SWR Symphonieorchester – Abo-Konzert 10

Foto ©swrclassic.de

Con una splendida esecuzione della Seconda Sinfonia di Mahler, la SWR Symphonieorchester ha concluso la stagione dei concerti in abbonamento alla Liederhalle. Due esauriti e un successo di pubblico assolutamente trionfale hanno giustamente premiato la qualità davvero elevata della prestazione fornita dal complesso sotto la guida di Christoph Eschenbach, che in questa prima stagione della nuova orchestra ha diretto tre programmi qui a Stuttgart e complessivamente diciotto concerti guidando la formazione in due tournées all’ estero. In pratica, il ruolo svolto dal settantasettenne maestro originario di Breslau è stato quello di un direttore musicale ad interim e sotto la sua guida l’ orchestra ha maturato esperienze sicuramente preziose per un complesso alla sua prima stagione ufficiale. Eschenbach è sicuramente tra i direttori che per temperamento, formazione culturale e bagaglio tecnico possiedono tutti i requisiti necessari a interpretare Mahler in maniera completa e le Sinfonie del compositore boemo sono sempre state costantemente presenti nei suoi programmi durante le sue direzioni stabili a Washington, Houston, Parigi e Philadelphia. Nei suoi concerti in questa stagione, Eschenbach aveva finora diretto la Prima e la Quinta Sinfonia con esiti unanimemente lodati dalla critica tedesca e da quella internazionale durante le tournées. Questa interpretazione della Sinfonia in do minore Auferstehung ha confermato la statura interpretativa di un direttore che senza alcun dubbio va annoverato fra i più grandi e profondi interpreti mahleriani della nostra epoca.

Christoph Eschenbach ringrazia l’ orchestra al termine della prova generale. Foto ©swrclassic/FB

Come avevo avuto modo di notare recensendo l’ esecuzione della Prima Sinfonia, la concezione interpretativa di Eschenbach si caratterizza soprattutto per un’ estrema finezza nella realizzazione dei dettagli e una paletta timbrica raffinata. Quello del direttore slesiano è un Mahler decisamente rivisitato in chiave novecentesca, con una sottolineatura minuziosa di tutti i punti nei quali l’ autore vuole forzare decisamente le regole dell’ armonia tradizionale. A partire dalle prime battute, con le figure degli archi bassi eseguite in modo veramente wild (selvaggio) come prescritto nella partitura, Eschenbach imposta il movimento iniziale in un clima di angosciosa tragicità nella quale le laceranti esplosioni sonore della sezione centrale risultano essere climax di una progressiva tensione drammatica graduata in maniera pressochè perfetta. Splendido in particolare per drammaticità l’ episodio conclusivo dello sviluppo, con ottoni formidabili per squillo, intonazione e purezza di suono fino al rallentando finale, che culmina nell’ esplosione a piena orchestra prima dell’ ingresso dei bassi che riespongono il tema iniziale, fraseggiato con una perfetta carica drammatica e senza mai cedere a esagerazioni retoriche. La conclusione, con le sue splendenti sonorità dei fortissimo e la perfetta cura analitica delle ultime battute, è stata senz’ altro uno dei momenti migliori di questa esecuzione. La SWR Symphonieorchester ha realizzato splendidamente le intenzioni del podio, suonando con una compattezza e precisione assolutamente impeccabili. Eccellente anche la nobiltà di canto del fraseggio nel secondo movimento, che Eschenbach ha tenuto tutto su tinte morbide e trasparenti prima di passare a uno Scherzo nel quale io ho trovato estremamente apprezzabile la pungente vivacità ritmica, il tono di rilassato umorismo e l’ estrema cura nelle variazioni sul motivo del celebre Lied “Des Antonius von Padua Fischpredigt” su cui tutta la pagina è costruita.

Foto ©swrclassic.de

Ma il vero punto culminante dell’ interpretazione di Eschenbach stava nei due movimenti conclusivi, esaltati dalla partecipazione di due complessi corali di altissimo livello come lo SWR Vokalensemble e il Chor des Bayerischen Rundfunks preparati da Peter Dijkstra oltre che da due ottime voci soliste. Il mezzosoprano Gerhild Romberger, che in questi ultimi anni si è costruita una solida reputazione come liederista e interprete del repertorio concertistico in collaborazione con quasi tutte le grandi orchestre internazionali, ha cantato in maniera commossa e partecipe il Lied “Urlicht” mettendo in mostra un timbro vellutato e caldo, ricco di attraenti screziature brunite. Senza soluzione di continuità, il fulminante attacco del movimento finale e la grandiosa atmosfera drammatica conferita da Eschenbach al motivo del Dies Irae costituivano i punti da cui si sviluppava un perfetto accumularsi della tensione tramite sonorità sempre tenute su un tono di serrato e severo splendore sinfonico in tutta la parte iniziale, il Wild herausfahrend (Prorompendo selvaggiamente), in fa minore e poi mi bemolle maggiore, che da solo occupa oltre i due quinti dell’ intera Sinfonia. Eschenbach marca con energia la ritmica del corteo sulla melodia del “Dies Irae”, sempre in maniera incisiva ed efficace nella sua serrata logica d’ insieme. La dolcezza trasognata con cui Christiane Karg, trentaseienne soprano originaria della Franken che in questi ultimi anni si è segnalata come una tra le voci più dotate della giovane generazione, ha intonato le parole “Unsterblich Leben wird, der dich rief, dir geben” sullo stupendo pianissimo del coro, il suo splendido assolo “Hast nicht umsonst gelebt, gelitten!” e il dialogo successivo con la splendida voce della Romberger si integravano alla perfezione con la raffinatissima atmosfera timbrica creata da Eschenbach che gradualmente conduceva a un finale grandioso e appassionato. La forza espressiva e la chiarezza dei piani sonori nell’ inno finale, reso in maniera assolutamente esaltante, siglavano splendidamente quella che posso definire senz’ altro come una tra le migliori esecuzioni della Seconda di Mahler tra quelle che io ho ascoltato negli ultimi anni. Un concerto davvero di altissimo livello, da annoverare senza alcun dubbio tra le cose migliori ascoltate quest’ anno qui a Stuttgart e che ha confermato una volta di più la statura artistica di un direttore come Christoph Eschenbach, assolutamente uno tra i più grandi del nostro tempo.

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