Internationale Bachakademie Stuttgart – Passionsmusiken

Foto ©Holger Schneider

Come è consuetudine nel periodo che precede le festività pasquali, la vita musicale di Stuttgart propone anche quest’ anno diversi appuntamenti dedicati alla musica sacra. Anche la Internationale Bachakademie Stuttgart ha presentato un bellissimo programma dedicato a Heinrich Schütz e Dieterich Buxtehude, comprendente brani corali sul tema della Passione eseguiti dalla Gaechinger Cantorey nel suo nuovo assetto di complesso ispirato alla prassi esecutiva storicamente informata, sotto la direzione di Hans-Christoph Rademann. Il concerto, tenutosi nella Jonanneskirche am Feuersee, costruita in stile neogotico tra il 1865 e il 1876 su un progetto di Christian Friedrich von Leins in uno dei luoghi più suggestivi del centro di Stuttgart, iniziava con la Johannespassion, uno tra i capolavori assoluti nella produzione di Heinrich Schütz, scritto dal maestro negli ultimi anni della sua vita. Si tratta di uno tra i frutti più maturi e consapevoli dell’ arte di un compositore la cui musica esercitò una profonda influenza sugli autori tedeschi delle generazioni successive. Nel corso dei suoi cinquantatrè anni di attività a Dresden come Hofkapellmeister del Kurfürst Johann Georg I von Sachsen il musicista di Bad Köstritz sviluppò uno stile che riuniva in maniera personalissima la severità della musica sacra luterana con la polifonia franco-fiamminga e le tecniche policorali della scuola veneziana apprese da Giovanni Gabrielli. Le tre Passioni per coro a cappella suddiviso tra i tra i Favoriten che eseguono le parti del Vangelo in cui appaiono i singoli personaii e i Capellsänger a cui sono affidate le parti corali, furono composte da Schütz tra il 1663 e il 1666, quando il maestro si trovava a toccare l’ ottantesimo anno di vita e rappresentano uno trai frutti più maturi e consapevoli dell’ arte di un musicista il cui stile avvince l’ ascoltatore per la maestria nel combinare la severità nordica con il virtuosismo della polifonia meditarranea tramite soluzioni contrappuntistiche e armoniche di incredibile efficacia e che al nostro orecchio suonano affascinanti e modernissime. Giunto quasi al termine del suo percorso crativo, il musicista abbandona quasi del tutto la fastosità polifonica appresa sotto la guida di Giovanni Gabrielli a favore di uno stile scabro nella sua drammatica essenzialità. Incredibile appare la varietà di inflessioni e sottigliezze contenute nel ruolo dell’ Evangelista, la cui estensione non oltrepassa l’ ambito di una quinta giusta, e semplicemente affascinanti suonano le parti contrappuntistiche in cui il personaggio collettivo del popolo ebreo esprime una incredibile varietà di sentimenti che spaziano dalla compassione alla brutalità quasi selvaggia. È una musica che ai nostri orecchi di ascoltatori del XXI secolo suona come un vero e proprio ponte tra l’ antico e il moderno nel suo anticipare di secoli molte soluzioni compositive che si possono ritrovare in autori del dopoguerra.

La seconda parte del programma proponeva Membra Jesu nostri di Dieterich Buxtehude. Si tratta di un ciclo comprendente sette Cantate per soli, coro e gruppo strumentale dedicate a riflessioni sulle membra del corpo di Gesù, in stile pietistico. Non occorre stare qui a ribadire l’ importanza assoluta di questo artista che durante della sua vita era considerato uno dei maestri assoluti nel campo della musica sacra sia come organista che come compositore, tanto che il ventenne Bach intraprese nel 1705 un viaggio a piedi di circa quattrocento chilometri da Arnstadt fino a Lübeck per ascoltarlo e, secondo alcuni biografi,  studiare con lui. Dieterich Buxtehude rappresenta una specie di “cerniera” tra due periodi della musica. Le sue radici si basano sullo stile tipicamente nordeuropeo che, partendo da Sweelinck e passando per Scheidemann, Reinken, Hanff, Tunder e molti altri, presenta una curiosa mescolanza di stili tra la musica clavicembalistica dei virginalisti inglesi e le forme strumentali italiane (Canzona, Fantasia, Toccata, ecc.), queste ultime importate dai molti musicisti italiani attivi presso le Corti di queste regioni e, tra i quali anche lo stesso Frescobaldi, che per circa un anno soggiornò nelle Fiandre. Le innovazioni di scrittura elaborate da Buxtehude partendo da queste basi rappresentano un aspetto decisivo nella definizione dello stile nel campo della musica sacra. In particolare le Kantaten composte dal musicista per essere eseguite sia nel corso delle sue famose Abendmusiken che in occasione dei servizi liturgici, presentano anch’ esse diverse novità sia dal punto di vista formale che del contenuto musicale. Buxtehude non si attiene allo schema fisso del susseguirsi di cori e arie solistiche utilizzato da Bach, ma impiega una notevole varietà di organici strumentali ed una continua ricerca di novità di linguaggio, che si traducono in soluzioni di scrittura vocale successivamente riprese e sviluppate al massimo grado da Bach e anche da Händel. Per aggiungere una dimensione in più all’ effetto, l’ esecuzione era integrata da una successione di videoproiezioni di particolari tratti dal celebre Isenheimer Altar, il polittico di Matthias Grünewald conservato a Colmar che nella parte visibile ad altare chiuso presenta appunto scene raffiguranti la Crocifissione e la Deposizione di Cristo.

Per quanto riguarda l’ esecuzione, Hans-Christoph Rademann ha confermato una volta di più le sue qualità interpretative assolutamente ideali per la scrupolosità attenta delle scelte stilistiche e la cura certosina con cui il musicista sassone sottolinea tutte le sfumature sonore e i particolari architettonici di questa musica, qui resa in una veste espressiva che metteva splendidamente in rilievo tutte le caratteristiche dello stile dell’ autore. La Gaechinger Cantorey e i solisti strumentali hanno reso a meraviglia tutti i particolari della concertazione di Rademann.Magnifica anche la prova dei solisti, i soprani Gerlinde Sämann e Anja Scherg, il controtenore David Erler, il tenore Georg Poplutz e il basso Felix Schwandtke. Successo vivissimo da parte di un pubblico assai numeroso e attentissimo nell’ ascolto.

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