SWR Symphonieorchester 2017/18 – Abo-Konzert 1

Foto ©swr.de

È iniziata la stagione in abbonamento alla Liederhalle della SWR Symphonieorchester, la seconda dopo la fusione delle due precedenti compagini radiofoniche nel nuovo complesso. In attesa dell’ entrata in carica di Teodor Currentzis, che assumerà il ruolo di Chefdirigent a partire dalla stagione 2018/19 e farà il suo debutto sul podio della SWR Symphonieorchester nel prossimo gennaio con la Nona Sinfonia di Bruckner nella versione con il finale ricostruito, il concerto inaugurale vedeva il ritorno dell’ ottantunenne David Zinman dopo la splendida Sesta di Mahler da lui diretta alcuni mesi fa. Solista era Gil Shaham, quarantaseienne violinista newyorkese che in questa stagione sarà Artist in Residence dell’ orchestra. Dopo diverse affermazioni in importanti concorsi internazionali, Gil Shaham ha iniziato la sua carriera internazionale a poco più di vent’ anni di età anche grazie al sostegno determinante di Giuseppe Sinopoli, che lo diresse in diversi concerto e incisioni discografiche con la New Yor Philharmonic negli anni Novanta del secolo scorso. Da allora il virtuoso statunitense si è imposto all’ attenzione del pubblico e della critica come uno tra i più autorevoli violinisti della sua generazione. Io lo avevo ascoltato dal vivo una sola volta diversi anni fa, a Berlino con Claudio Abbado, proprio nel Concerto di Brahms da lui scelto per il suo esordio con la SWR Symphonieorchester. A distanza di tanto tempo, l’ impressione altamente positiva che avevo ripostato in quella occasione è stata pienamente confermata. Gil Shaham, che suona lo Stradivari “Contessa Polignac” del 1699, ha un suono di bella qualità, chiaro, pulito e di volume apprezzabile in tutta l’ estensione dello strumento. La tecnica dell’ arco è sicuramente molto notevole e il fraseggio ampio e di buon respiro nel cantabile. Dal punto di vista interpretativo, il primo tempo del Concerto di Brahms era condotto con grande libertà ritmica e flessibilità dinamica, quasi di tono improvvisativo in certi passaggi. Il tono generale era abbastanza brillante, con una bella sottolineatura dei ritmi di danza zingaresca nel Finale. Buona anche la riuscita del movimento centrale, introdotto dai bei colori della sezione fiati dell’ orchestra molto ben calibrati da David Zinman, che è riuscito a trovare una discreta sintonia interpretativa con il violino solista. Nel complesso un’ ottima esecuzione, equilibrata e ricca di sfumature, con un bel respiro melodico d’ insieme e un tono generale di mobilità nervosa decisamente riuscito e molto originale. Ottimo anche il fuori programma bachiano con cui il violinista newyorkese ha ripagato gli intensi applausi del pubblico della Liederhalle.

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La seconda parte del programma era dedicata a Bruckner, autore che quest’ anno sarà il focus nel programma della stagione della SWR Symphonieorchester, con la Terza Sinfonia in re minore, quella che il compositore austriaco dedicò a Richard Wagner e che contiene numerose citazioni melodiche dai drammi musicali del Maestro. David Zinman ha scelto l’ ultima versione della partitura, quella del 1889 che rispetto alla stesura originale omette numerosi lunghi passaggi nel Finale oltre ad altri tagli nei tempi precedenti. L’ ottantunenne direttore di Rochester ne ha dato una lettura lodevole per forza espressiva e intensità drammatica, con tempi generalmente abbastanza stretti e un fraseggio carico di fervore molto intenso, rendendo alla perfezione il fitto gioco di modulazioni del primo tempo e impostando fraseggi di un equilibrio e respiro perfetti nel celebre Adagio in mi bemolle maggiore, reso con una magnifica forza espressiva e una cantabilità nobile ed ispirata. Bellissime le scansioni ritmiche nello Scherzo, diretto con grande raffinatezza e davvero da manuale la drammaticità intensa e la forza espressiva dei fraseggi orchestrali nel Finale, culminato in una Coda grandiosa e affascinante nella sua monumentale maestosità. Quando ascolto le perorazioni orchestrali nei movimenti conclusivi delle sinfonie bruckneriane io non posso fare a meno di ripensare ogni volta alla celebre frase di Hugo Wolf, che definiva Bruckner come l’ ultimo musicista veramente capace di esultare. Da lodare senza riserve la prova dell’ orchestra, con una menzione particolare per la sezione degli ottoni, impegnata a fondo nel primo e nell’ ultimo movimento, e per la bella qualità del suono messo in mostra dalla sezione archi, caldo e pastoso nei toni e perfettamente omogeneo nella sua compattezza d’ insieme. Caldi applausi finali per un concerto di ottimo livello, che ha iniziato al meglio una stagione che si preannuncia ricca di appuntamenti assai interessanti.

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