Festspielhaus Baden-Baden – Eugen Onegin

Foto ©Andrea Kremper

Come ogni anno, la stagione del Festspielhaus Baden-Baden si è conclusa con la tradizionale visita dei complessi del Teatro Mariinsky di St. Petersburg. Il rapporto tra le due istituzioni dura sin dalla fondazione del teatro, che fu inaugurato il 18 aprile 1998 proprio con un concerto della Mariinsky Orchestra diretto da Valery Gergiev. Il sessantaquattrenne maestro moscovita ha sempre mantenuto stretti legami con il Festspielhaus, nel cui comitato artistico occupa un posto sin dagli inizi dell’ attività, e nel corso degli anni ha presentato al pubblico di Baden-Baden alcune tra le migliori produzioni del Mariinsky, teatro che sotto la sua direzione ha raggiunto un posto di primissimo piano a livello mondiale. Quest’ anno, oltre ai soliti concerti sinfonici, Gergiev ha portato in Germania l’ allestimento di Eugen Onegin presentato per la prima volta a St. Petersburg nel 2014 e come di consueto affidato per la parte scenica ad Alexei Stepanjuk, regista pietroburghese che dal 1993 collabora col Mariinsky dove ha allestito, oltre a diversi titoli del repertorio internazionale, quasi tutte le grandi opere del teatro lirico russo. Come per la Pikovaja Dama vista qui nel 2015, lo stile della messinscena era un esempio tipico di quella contaminazione tra stile teatrale russo ed elementi occidentali che da sempre caratterizza molti spettacoli del teatro di Sankt Petersburg. Anche in questo caso si trattava di una bella regia, molto elegante e ammirevole per leggibilità, compostezza e bellezza classica delle immagini sceniche. Il dispositivo scenico ideato da Alexander Orlov consistente in un impianto fisso con pochi elementi essenziali a creare i vari ambienti, gli stupendi costumi creati da Irina Cherednikova, ammirevoli per buon gusto e ricchezza decorativa e le magnifiche luci di Alexander Sivaev contribuivano a formare uno spettacolo attraente e raffinato pur nella essenzialità della concezione, davvero efficace nel rendere tutte le sfumature drammatiche della vicenda, che da questa lettura scenica è uscita evidenziata al meglio sotto ogni punto di vista.

Foto ©Andrea Kremper

Per quanto riguarda la parte musicale, i complessi del Mariinsky hanno confermato il loro livello di assoluta eccellenza con una stupenda prestazione di orchestra e coro, ma sinceramente mi aspettavo di più dalla direzione. Dopo la fantastica prova nella Pikovaja Dama, l’ interpretazione di Valery Gergiev questa volta mi è sembrata fredda e carente di tensione teatrale in molte scene. In particolare, ho avvertito una certa carenza di slancio e passionalità nella scena della lettera e nel primo quadro del secondo atto. Niente di censurabile, ma non la lettura di riferimento che ci poteva legittimamente attendere da un direttore di altissima classe come Valery Gergiev, che da anni è considerato interprete paradigmatico in questo repertorio. Bisogna però aggiungere che il maestro moscovita è apparso chiaramente impegnato nello sforzo di sostenere prima di tutto un cast che, pur nella sua omogeneità di insieme, non è sembrato all’ altezza delle esigenze richieste dai ruoli principali. Largamente insufficiente il Gremin di Mikhail Petrenko, che ha esibito il solito vocione ingolato, artificialmente scurito e ingestibile tipico in tutti i bassi russi delle ultime generazioni, che anche timbricamente sono indistinguibili l’ uno dall’ altro. Tra gli altri elementi del cast da me ascoltato alla seconda recita, interessante mi è sembrato l’ Onegin di Roman Burdenko, già ascoltato come Tomsky in Pikovaja Dama e dotato di una voce robusta oltre che manovrata con discreta sicurezza. Buona anche la prova del mezzosoprano Yekaterina Sergeieva come Olga, anche lei dotata di un bel colore timbrico e ampiezza sonora. Tra le parti di fianco, prove positive hanno offerto Elena Vitman come Filipevna e Andrei Zorin come Triquet.

Foto ©Andrea Kremper

Non all’ altezza della situazione, al contrario, gli interpreti dei ruoli di Tatjana e Lenski. Il giovane soprano Yekaterina Goncharova ha una voce di colore molto chiaro, abbastanza limitata nel volume e piuttosto priva di punta in alto, tanto da risultare incerta in molti punti nella scena della lettera e nel duetto finale nonstante la grande cura impiegata da Gergiev nel calibrare l’ intensità del suono orchestrale in rapporto alle voci. Stesso discorso, più o meno, per il tenore Evgeny Akhmedov che ha una voce di tenore leggero abbastanza gradevole ma chiaramente non adeguata alla tessitura della parte di Lenski. Il problema di quasi tutte le voci russe di ultima generazione è costituito sicuramente dalla scarsa rifinitura tecnica e negli ultimi anni abbiamo avuto diversi esempi di cantanti che hanno avuto una carriera breve proprio a motivo di problemi vocali insorti dopo pochi anni a causa dell’ insicurezza nella gestione dello strumento. Sotot questo punto di vista, lo spettacolo di Baden-Baden costituiva una ennesima dimostrazione di quanto ho appena esposto. Forse proprio a causa della prestazione vocale complessivamente non eccelsa il successo dello spettacolo è stato cordiale, ma senza quelle punte di entusiasmo che siamo abituati a riscontrare nelle produzioni dirette da Gergiev.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...