Staatsorchester Stuttgart – “Zerrissener Wanderer”

Gidon Kremer. Foto ©dpa

Per il sesto appuntamento con la stagione sinfonica della Staatsorchester Stuttgart, il programma scelto da Sylvain Cambreling proponeva musiche di autori russi accomunate dal tema del vagabondaggio errante. Il titolo Zerrissener Wanderer, che letteralmente significa “Viandante strappato” si può infatti tradurre anche come “Il misero ramingo”. La definizione si adatta perfettamente al Manfred di Tschaikowsky, fantasis sinfonica in quattro movimenti ispirata all’ omonimo poema dialogato in versi sciolti scritto nel 1847 da Lord Byron, ma anche al Concerto per violino e orchestra di Victor Kissine che l’ autore ha composto nel 2012 dedicandolo a Gidon Kremer, artista che ha alla spalle una lunga e sofferta storia di dissidente durante il regime sovietico che lo portò nel 1973 a lasciare per sempre la sua patria. Da anni Kremer è unanimemente considerato una vera e propria leggenda vivente tra i virtuosi dell’ archetto e in questa occasione, a tre anni di distanza dalla sua ultima esibizione qui da noi, la Statsorchester Stuttgart ha voluto invitarlo ad eseguire la parte solistica del lavoro da lui suonato in prima esecuzione assoluta  nel dicembre 2012 al Palais des Beaux-Arts of Brussels, sotto la direzione di Andrey Boreyko.

Il mio primo ricordo di Gidon Kremer risale agli anni Settanta, quando venni in possesso di uno dei suoi primi dischi diffusi in Occidente, quello del Concerto di Brahms inciso con Karajan e i Berliner Philharmoniker per la EMI. Un’ esecuzione che mi impressionò profondamente per la forza espressiva dell’ interpretazione e l’ originalità di molte soluzioni esecutive. Un aspetto, questo, che da allora mi ha fatto sempre seguire con interesse le interpretazioni di Kremer, tutte caratterizzate da un approccio anticonvenzionale e approfondito. Le eccezionali qualità strumentali e la personalità carismatica del grande violinista di Riga ne hanno fatto uno degli interpreti più significativi degli ultimi decenni. Oggi Kremer ha quasi del tutto abbandonato il grande repertorio solistico romantico per concentrarsi sulla musica d’ insieme e sulla letteratura russa del secondo Novecento, che ha contribuito in maniera determinante a sviluppare tramite i numerosi lavori scritti per lui da compositori come Sofia Gubajdulina,  Alfred Schnittke e appunto Victor Kissine, autore che fin dal 2001 collabora intensamente con lui e con la Kremerata Baltica, l’ orchestra d’archi della quale il virtuoso di Riga è fondatore e direttore artistico.

Il Concerto per violino del compositore pietroburghese, anche lui emigrato in Occidente nel 1990, è una partitura estremamente interessante all’ ascolto per la finezza della scrittura strumentale e le atmosfere sonore di raffinata espressività. La partitira si sviluppa a partire dalle prime 15 battute esposte dal violino solista senza accompagnamento, basate sulle note SOL-DO-REb suonate sulla quarta corda. Da questa cellula tematica, quasi una sorta di monologo interiore, prende vita una costruzione formale tutta giocata su insistite simmetrie e riesposizioni cicliche della callula iniziale in un continuo scambio di motivi e timbri tra l’ orchestra e la parte solistica, che contiene diversi passaggio di virtuosismo abbastanza spinto. Logicamente, Kremer suona il Concerto di Kissine con la naturalezza espressiva di chi si esprime nella lingua materna, traendo sonorità ambrate e colori variegati dal violino Amati del 1641, che utilizza in concerto dal 2006. Arrivato alla soglia dei settant’ anni, il virtuosi di Riga ha conservato pressochè intatti i suoi splendidi mezzi tecnici e la perfeziona assoluta nell’ intonazione, che in un brano di questo tipo impressionava per la precisione assolutamente millimetrica negli attacchi e negli intervalli. Un’ interpretazione avvincente per la perfetta costruzione drammatica e il progressivo accumulo della tensione emotiva, magnificamente assecondata dalla direzione di Cambreling e culminata nella spettacolare resa della parte finale, che aveva il tono di un’ autentica apoteosi virtuosistica. Il pubblico della Liederhalle ha tributato un applauso interminabile a Gidon Gremer e a Victor Kissine, presente in sala e anche lui festeggiatissimo. Come fuori programma, Kremer ci ha fatto ascoltare un’ esecuzione intensissima di tre brevi melodie per violino solo di Mieczyslaw Weinberg.

Nella seconda parte, Sylvain Cambreling e la Staatsorchester Stuttgart hanno proposto una pregevole interpretazione del Manfred op. 58 di Tschaikowsky. Confesso di non aver mai nutrito un eccessivo apprezzamento per questa partitura, che pur contenendo pagine pregevoli soprattutto per quanto riguarda una tecnica di strumentazione senza dubbio assai evoluta, mi è sempre apparsa sovraccarica dal punto di vista espressivo e piena di enfasi retorica nel tono. Sylvain Cambreling è comunque riuscito a nobilitarla tramite scelte esecutive perfettamente centrate per quanto riguarda la tensione narrativa e la profilatura delle linee melodiche, evitando accuratamente di accentuare troppo i tempi e le sonorità in tutti quei passaggi dove il rischio di cadere nel kitsch è assai elevato. Un’ interpretazione logica e convincente nella sua coerenza di fondo, che è riuscita assai bene nel non facile compito di evidenziare i caratteri migliori di una musica comunque non priva di aspetti coinvolgenti. Merito anche dell’ ottima prova fornita dalla Staatsorchester Stuttgart, che ha realizzato perfettamente tutte le indicazioni di Cambreling suonando con intensa partecipazione e in modo tecnicamente inappuntabile. Successo vivissimo, con applausi intensi e prolungati anche alla conclusione.

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5 pensieri su “Staatsorchester Stuttgart – “Zerrissener Wanderer”

  1. Ja, Kremer ist einer der besten. Sein Engagement für die neue und zeitgenössische Musik ist bewundernswert. Victor Kissine kannte ich gar nicht. Mieczyslaw Weinberg scheint einer der Komponisten zu sein, die gerade wiederentdeckt werden.

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