Osterfestspiele Baden-Baden 2017 – Tosca

Foto ©Monika Rittershaus

L’ Osterfestspiele Baden-Baden, giunto alla sua quinta edizione, presentava quest’ anno come spettacolo operistico una nuova produzione della Tosca affidata alla direzione di Sir Simon Rattle e al regista tedesco Philipp Himmelmann, che al Festspielhaus aveva già messo in scena Così fan tutte, Don Giovanni e Mefistofele. Una serata che ha offerto ben pochi momenti di emozione e in complesso si è rivelata abbastanza deludente per colpa congiunta della direzione, della compagnia di canto e soprattutto della parte scenica. Al di là del grande piacere derivato dall’ ascoltare i Berliner Philharmoniker nell’ esecuzione della parte orchestrale, c’ era infatti ben poco da salvare in una produzione affossata in partenza da una messinscena tanto pretenziosa quanto vuota di contenuti. Come in quelle di molti altri gggeni del moderno Regietheater, la regia di Himmelmann ambienta l’ opera ai nostri tempi, con grande sfoggio di apparecchiature audiovisive e computers, Cavaradossi che al primo atto dipinge con le bombolette spray come i writers di strada, uno Scarpia che guida un gruppo di guardie nerovestite in stile Matrix e con la coda di cavallo, il solito insistito uso dei video che in questi ultimi tempi sembra andare per la maggiore. Il tutto scorre abbastanza mediocremente ma senza grossi problemi fino alla scena dell’ assassinio di Scarpia. Quanto segue merita di essere raccontato in dettaglio. Mentre l’ orchestra suona il preludio dell’ alba romana rimaniamo nello studio di Scarpia, con il Pastorello, giá visto in scena chissà perché durante il primo atto, che esegue lo stornello davanti al proscenio distruggendo in questo modo un effetto di lontananza attentamente calcolato da Puccini.

Foto ©Monika Rittershaus

Cala un velario a forma di grata, già visto nel corso del secondo atto e che qui vorrebbe simboleggiare una prigione, e il duetto tra Tosca e il moribondo Mario Cavaradossi va avanti senza sorprese fino al finale, quando l’ amante di Floria invece che dal plotone di esecuzione viene giustiziato da Sciarrone e Spoletta con quello che sembra essere un Bozenschussgerät, ossia una pistola ad aria compressa di quelle usate nei macelli. Si alza la grata, torniamo nello studio del trucidato Scarpia e Tosca, non potendo ovviamente gettarsi da una terrazza che qui non esiste, strappa la suddetta pistola di mano a Spoletta e si suicida sparandosi un colpo in testa. A parte le critiche di fondo su questa serie di gggenialità, si deve aggiungere che una messinscena di questo tipo richiederebbe un lavoro sulla recitazione degli attori per ottenere una condotta scenica e una mimica gestuale in linea con il concetto di base. Himmelmann, da quanto si è visto, si è completamente disinteressato del problema lasciando i cantanti a vagare per la scena compiendo le consuete mosse da teatro di provincia.

Di solito, quando si assiste a una cosa del genere si cerca conforto nei pregi della parte musicale ma anche da questo punto di vista c’ era ben poco da gustare in questo spettacolo al di là dell’ innegabile piacere offerto dall’ ascoltare i Berliner Philharmoniker impegnati nell’ esecuzione orchestrale. Sir Simon Rattle infatti ha saputo ricavare ben poco da questo prezioso materiale sonoro, in quella che senza mezzi termini si può definire la sua direzione operistica meno felice in questi cinque anni di Osterfestspiele. Nessuna tensione narrativa, totale assenza di passo teatrale, tempi generalmente slentati e scarsissima attenzione al canto in questa interpretazione di cui, al massimo, si può salvare la spettacolare esplosione sonora del “Te Deum” alla fine del primo atto. In questa situazione, la compagnia di canto ha fatto semplicemente quello che poteva. Kristine Opolais, infagottata in un improbabile vestito rosso, ha sciorinato tutta una serie di mosse sceniche da diva del cinema muto. La voce è sonora e dotata di una discreta punta in alto, ma la seconda ottava suona fioca e la cantante in questo settore è costretta ad allargare e sforzare le note per cercare risonanza. Non direi che la tessitura del ruolo di Tosca sia particolarmente adatta ai mezzi della cantante lettone, che nel secondo atto è apparsa vocalmente sotto sforzo, con l’ eccezione di un “Vissi d’ arte” cantato discretamente anche se del tutto privo di emotività. Anche Marcelo Alvarez come Cavaradossi ha esibito i soliti sbracciamenti esagerati da tenore di provincia e la voce, indubbiamente di qualità dal punto di vista timbrico, appare decisamente usurata soprattutto nelle note alte che suonano sforzate e legnose.

Foto ©Monika Rittershaus

Nella recita a cui io ho assistito, Scarpia era impersonato da Marco Vratogna, arrivato a sostituire il titolare improvvisamente ammalatosi. Pur con tutte le attenuanti che si devono concedere a un cantante che si inserisce all’ ultimo momento in una messinscena non provata, va detto che il baritono ligure ha tratteggiato il consueto personaggio fosco, sbraitante e demoniaco travisando in questo modo molti aspetti della parte. Scarpia infatti è un personaggio che in molte scene dovrebbe esprimersi in maniera sfumata, sardonica e raziocinante. È un barone, e un barone siciliano per giunta. Dovrebbe essere il classico aristocratico meridionale dal comportamento freddo, di quelli dai quali non ti salvi se ti prende in odio, ma che le buone e raffinate maniere le conosce e non le dimentica mai. Di tutto questo, dell’ agghiacciante e morbosa perversione interiore che caratterizza il personaggio e solo in certi momenti dovrebbe esplodere in modo apertamente violento, quasi nulla era avvertibile nell’ interpretazione di Vratogna oltretutto espressa da una voce abbastanza dura e ruvida anche se di indubbio volume. Per quanto riguarda le parti di fianco, l’ Angelotti di Alexander Tsymbalyuk esibiva la consueta voce scura, grossa e sorda tipica dei bassi russi delle ultime generazioni. Discreto il Sagrestano di Peter Rose, personaggio particolarmente penalizzato da una regia che lo ficcava a sproposito in scene dove la sua presenza non c’ entrava per niente come nel caso dell’ inizio del terzo atto. Non particolarmente interessanti dal punto di vista vocale lo Spoletta di Peter Tantsis e lo Sciarrone di Douglas Williams. Successo di pubblico assai vivo alla recita in cui ero presente. Le recensioni della stampa tedesca riferiscono però di forti, e per me meritatissimi, dissensi rivolti ai responsabili della parte scenica alla fine della prima.

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4 pensieri su “Osterfestspiele Baden-Baden 2017 – Tosca

    • Mah, la mia impressione è che Simon Rattle non ci credesse proprio, in questa produzione. Comunque, qui in Germania il pubblico protesta sempre più di frequente di fronte a questo tipo di messinscene

  1. […] Eccovi quindi, pari pari fra virgolette, la recensione, per quanto attiene alla regia, dell’amico Mozart2006 (detentore, tra l’altro del copyright sulle tre ggg di gggeniale, con cui ama – ed io l’ho imparato da lui – riferirsi ad un certo tipo di regie e di registi a noi tutti tristemente noti). Per chi desidera leggere la ricca recensione completa, ecco il link: https://mozart2006.wordpress.com/2017/04/17/osterfestspiele-baden-baden-2017-tosca/ […]

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