Staatsoper Stuttgart – Le Nozze di Figaro

Foto ©Martin Sigmund

La Staatsoper Stuttgart ripropone in questi giorni la produzione de Le Nozze di Figaro firmata dal regista inglese Nigel Lowery. Si tratta di un allestimento che risale al 2001, più volte ripreso nel corso degli anni seguenti e che con questa serie di recite supererà le 60 repliche. Ho già visto in passato due o tre Wiederaufnahmen di questo spettacolo, che ho sempre trovato abbastanza gradevole, ben fatto e teatralmente scorrevole. Lowery riesce a evidenziare il taglio teatrale della commedia tramite un’ impostazione minimalista della scenografia e una condotta scenica dei personaggi complessivamente di buon gusto, a parte qualche eccesso caricaturale. L’ impianto scenico di base è moderno ma il contrasto fra la nobiltà e la classe borghese emergente che sta alla base del testo di Beaumarchais adattato per Mozart da Lorenzo Da Ponte è sottolineato in maniera abbastanza efficace dall’ adozione di costumi d’ epoca per il Conte e la Contessa, in opposizione agli abiti contemporanei degli altri personaggi. La messinscena ha una sua logica e un suo stile e soprattutto non forza mai i significati del testo, pur senza proporre particolari novità. In sintesi, una produzione che si lascia guardare senza problemi e che non prevarica mai la parte musicale. Per quanto mi riguarda, questo è tutto ciò che io chiedo a un regista e da questo punto di vista mi sono divertito anche questa volta vedendo lo spettacolo.

Anche per quanto riguarda l’ aspetto musicale le cose sono andate per il meglio, grazie innanzi tutto all’ ottima direzione di Sylvain Cambreling. Il maestro di Amiens, alla sua penultima stagione come Generalmusikdirektor della Staatsoper, marca molto bene il passo teatrale dell’ esecuzione tramite una scelta di tempi azzeccata e fraseggi scorrevoli, ottenendo una bella luminosità di suono orchestrale soprattutto da parte della sezione fiati, messa molto bene in evidenza anche grazie alla scelta di un organico strumentale abbastanza ridotto. Molto buoni tutti gli accompagnamenti alle arie e anche la condotta dei due grandi finali nel secondo e quarto atto è apparsa sicura ed efficace. Cambreling si conferma interprete mozartiano di rilievo, tra i pochi oggi in grado di proporre qualcosa di incisivo in questo repertorio.

Foto ©Martin Sigmund

Il cast di questa ripresa era formato, nei ruoli principali, da alcuni tra gli elementi più giovani dell’ ensemble. Direi che le cose più interessanti si sono ascoltate da Gezim Mishketa nel ruolo del Conte. Il baritono albanese ha confermato che quando canta senza forzare è in grado di ottenere risultati pregevoli da una voce di bel colore e da una padronanza della lingua italiana che gli consente di trovare sfumature molto efficaci nel fraseggio, sia nelle arie che soprattutto nei recitativi. Il personaggio è caratterizzato molto bene in tutti i suoi aspetti e lascia intravedere una personalità interpretativa che potrebbe consentire a Myshketa di ottenere risultati interessanti se si dedicherà con costanza a questo tipo di repertorio. Figaro era David Steffens, trentatreenne basso-baritono tedesco da poco entrato a far parte della compagnia della Staatsoper. La voce è senza dubbio interessante dal punto di vista timbrico anche se il settore acuto suona un po’ sordo e sfuocato. L’ interprete è abbastanza vivace e disinvolto nel fraseggio e nella recitazione, quindi in complesso il personaggio viene fuori abbastanza bene. Per quanto riguarda i ruoli femminili, Mandy Fredrich, che impersonava la Contessa, ha iniziato in maniera incerta con un “Porgi amor” afflitto da qualche percepibile slittamento di intonazione. Il soprano di Rädigke ha poi proseguito in modo sensibilmente migliore, con un “Dove sono i bei momenti” abbastanza apprezzabile per il buon legato, la luminositá del timbro e un accento giustamente malinconico e sognante. La Susanna di Lauryna Bendziunaite è apparsa sufficientemente vivace e spiritosa dal punto di vista interpretativo, anche se la giovane cantante lituana ha una voce che nel settore acuto suona a volte piuttosto fissa e priva di proiezione. Molto interessanti in complesso le prove delle due giovanissime artiste provenienti dall’ Opernstudio. Idunnu Münch ha delineato un Cherubino ben reso nel suo aspetto di adolescente che scopre i turbamenti sentimentali, mentre la ventisettenne Esther Dierkes come Barbarina è apparsa scenicamente molto disinvolta e ha confermato di possedere ottime potenzialità vocali. Tra i ruoli di fianco, da segnalare le prestazioni di due elementi storici dell’ ensemble: Roland Bracht, professionalmente impeccabile come Bartolo e Maria Theresa Ullrich che ha cantato assai bene l’ aria di Marcellina anche se nel resto della recita il personaggio è apaprso penalizzato da un’ impostazione registica decissamente troppo grottesca. Successo pieno per tutte le repliche tenutesi finora.

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