Staatsorchester Stuttgart – “Utopie! Egmont-Echos”

Un’ immagine della prova generale. Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

La Staatsorchester Stuttgart ha concluso la sua stagione sinfonica, come sempre caratterizzata da una grande intelligenza e originalitá nell’ impaginazione dei programmi oltre che dal livello qualitativo di un complesso che da tempo occupa una posizione di assoluto rilevo nel panorama delle formazioni strumentali tedesche. Per l’ ultimo concerto alla Liederhalle la scelta di Sylvain Cambreling è stata quella di presentare le musiche di scena composte nel 1810 da Beethoven per Egmont, la tragedia di Goethe dedicata alla vicenda del condottiero fiammingo che sacrificò la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria in occasione della repressione attuata dalle truppe spagnole guidate dal Duca d’ Alba nel 1568. Il dramma goethiano, composto tra il 1785 e il 1787 e rappresentato per la prima volta a Mainz due anni dopo, divenne rapidamente popolarissimo nel mondo tedesco e Beethoven accettò di comporre le musiche di scena per la ripresa al Burgtheater rinunciando addirittura a un compenso. La rappresentazione, tenutasi il 15 giugno 1810, ottenne un enorme successo di pubblico dovuto senz’ altro anche alla situazione storica. Vienna era infatti in quel periodo occupata dalle truppe napoleoniche e la partecipazione di Beethoven al progetto diede modo al compositore di riaffermare una volta di più i suoi ideali libertari. Dei dieci brani che il compositore scrisse come musica di scena, solo l’ Ouverture entrò subito nel repertorio corrente e divenne una tra le pagine sinfoniche più popolari in assoluto. Con la progressiva decadenza dell’ uso di rappresentare il testo insieme all’ accompagnamento musicale, i rimanenti pezzi del ciclo vennero eseguiti sempre più raramente. Al Koniglicher Hoftheater di Stuttgart la tradizione si mantenne più a lungo anche nel nostro secolo, con almeno tre allestimenti documentati tra il 1914 e il 1936. In Italia è rimasta celebre la messinscena di Visconti al Maggio Musicale Fiorentino del 1967 nella traduzione tedesca del testo firmata da Fedele D’ Amico, con Gianandrea Gavazzeni a dirigere le musiche beethoveniane e un cast formato tra gli altri da Romolo Valli, Giorgio De Lullo e Ottavia Piccolo.

Per questa esecuzione delle musiche di scena beethoveniane, Sylvain Cambreling ha scelto di omettere il primo interludio e di integrare la partitura con brani recitati, secondo un uso già praticato nelle non frequenti esecuzioni del ciclo integrale, oltre che con alcuni Lieder di Gustav Mahler e Wolfgang Rihm. Per i testi è stata scelta una selezione di poesie dello scrittore palestinese Mahmud Darwisch, recitati con grande concentrazione espressiva dall’ attore austriaco Wolfgang Michelek. Il risultato complessivo era senz’ altro molto interessante e l’ atmosfera espressiva di Lieder come Der Tambours’g Sell, Revelge e Lied des Verfolgten in Turm, nei quali Mahler utilizza le poesie popolari tratte dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn per descrivere i sentimenti di angoscia popolare suscitati dalla tragedia della guerra, si integrava perfettamente nell’ atmosfera d’ insieme ulteriormente potenziata dall’ esecuzione di Ernster Gesang Mit Lied, splendida pagina sinfonico-vocale di Wolfgang Rihm composta nel 1997 su commissione di Wolfgang Sawallisch e della Philadelphia Orchestra, la cui cupa atmosfera tragica preparava al meglio l’ esplosione entusiastica della Siegessinfonie che conclude il ciclo beethoveniano riprendendo le pagine finali dell’ Ouverture.

Per quanto riguarda l’ esecuzione, Sylvain Cambreling ci ha presentato un ulteriore esempio del suo Beethoven asciutto, nervoso e mobile nella scansione ritmica e assolutamente privo di eccessi retorici, splendidamente assecondato dalla Staatsorchester Stuttgart che ha messo in mostra una sezione archi eccellente per precisione e ampiezza di cavata, soprattutto nelle battute iniziali dell’ Ouverture, e ottoni impeccabili per proiezione, squillo e forza di penetrazione. Il giovane soprano lipsiense Josefin Feiler, che in questa stagione ha confermato ottime potenzialità segnalandosi come una tra le migliori giovani cantanti nell’ ensemble della Staatsoper, ha eseguito con pulizia vocale e buona varietà di accento i due Lieder di Klärchen. Bravo anche Shigeo Ishino, il baritono giapponese che da anni è uno tra i migliori elementu della compagnia e che anche in questa occasione ha messo in evidenza la robustezza della sua voce e una lodevole intensità espressiva nel fraseggio. Successo vivissimo per una serata davvero molto interessante.

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Un pensiero su “Staatsorchester Stuttgart – “Utopie! Egmont-Echos”

  1. Das ist sehr schön ausgedrückt: “assolutamente privo di eccessi retorici” 🙂 Ich höre zu Hause gerade die Rigoletto-Aufnahme mit Ettore Bastianini, da würde Ihre Formulierung auch sehr gut passen.

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