in abbonamento e le tournées. Eschenbach, che dopo le due serate alla Liederhalle eseguirà questo programma anche a Mannheim, Antwerpen ed Essen, ritornerà poi a dirigere la SWR Symphonieorchester nel maggio del prossimo anno, in cinque serate con tre diversi programmi a Friedrichshafen, Vaduz, Freiburg e Stuttgart consolidando ulteriormente il suo rapporto con un’ orchestra che ha tratto grande giovamento dalla collaborazione con un maestro prestigioso e dall’ esperienza così vasta. Del resto, Christoph Eschenbach è senza alcun dubbio uno tra i musicisti più illustri della nostra epoca oltre che, soprattutto per i melomani della mia generazione, una figura familiare da molti anni sia come direttore che come pianista. Alcune tra le sue incisioni degli anni Settanta come l’ integrale delle Sonate di Mozart, quella dei Lieder di Schumann con Dietrich Fischer-Dieskau e il Primo Concerto di Beethoven sotto la direzione di Herbert von Karajan rappresentano ancora oggi autentici punti di riferimento della discografia. Personalmente, ho sempre considerato Eschenbach uno tra i direttori più interessanti fra quelli che ho ascoltato nella mia vita di melomane per la finezza analitica delle sue interpretazioni e la solida sicurezza di una tecnica ragguardevole, sviluppata grazie ai consigli ricevuti da due miti della bacchetta come Karajan e Goerge Szell. In poche parole, un direttore “di quelli di una volta”, solido costruttore e concertatore oltre che interprete di classica severità.

Per il Concerto in la minore K. 488 di Mozart che occupava la prima parte del programma, Eschenbach ha presentato come solista il trentenne Christopher Park, uno dei talenti da lui seguiti con attenzione in questi ultimi anni. Nato a Bamberg da una famiglia di origini coreane, il giovane pianista ha studiato a Frankfurt con Lev Natochenny, allievo del grande virtuoso russo Lev Oborin, e con Joachim Volkmann, uno tra gli ultimi scolari del grandissimo Wilhelm Kempff. La sua carriera internazionale, che gli ha fatto guadagnare riconoscimenti significativi come il Leonard Bernstein Award dello Schlewig-Holstein Musik Festival, è documentata da sette album registrati a partire dal 2010 e tutti accolti molto positivamente dalla stampa specializzata. Christopher Park ci ha fatto ascoltare un buon Mozart, molto flessibile nel fraseggio e netto nell’ articolazione del tocco. Il celebre Adagio in fa diesis minore, una tra le più belle melodie mai uscite dalla penna del compositore salisburghese, è stato reso con grande nobiltà di canto e attenta gradazione delle dinamiche. Se continuerà su questa strada, il giovane Park potrebbe diventare un interprete mozartiano in grado di dire qualcosa di nuovo in queste pagine. Che si tratti di un musicista intelligente, lo si è capito anche dalla scelta del fuori programma. Invece del consueto brano solistico, Park ha scelto di eseguire il Rondò dal Quartetto K. 478 per pianoforte e archi insieme alle prime parti dell’ orchestra: la Konzertmeisterin Natalie Chee, la prima viola Jean-Eric Soucy e il primo violoncello Floris Mijnders. Una scelta di grande gusto, assai apprezzata dal pubblico che ha applaudito a lungo i protagonisti di un’ esecuzione davvero scintillante.

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Dopo la Terza ascoltata nella serata inaugurale, la Settima Sinfonia di Anton Bruckner eseguita nella seconda parte proseguiva l’ excursus monografico sul compositore di Ansfelden che sarà il filo conduttore della stagione in corso. Come interprete bruckneriano, Christoph Eschenbach si caratterizza principalmente per la massima attenzione nella resa delle grandi architetture formali e per il fraseggio orchestrale asciutto, più nella tradizione esecutiva di un Hermann Abendroth che in quella di un Furtwängler. Qui innanzi tutto va sottolineata l’ ottima prestazione della SWR Symphonieorchester, che ha suonato con una perfezione complessiva davvero ragguardevole per bellezza sonora e precisione formale. Soprattutto la sezione degli ottoni ha offerto una prova eccellente a livello di compattezza, bellezza di timbro, penetrazione e squillo. È comunque sempre un vero piacere per un appassionato di musica sinfonica ascoltare la disinvoltura espressiva con cui le orchestre tedesche suonano questa musica, con la naturalezza che deriva loro da un’ assoluta assimilazione del linguaggio e da un’ idiomaticità stilistica che i musicisti assimilano fin dai primi anni della loro formazione. Tutto questo si traduce in una resa sonora che l’ ascoltatore riconosce immediatamente come “giusta” per timbro ed intenzioni di fraseggio.

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Dopo la fervida esposizione del tema dei violoncelli sul tremolo di violini e viole tenuto da Eschenbach su toni appena percettibili nelle battute iniziali, il primo tempo si caricava gradualmente di una tensione basata sui contrasti dinamici e sul progressivo accumularsi delle sonorità, culminanti in una conclusione dal tono grandioso e solenne ma assolutamente privo di esagerazioni retoriche. Bellissima la nobiltà cantabile dell’ Adagio in mi bemolle maggiore scritto dal musicista austriaco come tributo alla memoria di Richard Wagner, reso da Eschenbach in un tono di commossa ma severa intensità, con archi superbi per cavata e precisione di legato e una sezione fiati dal suono morbido e ricco di colori, in una magnifica evidenziazione del respiro nelle linee melodiche fino a una Coda portata a termine con arte espressiva consumata. Anche nello Scherzo, staccato a un tempo leggermente più rilassato del consueto, il direttore slesiano ha evidenziato al massimo la stratificazione progressiva degli elementi ritmici, in una lettura carica di tensione e preziose sottolineature strumentali. Nel Finale, anch’ esso preso ad andatura complessivamente non troppo affrettata, Christoph Eschenbach ha dosato con grande attenzione le dinamiche ottenendo dall’ orchestra sonorità chiare e compatte, in una perfetta evidenziazione dei poderosi blocchi di suono quasi richiamanti i registri d’ organo che rappresentano una tra le caratteristiche principali della pagina. Un’ interpretazione di grande rilievo, matura e meditata nella concezione, che ci ha confermato una volta di più la statura esecutiva di un direttore che va senza il minimo dubbio annoverato tra i massimi della nostra epoca. Il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo gli esecutori al termine di una serata davvero di grande musica.

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