SWR Symphonieorchester – Abo-Konzert 8

Foto ©swrclassic.de

Nella giornata precedente l’ ottavo concerto della stagione in abbonamento alla Liederhalle, il management della SWR Symphonieorchester ha presentato alla stampa il programma della stagione 2017/18 che comprenderà in tutto 84 concerti con programmi che spaziano dal repertorio classico a quello contemporaneo, con dieci prime esecuzioni assolute. L’ inizio dell’ attività ufficiale sarà preceduto dal debutto del complesso alla Musikfest Berlin, la prima tra le numerose serate delle tournées che porteranno la SWR Symphonieorchester a esibirsi in quattordici città tedesche e in due viaggi all’ estero che toccheranno Belgio, Inghilterra, Austria e Lussemburgo. Nei tre cicli in abbonamento a Stuttgart, Freiburg e Mannheim si alterneranno sul podio bacchette di prestigio come David Zinman, Cristoph Eschenbach, Sir Roger Norrington, Osmo Vänskä, Thomas Søndergård, Ingo Metzmacher e Herbert Blomstedt insieme ad alcuni tra i migliori talenti direttoriali della giovane generazione come Omer Meil Wellber, Lorenzo Viotti, Andris Poga, Robert Trevino, Ben Gernon e Aziz Shokhakimov. Teodor Currentzis, da poc nominato Chefdirigent a partire dalla stagione 2018/19, farà il suo esordio con l’ orchestra dirigendo la Nona Sinfonia di Bruckner con il finale ricostruito. Le Sinfonie bruckneriane costituiranno il focus della stagione insieme ai lavori di Bernd Alois Zimmermann, autore di cui il prossimo anno si celebrerà il centesimo anniversario della nascita. L’ elenco dei solisti, oltre a Gil Shaham che sarà Artist in Residence tenendo diciotto concerti, comprende nomi prestigiosi come quelli di Julia Fischer, Mischa Maisky, Jörg Widmann, Nicolas Hodges, Dimitri Masleev oltre a giovani talenti emergenti come Francesco Piemontesi, Cristopher Park e Kian Sultani. Come sempre intensissima sarà l’ attività dedicata ai ragazzi delle scuole, con numerosi progetti speciali e il consueto ciclo dei Mittagskonzerte. Nel complesso, un cartellone di livello decisamente elevato che conferma il ruolo di primo piano svolto in questi ultimi anni dalla SWR nel campo culturale e in quello educativo.

Il giorno seguente David Zinman, a cui sarà affidato il concerto inaugurale della prossima stagione, ha esordito sul podio della SWR Symphonieorchester dirigendo la Sesta Sinfonia di Mahler. L’ ottantunenne maestro newyorkese, formatosi alla University of Minnesota e poi da assistente di una leggenda del podio come Pierre Monteux, si è costruito una reputazione internazionale soprattutto tramite i suoi diciannove anni di lavoro come Chefdirigent della Tonhalle Orchester Zürich con la quale ha effettuato numerose incisioni discografiche tra le quali spiccano le integrali sinfoniche di Beethoven, prima incisione completa eseguita nell’ edizione critica di Jonathan del Mar, e di Gustav Mahler. Il ciclo mahleriano registrato per la Sony / RCA Red Seal ha ricevuto consensi unanimi da parte della critica internazionale per l’ originalità dell’ impostazione interpretativa che ha fatto collocare questa incisione tra le migliori pubblicate negli ultimi anni.

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Per quanto mi riguarda, conosco e apprezzo da anni le incisioni beethoveniane di Zinman ma finora non avevo molto approfondito le sue interpretazioni di Mahler e quindi sono andato al concerto con grande curiosità. La Sesta Sinfonia del compositore boemo è una delle sue partiture più conosciute e che fin dal suo apparire ricevette apprezzamenti entusiastici come quello di Alban Berg, che ebbe a definirla “l’ unica Sesta, nonostante la Pastorale”. Un lavoro di grande complessità strutturale, come ebbe ad affermare il musicista stesso in una lettera scritta al suo biografo Richard Specht durante la composizione:

La mia Sesta proporrà enigmi la soluzione dei quali potrà essere tentata solo da una generazione che abbia fatto proprie e assimilato le mie prime cinque Sinfonie.

Sul carattere autobiografico della Sesta si è detto e scritto molto, a partire dal racconto a tinte forti della preparazione e della prima esecuzione (avvenuta ad Essen il 27 maggio 1906) tracciato da Alma Mahler nel suo volume autobiografico. I massimi studiosi mahleriani hanno poi ricondotto la questione nei suoi giusti termini e ricomposto un quadro forse meno fiorito e sensazionale ma certamente più credibile, giungendo però a conclusioni opposte riguardo alla valutazione del lavoro. Si tratta comunque di una partitura che pone grossi problemi dal punto di vista tecnico e per un’ orchestra costituisce una sfida ardua da superare senza intoppi. La SWR Symphonieorchester ha dato una magnifica prova di compattezza, precisione e virtuosismo mettendo in mostra una splendida qualità di suono e un virtuosismo ammirevole da parte di una sezione fiati dal timbro luminoso e di archi ammirevoli per omogeneità e precisione di cavata. David Zinman ha impostato l’ esecuzione con un approccio decisamente asciutto e antiretorico. Il primo movimento è apparso leggermente attenuato nella drammaticità a favore di una scrupolosa evidenziazione analitica della struttura, con le varie esposizioni delle sei note formanti il tema del destino scandite con la massima incisività e il celebre Tema di Alma esposto con una cantabilità essenziale. Il serrato, severo splendore sinfonico che è la caratteristica basilare nella concezione interpretativa di Zinman si evidenzia in una progressione drammatica che si carica gradualmente fino al tono quasi parossistico delle battute conclusive. Il direttore newyorkese ha scelto di eseguire l’ Andante come secondo movimento, seguendo l’ idea venuta a Mahler dopo la prova generale della prima esecuzione assoluta ad Essen. Anche qui, da apprezzare la cantabilità asciutta e severa e l’ estrema pulizia della lettura, oltre all’ accuratezza nella realizzazione di tutte le complesse dinamiche del brano, da parte di un’ orchestra al massimo della forma. Nello Scherzo, David Zinman ha scelto un tono più burlesco che sarcastico, accentuando molto bene tutte le complesse soluzioni ritmiche e realizzando con cura la delicata atmosfera del Trio in fa maggiore, un grazioso intermezzo in tempo meno mosso che Mahler, quasi a voler sottolineare lo stacco, chiama “Altväterisch”, ossia “alla maniera antica dei patriarchi”.

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Lucidissima, di grande analiticità, la lettura del grandioso Finale, condotto da Zinman con un’ attenzione scrupolosa nella resa delle complesse strutture architettoniche di questa colossale pagina che, con le sue 828 battute e i quasi trenta minuti di durata, costituisce il brano sinfonico più monumentale e articolato di tutta la produzione mahleriana. Anche qui il direttore americano sceglie deliberatamente di caricare il tono drammatico in maniera graduale, dando il massimo rilievo al Corale degli ottoni che segue le battute iniziali e sottolineando al massimo le reminiscenze tematiche dei movimenti precedenti. Zinman non perde mai di vista il senso complessivo della forma, dosa con sapienza l’ alternarsi delle situazioni espressive e prepara in maniera minuziosa lo sviluppo della tensione che si scarica tutta nelle battute finali culminanti nello schianto disperato dell’ accordo di la minore seguito dal pizzicato degli archi, una conclusione che a me ha sempre ricordato irresistibilmente quella del secondo atto di Tosca. Nel complesso si trattava sicuramente di una lettura caratterizzata da grande coerenza e originalità di concezione, condotta con scrupoloso rigore e magnificamente realizzata da una SWR Symphonieorchester che ha realizzato perfettamente tutte le intenzioni interpretative di David Zinman. Il pubblico ha tributato un grande successo al direttore newyorkese e all’ orchestra, pienamente meritato vista la qualità davvero elevata del concerto.

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