SWR Symphonieorchester – 1. Kammerkonzert

Foto ©SWR Symphonieorchester/FB

Dopo il concerto inaugurale della stagione sinfonica, la SWR Symphonieorchester ha aperto anche il ciclo dei concerti da camera, un’ attività presente nella programmazione di tutte le orchestre tedesche e mantenuta dall’ ente radiofonico del Baden-Württemberg anche dopo la fusione dei due precedenti complessi sinfonici nella formazione attuale. Oltre all’ aspetto educativo per il pubblico, che tramite questi appuntamenti ha la possibilità di fare la conoscenza di un repertorio variegato e di grande interesse, i concerti cameristici costituiscono anche una preziosa opportunità di sviluppo tecnico per i musicisti delle orchestre in quanto permettono di esercitare e perfezionare quell’ arte di ascoltarsi reciprocamente che costituisce uno dei requisiti fondamentali per chi suona in un complesso sinfonico. Un aspetto che assume una valenza particolare soprattutto per una formazione come la SWR Symphonieorchester costituitasi in questa forma solo da circa un anno e che quindi necessita di occasioni per migliorare e approfondire l’ amalgama tra musicisti provenienti da due complessi con differenti storie esecutive alle spalle. I Kammerkonzerte della SWR, che si tengono nella Weisse Saal del Neuer Schloss, il grande palazzo che si trova nella Schlossplatz di Stuttgart e oggi costituisce la sede del governo del Land, attirano sempre un cospicuo numero di appassionati sia per la qualità tecnica delle esecuzioni che per il grande interesse suscitato da programmi impaginati con grande intelligenza e varietà. Il primo appuntamento della stagione 2017/18 era per me di quelli imperdibili proprio per il programma, che includeva due capolavori assoluti del repertorio cameristico: il Settimino op. 20 di Beethoven e il sublime Quintetto per archi D. 956 di Schubert.

Foto ©Mozart2006

Composto fra la fine del 1799 e l’ inizio del 1800 ed eseguito privatamente in casa del principe Karl Philipp Schwarzenberg, il Settimino in mi bemolle maggiore op. 20 ebbe la prima esecuzione pubblica il 2 aprile 1800 presso lo Hofburgertheater di Vienna, nel corso di un concerto organizzato dal compositore a proprio beneficio, e nel quale fu presentata anche la Prima Sinfonia. Il successo fu immediato e il brano conobbe subito una grandissima popolarità, che secondo quanto Carl Czerny – musicista amico ed allievo di Beethoven – ebbe modo di riferire ad Otto Jahn, il grande biografo mozartiano, negli anni seguenti finì per innervosire Beethoven il quale in età matura pare mostrasse un insofferente distacco nei confronti del brano, fino “a non poterlo più sopportare e ad adirarsi del successo che esso riscuoteva universalmente”. Numerose circostanze testimoniano dell’ immutato favore goduto dal lavoro nel corso del secolo. Spunti tematici del lavoro furono ripresi da compositori come Bellini e Donizetti in partiture come Norma e La Favorita. Anche Wagner nel suo racconto giovanile Eine Pilgerfahrt zu Beethoven descrisse una scena di musicanti girovaghi che eseguivano il Settimino in aperta campagna. Si può quindi capire come il musicista di Bonn manifestasse insofferenza per la circolazione troppo ampia di un lavoro che non rappresentava più i caratteri maggiormente innovativi del suo stile. Nel suo genere il Settimino è comunque un prodotto praticamente perfetto e rappresenta un meraviglioso omaggio alla grande tradizione dei Divertimenti e delle Serenate che tanti capolavori aveva prodotto nel XVIII secolo. Lo rendono tale sia la scelta dell’ organico formato da violino, viola, violoncello, contrabbasso, clarinetto, fagotto e corno, sia la struttura che riprende nei minimi particolari quella tipica del Divertimento, che allineava una serie di tempi fra loro contrastanti, fra i quali non mancavano i ritmi di danza (Minuetto e Scherzo) e spesso anche il tema con variazioni. Per l’ ascoltatore di oggi si tratta comunque di un pezzo avvincente sia per la qualità dell’ invenzione melodica che per la perfezione formale di una struttura cesellata nei minimi particolari con una mestraia assolutamente fuori dal comune. L’ esecuzione dei sette strumentisti, che erano Mathias Hochwerber (violino), Dirk Hegemann (viola), Hendrik Then-Bergh (violoncello), Lars Olaf Schaper (contrabbasso), Anton Hollich (clarinetto), Angela Bergmann (fagotto) e Horst Ziegler (corno) è stata assolutamente impeccabile per vivacità ritmica e qualità di impasti sonori, in un’ atmosfera interpretativa sempre tesa e vitalissima.

Foto ©Mozart2006

Con il Quintetto il do maggiore D. 956 di Schubert ci trovavamo invece di fronte a uno dei vertici assoluti nella produzione del compositore austriaco e nell’ intero repertorio cameristico. Schubert scrisse questa pagina assolutamente sublime due mesi prima della sua morte, contemporaneamente ad altri capolavori assoluti come il ciclo liederistico Schwanengesang e le tre ultime Sonate per pianoforte. Il Quintetto in do maggiore è universalmente considerato il capolavoro strumentale di Schubert. Tutti i commentatori ne hanno concordemente sottolineato la concezione orchestrale più che cameristica, oltre  all’ ampiezza quasi sinfonica delle sue dimensioni e alla sconcertante modernità di certe soluzioni armoniche. La scelta del tutto inusuale della distribuzione strumentale con i due violoncelli consente soluzioni di scrittura da cui vien fuori una contrapposizione espressiva fra due differenti “cori” in cui la viola si unisce insieme con i due violini o con i due violoncelli; ed è proprio da questo abilissimo gioco che scaturisce con  assoluta naturalezza la complessità del contenuto musicale. Vertice assoluto della composizione è il meraviglioso Adagio, uno dei brani indiscutibilmente più affascinanti mai scritti da Schubert in cui la melodia eterea, per valori lunghissimi, che apre il movimento sottolineata in maniera splendida dalle leggere e insistite figurazioni di accompagnamento, è seguita in maniera fortemente contrastante dalla sezione centrale in minore, di grande tensione lirica. I cinque strumentisti della SWR Symphonieorchester (Stefan Bornscheuer e Soo Eun Lee, violini; Ayano Yamazoe, viola; Fionn Bockemühl e Markus Tiller, violoncelli) hanno superato in maniera molto lodevole la sfida costituita dalle complessità di un lavoro che dal punto di vista esecutivo impegna i musicisti al massimo delle loro capacità, mettendo in mostra una bella qualità e omogeneità di suono e un’ impeccabile resa del fraseggio. Successo assai vivo da parte di un pubblico che riempiva quasi completamente la Weisse Saal, decisamente ben meritato per la qualità complessiva delle esecuzioni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...