“Bonaldo Giaiotti – La voce del Friuli” di Rino Alessi

Il giornalista triestino Rino Alessi, ottimo conoscitore di voci e mio buon amico personale, dedica una gran parte della sua attività alla divulgazione di grandi figure artistiche non adeguatamente valorizzate da gran parte della critica ufficiale. Dopo la bella monografia su Giuseppe Patané, esce in questi giorni il suo ultimo volume su Bonaldo Giaiotti, il grande basso friulano che da poco ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno. Nato a Ziracco, in provincia di Udine, esordiente a soli 23 anni di età e quasi subito portato da Rudolf Bing sulle scene del Metropolitan di New York nella cui compagnia sarebbe rimasto per ventinove anni partecipando a 414 recite, Bonaldo Giaiotti è stato senza alcun dubbio l’ ultimo grande basso di scuola italiana erede di una tradizione che nel nostro secolo ha avuto i suoi esponenti più illustri in Nazzareno De Angelis, Ezio Pinza, Tancredi Pasero e Cesare Siepi. La bellezza di una voce pastosa, morbida e densa nel timbro, la proiezione e omogeneità sonora frutto di una tecnica basata sui solidi principi della vecchia scuola italiana, l’ autorevolezza del fraseggio lo rendevano interprete ideale di tutti i grandi ruoli verdiani scritti per la corda di basso. Tutto questo io posso testimoniarlo direttamente, avendo avuto modo di ascoltare Giaiotti dal vivo in moltissime occasioni fin dalla mia adolescenza. Allo stesso modo di altri artisti come Renato Bruson e Maria Chiara, Giaiotti era infatti un cantante che oltre al giro dei grandi teatri praticava volentieri anche i palcoscenici di provincia ed era pressoché di casa nelle stagioni estive dell’ Arena di Verona, della Rocca Brancaleone di Ravenna e dello Sferisterio di Macerata. Lo sentii per la prima volta in teatro nel 1971 appunto all’ Arena, in quella che fu la mia prima Aida vista nell’ anfiteatro veronese, come Ramfis in un cast di quelli assolutamente impensabili al giorno d’ oggi formato, oltre che da lui, da Martina Arroyo, Fiorenza Cossotto, Carlo Bergonzi e Giampiero Mastromei. Pochi giorni dopo tornai a Verona per riascoltarlo come Zaccaria nel Nabucco insieme al grandissimo Cornell MacNeil e a Luisa Maragliano, altra grande voce oggi pressoché sconosciuta ai più. Proprio in questi due ruoli, da me successivamente riascoltati decine di volte nei teatri italiani, Bonaldo Giaiotti ha dato a mio avviso le interpretazioni più complete in assoluto degli ultimi decenni per l’ autorevolezza del canto e di un fraseggio che l’ ascoltatore riconosceva immediatamente come “giusto” e perfettamente verdiano nel rilievo conferito alla parola scenica.

Quello che forse in parte mancava al basso friulano era il talento scenico e l’ istrionismo attoriale di artisti come Nicolai Ghiaurov o Ruggero Raimondi, che a quell’ epoca erano infatti i bassi quasi sempre presenti nelle incisioni delle grandi case discografiche. Forse è questo il motivo per cui Giaiotti non è rappresentato in maniera pari al suo valore nelle registrazioni ufficiali, anche se il cantante udinese ci ha lasciato ugualmente alcune splendide testimonianze in questo campo come ad esempio il Conte Walter nella Luisa Miller DECCA con Montserrat Caballè, Luciano Pavarotti, Sherrill Milnes e la direzione di Peter Maag, il ruolo di Ferrando nel Trovatore della RCA diretto da Zubin Mehta con Leontyne Price, Fiorenza Cossotto, Placido Domingo e Sherrill Milnes, il Padre Guardiano nella Forza del Destino incisa da James Levine nel 1976 sempre per la RCA e con i medesimi protagonisti, Timur nella Turandot pubblicata nel 1966 dalla EMI con Birgit Nilsson, Franco Corelli e Renata Scotto, oltre alla bella videoregistrazione dei Vespri Siciliani bolognesi diretti nel 1986 dall’ allora giovanissimo Riccardo Chailly con un cast che accanto a Giaiotti come Giovanni da Procida presentava Susan Dunn, il compianto Veriano Luchetti e Leo Nucci negli altri ruoli principali. Non posso fare a meno di citare qui anche la splendida caratterizzazione drammatica conferita da Giaiotti al ruolo di Alvise Badoero nella Gioconda, interpretato più volte al Metropolitan accanto a Renata Tebaldi e che io ascoltai dal vivo nel 1980, sempre all’ Arena con quello che fu uno dei più grandi cast mai da me visti e sentiti in teatro, formato da Ghena Dimitrova, Maria Luisa Nave, Luciano Pavarotti e Piero Cappuccilli. Oggi è pressoché impensabile assistere a recite di tale livello e il miglior complimento che io possa fare a Bonaldo Giaiotti in queste righe è il testimoniare la sua capacità di tenere degnamente testa sulla scena a simili giganti della storia operistica.

Nel volume di Rino Alessi, arricchito tra le altre cose da una bellissima documentazione fotografica, è Bonaldo Giaiotti stesso, oggi ancora attivo nel mondo dell’ opera come appassionato insegnante, a raccontare le sue vicende biografiche. Seguono poi diverse testimonianze di colleghi che hanno lavorato insieme a lui, di giovani cantanti che da lui hanno ricevuto insegnamenti e impulsi artistici e di amici personali. Una dettagliata analisi delle incisioni ufficiali e dal vivo completa il ritratto biografico insieme a una cronologia completa delle recite cantate da Giaiotti in tutta la sua carriera. In complesso, un lavoro di eccellente livello la cui lettura è da consigliare a tutti gli appassionati d’ opera e che rappresenta un giusto omaggio a una voce che non va assolutamente dimenticata. Mi spiace per quelli che non ammettono confronti col passato ma il pubblico teatrale di oggi, sempre disposto a gratuite standing ovations molto spesso rivolte ai mediocri, dovrebbe tenere molto più presente il ricordo e soprattutto l’ esempio di voci come quella di Bonaldo Giaiotti. Una rinascita del teatro d’ opera è possibile solo a questa condizione. In questo senso, l’ impegno divulgativo di Rino Alessi è sicuramente più che lodevole e io spero che il libro abbia la diffusione che merita.

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3 pensieri su ““Bonaldo Giaiotti – La voce del Friuli” di Rino Alessi

  1. Un cantante ed un artista indimenticabile anche nei miei inizi operistiche al Liceu di Barcellona, dove il gran Giaiotti, cantavo d’abitudine

  2. A quanto pare abbiamo in comune il debutto nell’Aida: anche io cominciai con quella del 1971 a Verona con Arroyo e Bergonzi ma, la mia sera, Maria Luisa Nave come Amneris. Che tempi, a pensarci!…

    • Eh, sí. L’ anno dopo io vidi l’ Ernani con Corelli, Cappuccilli e Raimondi. Poi Un Ballo in maschera, con il secondo cast nel quale Riccardo era Richard Tucker

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