Musikest Stuttgart 2017 – Sichten auf Bach

Foto ©Holger Schneider

Fra tutti gli appuntamenti della Musikfest Stuttgart, il ciclo Sichten auf Bach è forse quello che io seguo con maggior piacere. Del resto, questa serie di concerti nella Stiftskirche è la più seguita dal pubblico che frequenta la Musikfest e i cinque appuntamenti che di solito la compongono fanno registrare regolarmente una cospicua affluenza. Per un ascoltatore italiano, fà sempre una grande impressione vedere l’ attenzione e la concentrazione con cui il pubblico tedesco segue la musica di Bach, che costituisce un vero e proprio patrimonio culturale con cui la gente si identifica in pieno. Certamente alla base di tutto questo ci sono ragioni di identità e tradizione religiosa, tramandate dalla grande eredità del canto corale che costituisce uno dei punti salienti della cultura musicale di questo popolo. Del resto, la Bachakademie è stata fondata da Helmuth Rilling proprio con lo scopo di proporre e divulgare la conoscenza del grande repertorio sinfonico-corale tedesco e, per quanto mi riguarda personalmente, seguendo le stagioni musicali di questo sodalizio ho avuto la possibilità di approfondire la mia conoscenza di un repertorio che in Italia si può ascoltare solo saltuariamente. Anche in questa edizione la serie presentava  in quattro concerti su cinque le consuete proposte di Cantate bachiane, dando la possibilitá al pubblico di confrontare diversi tipi di approcci esecutivi a questo tipo di musica.

Foto ©Holger Schneider

Per il primo appuntamento del ciclo è stato invitato il complesso Cantus Cölln, una tra le formazioni storiche nel campo della prassi esecutiva di tipo storicamente informato. Fondato nel 1987 da Konrad Junghänel, musicista celebre per il suo passato di liutista attivo con tutte le massime orchestre barocche, il gruppo si ispira ai criteri esecutivi codificati da da Joshua Rifkin, quindi con un coro ridotto a due voci per ogni parte reale in cui le arie solistiche sono eseguite dai Concertisti i quali si uniscono ai quattro Ripienisti nell’ esecuzione dei brani corali. Il programma presentava due Kantaten scritte da Bach nel 1735: “Wär Gott nicht mit uns diese Zeit” BWV 14, scritta per la quarta domenica dopo l’ Epifania, e il cosiddetto Himmelsfahrt Oratorium BWV 11. Due lavori che mostrano al meglio lo stile maturo bachiano, per la maestria nelle costruzioni contrappuntistiche e la plastica evidenziazione della parola nei recitativi. Junghänel e il Cantus Cölln ne hanno dato un’ esecuzione apprezzabile per la trasparenza del tessuto strumentale e la chiarezza nell’ articolazione dei testi. Tra le voci solistiche, particolarmente appropriata mi è apparsa quella del soprano Magdalene Harer per la luminosità del timbro e il buon controllo dell’ emissione.

Foto ©Holger Schneider

Nel secondo concerto del ciclo, il gambista Sergey Malov ha eseguito la Quinta e Sesta Suite per violoncello solo suonate sul violoncello piccolo o viola da spalla, strumento presente nell’ organico strumentale di alcune Kantaten e nel quale diversi studiosi bachiani hanno identificato la cosiddetta viola pomposa a cinque corde per cui fu espressamente scritta la Suite N° 6 in re minore. In effetti la tessitura della musica di questo brano si identifica molto bene col timbro più chiaro e morbido dello strumento rispetto a quello del violoncello classico. Malov, che suona una viola da spalla espressamente costruita per lui nel 2011 da Dimitri Badiarov, ha eseguito i due capolavori bachiani con perfetta competenza stilistica e fraseggi assai equilibrati.

Foto ©Holger Schneider

Il terzo e quarto concerto del ciclo erano quelli che probabilmente presentavano i maggiori motivi di interesse. Dopo l’ appuntamento con il violoncello da spalla, Hans-Cristoph Rademann ha guidato la Gaechinger Cantorey da lui riorganizzata come complesso strutturato secondo criteri filologici in due splendide Kantaten dei primi anni liturgici svolti da Bach come Thomaskantor a Leipzig: “Erforsche mich, Gott, und erfahre mein Herz” BWV 136 per l’ ottava domenica dopo la Trinità e “Liebster Gott, wenn werd ich sterben?” BWV 8 scritta per la prima domenica dopo la Trinità nel secondo ciclo completo di Kantaten, il cosiddetto Choralkantaten-Jahrgang. Quest’ ultima Kantate, il cui testo è basato su un corale omonimo di Caspar Neumann per il primo e il sesto brano e su testo di autore sconosciuto per gli altri movimenti, lascia intravedere elementi stilistici mutuati dal mottetto corale sviluppatosi durante i primi anni della Riforma luterana. La BWV 136, composta durante il primo anno di servizio a Leipzig, contiene musiche riprese da lavori precedenti ed è sicuramente notevole per la raffinatezza della strumentazione impiegata dal Maestro. Per questa esecuzione Rademann, che ha diretto mettendo splendidamente in mostra tutte le sue qualità di interprete bachiano fra i migliori della nostra epoca, ha voluto per le arie solistiche tre cantanti di alto livello: il mezzosoprano Wiebke Lehmkuhl, voce di bel timbro e interprete molto raffinata, il tenore James Gilchrist e il trentaquattrenne basso-baritono croato Krešimir Stražanac, uno tra i più notevoli prodotti della scuola di Dunja Vejzovic. Ne è risultato un concerto davvero esemplare in tutte le sue componenti, perfetto esempio di un’ interpretazione da collocare tra quelle attualmente di riferimento in campo bachiano.

Foto @Holger Schneider

Il giorno successivo, il pubblico della Musikfest è accorso in massa alla Stiftskirche per il ritorno di Helmuth Rilling alla guida dei ragazzi del JSB Ensemble. Tutto il mondo musicale di Stuttgart ha voluto rendere omaggio a questa storica figura di musicista che tanto si è adoperato per lo sviluppo della vita musicale cittadina. Ormai ottantaquattrenne, Rilling dimostra evidenti difficoltà nel muoversi e sul podio è costretto a usare una sedia. Ma la lucidità e il carisma del grande interprete bachiano sono rimaste intatte. I giovani componenti del JSB Ensemble, alla loro ultima esibizione del programma della Musikfest, hanno seguito con assoluta dedizione e scrupolo le indicazioni di Rilling nella lettura delle Kantaten “Wir müssen durch viel Trübsal” BWV 146 e “Man singet mit Freuden vom Sieg” BWV 149. Per chi ha seguito nel corso degli anni il lavoro di Rilling alla Bachakademie era impossibile non provare un brivido di emozione durante l’ ascolto di queste due esecuzioni nelle quali il grande direttore ha dato l’ ennesimo esempio della sua statura interpretativa, che lo pone a buon diritto tra gli interpreti storici della musica bachiana. Il pubblico gli ha tributato un’ ovazione commossa, alla fine di un concerto assolutamente splendido sotto tutti i punti di vista.

Foto @Holger Schneider

Nel concerto conclusivo del ciclo abbiamo potuto ascoltare una proposta musicologica indubbiamente interessante. Alexander Grychtolik e il suo gruppo Deutsche Hofmusik hanno presentato la ricostruzione della Köthener Trauermusik BWV 244a, una Kantate funebre scritta per il primo anniversario della morte del principe Leopold von Anhalt-Köthen, al cui servizio Bach era stato prima di essere nominato Thomaskantor. Del lavoro, strutturato in quattro parti, ci è stato tramandato solo il libretto ma tutte le fonti indicano che la musica era stata adattata impiegando una parte della Matthäus Passion di cui in effetti si riconoscevano all’ ascolto diversi brani tra i più celebri. Era in ogni caso una bella occasione per riascoltare alcuni pezzi che ogni appassionato bachiano si porta nel cuore da sempre, che non perdono la loro carica espressiva neppure in un adattamento per un’ altra circostanza. Nella sua ricostruzione, che è stata anche pubblicata in disco, Alexander Grychtolik impiega un organico strumentale limitato e solo nove cantanti di cui quattro eseguono anche le arie solistiche, partendo dal presupposto che la corte di Köthen disponeva di un complesso strumentale estremamente evoluto dal punto di vista tecnico ma non di un ensemble di cantori professionisti. Il risultato era convincente dal punto di vista stilistico anche per la bella prova degli esecutori, tra i quali abbiamo riascoltato con piacere la bella voce di basso messa in mostra da Stephan MacLeod, che lo scorso anno si era esibito qui alla Musikfest insieme al complesso vocale e strumentale ginevrino Gli Angeli Genève di cui è fondatore e direttore. Nel complesso un concerto di livello davvero notevole, che il pubblico ha dimostrato di apprezzare e che ha concluso in maniera adeguata questi magnifici cinque giorni di ascolti bachiani.

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