Staatsorchester Stuttgart – “Trauermarsch und Harfenidyll”

Foto ©Kaapo Kamu

Marcia funebre e idillio di arpe era il titolo dato al quinto concerto sinfonico della Staatsorchester Stuttgart, certamente riferito al primo e quarto movimento della Quinta Sinfonia di Mahler che in questo programma era accostata al Concerto per pianoforte e orchestra op.13 di Benjamin Britten. Oltre al fatto che il compositore britannico era un grande ammiratore della musica mahleriana, le ragioni di questa scelta erano dovute al fatto che il celebre Adagietto della Quinta Sinfonia fu utilizzato da Luchino Visconti nel 1971 come colonna sonora del film Morte a Venezia, la cui trama è presa dalla novella di Thomas Mann che due anni dopo fu utilizzata da Britten per l’ argomento della sua ultima opera, Death in Venice, prossimamente in cartellone alla Staatsoper Stuttgart come quarto nuovo allestimento della stagione. Sul podio per questo appuntamento era Hannu Lintu, quarantanovenne direttore finlandese attualmente Music Director della Ylei Radion sinfoniaorkesteri, l’ orchestra sinfonica della radio di Helsinki, anche lui formatosi alla celebre Sibelius Academy da cui negli ultimi decenni sono uscite bacchette di statura internazionale come Esa-Pekka Salonen, Osmo Vänskä, Jukka-Pekka Saraste, Sakari Oramo e Pietari Inkinen.

Come solista per il Concerto di Britten è stato invitato il quarantasettenne Markus Groh, nativo di Waiblingen e impostosi all’ attenzione del mondo musicale nel 1995 quando fu il primo pianista tedesco a vincere il prestigioso Concours Musical International Reine Elisabeth di Bruxelles. Attivo a livello internazionale sia come solista che in esibizioni con quasi tutte le grandi orchestre sinfoniche, Markus Groh è un personaggio assai poco mediatico che in questi ultimi anni si è fatto apprezzare anche e soprattutto per l’ originalità dei suoi programmi concertistici realizzati in collaborazione con personalità importanti del mondo culturale tedesco come la scrittrice Ulrike Mayröcker e il celebre attore austriaco Klaus Maria Brandauer. Il Concerto di Britten, che il compositore inglese scrisse ed eseguì per la prima volta nel 1938 insieme alla BBC Symphony Orchestra, è una pagina tecnicamente molto impegnativa per il solista e Markus Groh possiede indubbiamente mezzi pianistici di assoluto livello che gli hanno consentito di rendere al meglio tutti i passaggi virtuosisticamente complessi a partire dalla Toccata, nella quale Hannu Lintu ha realizzato in maniera eccellente le sequenze degli archi in pizzicato e la passionalità di certi passaggi orchestrali, proseguendo con una lettura flessibile e ricca di senso ritmico nel Walzer e un Impromptu, brano inserito da Britten nella revisione della partitura operata nel 1945 al posto del Recitativo e Aria originale, ben delineato nella sua angosciosa liricità. Ottima anche l’ esecuzione della March conclusiva, quasi una parodia grottesca dei presagi di guerra che nel 1938 stavano diventando sempre più insistenti. Come fuori programma Markus Groh ha eseguito la trascrizione lisztiana del celebre Abendsternlied dal Tannhäuser di Wagner, sigillando con una eccellente resa della linea melodica una prestazione davvero di classe.

Per quanto riguarda la Quinta Sinfonia di Mahler, la linea interpretativa scelta da Hannu Lintu era decisamente volta a sottolineare i caratteri novecenteschi della scrittura. Un Mahler quindi caratterizzato da un’ evidenziazione estrema delle tensioni armoniche e da sonorità quasi mai esplosive. La Marcia Funebre iniziale è stata resa con una sorta di stupefazione dolorosa e vinta, in un’ atmosfera di sonorità livide e angosciose. Molto ben graduata anche la resa drammatica nel secondo movimento in cui l’ esplosione parossistica del Corale affidato ai tromboni è stata preparata con un progressivo accumularsi della tensione, molto ben riuscito e splendidamente realizzato da una Staatsorchester in eccellente stato di forma. Lo Scherzo, con la parte di corno obbligato suonata in modo eccellente da Claudius Müller, era sicuramente pregevole per la flessibilità ritmica e la precisione ottenuta da Lintu nella serie di interventi a incastro degli ottoni nel secondo Trio. Per il celebre Adagietto il direttore finlandese ha adottato una scelta di ritmo abbastanza mossa e sonorità lucide e taglienti, rendendo poi con una balla lucidità di analisi i complessi passaggi contrappuntistici del Finale che sfociavano in una chiusa molto spettacolare che concludeva un’ interpretazione senza dubbio pregevole per la coerenza di concezione e la prova impeccabile dell’ orchestra. Successo vivissimo, con intensi e lunghi applausi tributati al direttore e agli strumentisti dal pubblico della Liederhalle.

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