Alice Sara Ott alla Liederhalle

Foto ©Olaf Selchow

Da diversi anni Alice Sara Ott si esibisce regolarmente qui a Stuttgart insieme alle grandi orchestre, ma non aveva più tenuto un recital solistico dopo quello del novembre 2013 che io ho recensito su questo spazio. In questi ultimi anni la ventottenne pianista nativa di München, figlia di un ingegnere civile tedesco e di una pianista giapponese, ha lavorato con artisti di estrazione diversa come il pianista techno Francesco Tristano e il polistrumentista islandese Ólafur Arnalds; inoltre si è dedicata anche ad attività extramusicali firmando una linea di borse in pelle per una nota griffe tedesca e una serie di stickers che la ritraggono in uno stile ispirato ai cartoni animati giapponesi, da scaricare via internet. Da dicembre la Ott sta portando avanti una tournée solistica iniziata in Giappone e proseguita poi in Europa, con un programma che accosta la Sonata in si minore di Liszt a una selezione dei Lyriske stykker (Pezzi lirici) di Grieg contenuta in Wonderland, il suo settimo album inciso per la DG e dedicato interamente al compositore norvegese. La Liederhalle ha ospitato il terzultimo appuntamento della tournée nell’ ambito del ciclo “Meisterpianisten” organizzato dalla SKS Erwin Russ.

I Pezzi Lirici, collezione di 66 brani composto da Grieg tra il 1867 e il 1901 e pubblicati in dieci album, costituiscono un’ affascinante collezione di piccoli ritratti musicali ispirati al mondi fiabesco nordico, non molto di frequente eseguiti in concerto anche se pianisti storici come Walter Gieseking, Sviatoslav Richter ed Emil Gilels ne hanno registrato selezioni abbastanza ampie. Alice Sara Ott li esegue mettendo in mostra tutte le belle qualità musicali che avevo sottolineato recensendo il suo concerto del 2013, ulteriormente maturate e rifinite. La giovane pianista, che da qualche anno sfoggia una pettinatura a caschetto in stile richiamante Louise Brooks, si è presentata in scena indossando lo stesso abito di color giallo chiaro scelto per il video promozionale dell’ album. Nei dodici Pezzi Lirici, più o meno quelli contenuti nel disco a parte un paio di aggiunte, la Ott ha messo in mostra tutto il meglio del suo squisito stile miniaturistico e del suo gusto nella scelta delle dinamiche. Il tocco filigranato, la raffinatezza timbrica e l’ eleganza sopraffina nel sottolineare i ritmi di danza popolare erano i tratti salienti di un’ interpretazione che mi ha pienamente confermato le impressioni positive che avevo ricevuto dall’ ascolto del CD. Splendide in particolare le esecuzioni di Til våren (Alla primavera), attaccato con una sonorità evanescente e condotto evidenziando al massimo la tenera dolcezza della linea melodica, e l’ atmosfera onirica evocata dai timbri preziosi e iridescenti in Notturno e la grazia incantevole del fraseggio, con una millimetrica scansione dei rubati, in Trolltog e in Bryllupsdag på Troldhaugen. Un vero e proprio caleidoscopio di colori raffinatissimi che caratterizzava anche l’ esecuzione della Ballata in sol minore op.24, nella quale la Ott ha abbinato una lettura lucidissima delle variazioni a un suono morbido e perfettamente graduato nel controllo delle sonorità. Sarebbe molto interessante ascoltare il talento miniaturistico di Alice Sara Ott in altri cicli di pezzi brevi come i Lieder ohne Worte di Mendelssohn oppure il Carnaval, le Kinderszenen e le Waldszenen di Schumann se la giovane virtuosa nippo-tedesca deciderà in futuro di ampliare il suo repertorio in questa direzione.

Nel camerino della Liederhalle prima del concerto. Foto ©Alice Sara Ott/FB

Completamente diversa dal punto di vista visuale era l’ atmosfera della seconda parte. Per la Sonata di Liszt la Ott ha scelto un vestito nero formato da un corpetto e da una serie di gonne in tulle sovrapposte, con un’ unica luce che illuminava dall’ alto il pianoforte in una sala totalmente oscurata. La linea portante della sua interpretazione era sicuramente quella di sottolineare al massimo il carattere improvvisativo della Sonata, vista quasi come una giustapposizione di elementi stilistici diversi che contribuiscono a continui cambi di atmosfere. La Ott attacca i Si naturali bassi che aprono il brano con un suono livido e cupo, il primo tema sembra quasi venir fuori da un cielo nuvoloso e l’ atmosfera drammatica si carica lentamente fino ai climax della parte centrale, sfumando poi gradualmente in una conclusione che sembra quasi esprimere un progressivo dissolversi del clima onirico. È un’ idea che la Ott ha maturato ispirandosi all’ incisione di Gyorgy Cziffra, come lei stessa mi ha detto alla fine del concerto. Sicuramente si tratta di una concezione valida, ma in questa esecuzione sembrava mancasse qualcosa. Per spiegarci meglio: Alice Sara Ott suona molto bene, supera di slancio i passi di agilità di forza mettendo in mostra una tecnica completa e un suono  abbastanza potente, ma le manca ancora quel pizzico di follia  e di ebbrezza virtuosistica che sono assolutamente necessari per rendere in pieno certi punti salienti della Sonata in cui il suono deve letteralmente esplodere. Era questa la qualità peculiare del pianismo di Cziffra e la Ott ancora non la possiede pienamente. Il risultato finale, secondo la mia impressione, è quello di un’ esecuzione intelligente, ricca di creatività e di idee non banali ma non completamente rifinita nei particolari. Sono aspetti che si acquisiscono con lo studio e l’ esecuzione frequente del brano in concerto e Alice Sara Ott ha sicuramente la possibilità di maturarle nel corso della sua carriera futura. In ogni caso, la magnifica prova offerta dalla giovane pianista nella prima parte basta e avanza ad assegnare una valutazione ampiamente positiva al concerto. Grande successo con entusiasmo alle stelle dopo la spettacolare esecuzione di I Dovregubbens hall (Nell’ antro del re della montagna), il quarto brano della Suite op. 46 dalla prima Suite del Peer Gynt di Grieg, perfettamente reso dalla Ott nel suo progressivo accelerando fino all’ esplosione scatenata e selvaggia delle battute finali.

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