Musikfest Stuttgart 2017 – Concerti conclusivi

Foto ©Holger Schneider

Si è conclusa l’ edizione 2017 della Musikfest Stuttgart, che complessivamente ha fatto registrare un ottimo successo di pubblico. Tra gli appuntamenti del fine settimana di chiusura, particolarmente interessante era il concerto dell’ ensemble vocale e strumentale Concerto Romano tenutosi nella Lutherkirche a Fellbach. Il gruppo, fondato e diretto da Alessandro Quarta, è nato con il preciso scopo di studiare ed eseguire il repertorio musicale del Seicento romano. Un’ epoca in cui nella Città Eterna erano attivi, oltre al celebre Giacomo Carissimi, anche decine di altri compositori rilevanti. Il programma della serata era dedicato alla ricostruzione del paesaggio sonoro che costituì lo sfondo del celebre viaggio a Roma compiuto da Martin Luther nel 1511, le cui impressioni profondamente negative dal punto di vista spirituale riportate dal monaco agostiniano furono sicuramente uno tra i motivi che portarono all’ elaborazione della Riforma sei anni dopo.

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Alessandro Quarta ha cercato di ricostruire, partendo dalle edizioni musicali romane di quegli anni e dai repertori delle cappelle cittadine, una colonna sonora che rappresentasse in maniera attendibile il tipo di musica che Martin Luther ascoltò girando per Roma. Accanto ai giganti della polifonia come Josquin Desprez, Jehan Mouton e Costanzo Festa, il concerto presentava esempi di quel genere tipico del repertorio sacro medievale che fu la Lauda nata dagli influssi degli ordini monacali pauperisti, musiche profane di tipo colto come le Frottole di Bartolomeo Tromboncino, Marco Cara e Michele Pesenti insieme a canti carnascialeschi come “Noi l’ amazzone siamo” di Filippo De Lurano, compositore prediletto dalla famiglia Della Rovere a cui anche il pontefice Giulio II apparteneva, e “Charitate amore Dei”, canzone carnevalesca fiorentina il cui tema ricorda molto da vicino l’ aria “Vi ricordo boschi ombrosi” dal primo atto dell’ Orfeo di Monteverdi. Come giustamente afferma Alessandro Quarta nel testo di presentazione del programma, Lutero subì sicuramente l’ influsso di queste melodie e se ne ricordò al momento di progettare la musica della Riforma. L’ esecuzione del Concerto Romano era di ottimo livello, vivace nello spirito e accuratissima dal punto di vista filologico e degli impasti timbrici sotto la direzione competente e ispirata di Alessandro Quarta, musicista colto e preparato che oltre a guidare l’ esecuzione nel suo insieme prendeva parte anche ad alcuni brani vocali mettendo in mostra una voce tenorile di timbro gradevole e ben controllata. Una bella serata, piacevole e insieme istruttiva, che il pubblico della Lutherkirche ha dimostrato di apprezzare.

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Per il concerto di chiusura alla Liederhalle, solitamente dedicato a un grande lavoro strumentale e corale, la scelta di Hans-Cristoph Rademann è caduta sul Belshazzar, uno tra gli ultimi oratori di Händel composto su un libretto scritto da Charles Jennens, ricco proprietario terriero, letterato e intenditore di musica, che per il musicista di Halle scrisse anche i testi di altri due capolavori come Saul e il Messiah. Rappesentato per la prima volta al King’s Theater di Londra il 27 aprile 1745 dopo un periodo di prove abbastanza travagliato che costrinse l’ autore a ridefinire parzialmente la scrittura di un paio di ruoli in seguito alla malattia di una cantante, il Belshazzar è un affresco strumentale e corale di vaste proporzioni che inspiegabilmente non gode della popolarità attribuita ad altri oratori händeliani. Alcuni studiosi ipotizzano che questo sia dovuto alla struttura abbastanza sperimentale del lavoro, nella quale il coro svolge una parte di minore importanza rispetto alle numerose arie solistiche. In questo modo la tradizionale struttura dell’ oratorio viene rivista alla luce di una drammaticità di pretta matrice teatrale, tanto da far assumere alla partitura caratteristiche molto vicine a quelle di una vera e propria opera lirica di argomento biblico. La musica è in ogni caso pienamente all’ altezza del livello raggiunto da Händel nei suoi capolavori composti durante il periodo della sua piena maturità, per ricchezza di ispirazione e genialità nelle soluzioni di scrittura. Oltre alla fattura squisita di numerose arie, si segnala in modo particolare la varietà di soluzioni trovate dal musicista di Halle nel trattamento del recitativo accompagnato, che in questo lavoro anticipa per molti aspetti certe atmosfere che ritroveremo nelle opere più celebri di Glück pochi decenni più tardi.

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L’ esecuzione che abbiamo ascoltato alla Liederhalle è stata sicuramente di ottimo livello complessivo. Hans-Cristoph Rademann, profondo conoscitore di questo repertorio, ha guidato la Gaechinger Cantorey ottenendo risultati eccellenti nel delineare il vasto respiro di questo grandioso affresco biblico, con un grande equilibrio nella definizione dei fraseggi strumentali e corali realizzato con splendida precisione dal coro e dall’ orchestra. Molto buona anche la prova dei solisti a partire da Robin Johannsen, soprano statunitense considerata tra le migliori specialiste barocche del momento, che ha reso con grande espressività il tono nobile e dolente delle arie di Nitocris. Ottima anche la prova di Wiebke Lehmkuhl nella parte di Daniele, per la ricchezza del timbro e il buon controllo dell’ emissione oltre che per la scorrevolezza del legato. Vocalmente efficace ma forse un po’ debole nella declamazione il Cyrus del controtenore svizzero Terry Bey. Notevolissimo invece il tenore inglese James Gilchrist nella parte di Belshazzar, per la plasticità nella scansione dei recitativi e la capacità di affrontare con sicurezza le impervie colorature di cui è costellato il ruolo, che raggiungono l’ apice in un pezzo di bravura estremo come l’ aria “I thank thee, Sesach! Thy sweet pow’r” nella seconda scena della terza parte, in cui tutti i tratti caratteristici delle arie di tempesta italiana vengono sfruttati per rendere l’ esaltazione del re folle prima della battaglia. Autorevole e molto composto vocalmente anche il basso-baritono Peter Harvey come Gobrias. Successo vivissimo per una serata che ci ha dato la possibilità di ascoltare un capolavoro raramente eseguito, in una interpretazione assai pregevole.

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