SWR Symphonieorchester – Abo-Konzert 7

Foto ©SWR/Markus Palmer

Per il settimo concerto della stagione in abbonamento, la SWR Symphonieorchester ha invitato Ingo Metzmacher, sessantenne direttore originario di Hannover che nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi importanti come quelli di Generalmusikdirektor alla Hamburgische Staatsoper dal 1997 al 2005 e di Chefdirigent della Deutsches Smphonie-Orchester Berlin, collaborando inoltre con quasi tutte le migliori formazioni sinfoniche mondiali soprattutto come interprete del repertorio contemporaneo, nel quale si è costruito una solida fama come esecutore tra i più accreditati del nostro tempo. Come Lothar Zagrosek e il compianto Gerd Albrecht, anche Ingo Metzmacher è uno di quei direttori dotati di tecnica solida e profonda preparazione musicale che alle lusinghe dello star system preferiscono una meritoria attività divulgativa di un repertorio scarsamente eseguito. Personalmente io nutro la massima ammirazione per questo tipo di musicisti e li seguo sempre con grande attenzione, molto maggiore di quella che riservo ai fotomodelli da podio che mietono consensi nel mainstream mediatico.

Va anche detto che un direttore di questo tipo era assolutamente idoneo al tipo di programmazione del quale questa serata faceva parte, essendo la prosecuzione dell’ excursus sull’ opera di Gustav Mahler scelta dalla SWR Symphonieorchester come elemento caratterizzante della sua prima stagione ufficiale in abbinamento col ritratto monografico dedicato alla compositrice finlandese Kaija Saariaho. Per un mahleriano convinto come il sottoscritto, le possibilità offerte dalle stagioni concertistiche di Stuttgart sono senz’ altro notevoli. Negli ultimi dieci anni i cartelloni dei vari cicli ospitati dalla Liederhalle hanno proposto varie esecuzioni di quasi tutti i lavori del corpus sinfonico mahleriano, fatta eccezione per l’ Ottava Sinfonia che comunque è generalmente un titolo non frequentissimo nei programmi a causa delle difficoltà dovute ai problemi pratici posti da un organico fuori del comune. Per quanto riguarda in specifico la Sinfonia N° 7, essa fu eseguita a Stuttgart per due volte nel 2007; la prima volta dalla Israel Philharmonic sotto la direzione di Zubin Mehta durante la Musikfest e la seconda, pochi mesi dopo, da Eliahu Inbal sul podio della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR. Nell’ ottobre 2014 il brano fu poi presentato dalla Staatsorchester Stuttgart sotto la direzione di Emilio Pomarico per il concerto inaugurale della stagione. Per la sua complessità formale e la raffinatezza di una concezione che ancora oggi stupisce per la sua incredibile modernità, la Settima Sinfonia è un lavoro che si adatta assai bene alla caratteristiche interpretative di un direttore come Ingo Metzmacher, assiduo frequentatore dei lavori composti dai musicisti della notra epoca. A questo proposito, può essere interessante far notare che alcune delle più grandi interpretazioni in assoluto della Settima Sinfonia sono state offerte proprio da direttori che praticavano assiduamente il repertorio contemporaneo; tra di essi, possiamo ricordare Hans Rosbaud, che firmò anche la prima incisione discografica del lavoro, Hermann Scherchen, Bruno Maderna e Pierre Boulez, la cui formidabile esecuzione ebbi modo di ascoltare a Salzburg nel 1996, in un indimenticabile concerto con i Wiener Philharmoniker. Un fatto che appare pienamente logico se si pensa alla modernità incredibile delle soluzioni di scrittura ideate da Mahler in questo brano, uno dei suoi lavori artisticamente più maturi e compiuti.

Foto ©SWR/Markus Palmer

Coerentemente con quanto ci si poteva aspettare da tali premesse, Ingo Metzmacher ha affrontato la Settima da questo punto di vista, con l’ ottica di un direttore che conosce a fondo i percorsi stilistici della musica posteriore all’ opera mahleriana e gli influssi che la produzione del compositore boemo ha avuto sugli autori venuti dopo di lui, in una lettura che esaltava al massimo gli aspetti innovativi della composizione.  Particolarmente pregevole in questo senso mi è apparsa la resa del blocco formato dai tre movimenti centrali, nei quali erano da apprezzare senza riserve la lucidità di fraseggio e le sonorità asciutte e taglienti ottenute da un’ orchestra in ottimo stato di forma, unite alla fluidità ritmica delle scelte di fraseggio. Molto buona anche la resa del movimento iniziale, forse preso a un tempo leggermente troppo veloce per il mio personalissimo gusto ma delineato in maniera assai efficace dal punto di vista dell’ analisi strutturale e dell’ impeccabile evidenza con cui Metzmacher ha sottolineato le soluzioni armoniche audaci e raffinatissime che caratterizzano la scrittura mahleriana in questo capolavoro assoluro. Eccellente anche la realizzazione di tutti i passi solistici, a partire da quello del corno tenore in si bemolle che espone il tema principale nelle battute iniziali. Per quanto riguarda il finale, la scelta interpretativa di Metzmacher era decisamente di tono asciutto e antiretorico, in un’ atmosfera serrata e severa nella quale la progressione ritmica era sottolineata al massimo anche grazie all’ assoluta assenza di enfasi. Dovendo riassumere, Metzmacher ha messo in mostra una concezione del lavoro assolutamente non banale e realizzata con una perfetta coerenza di scelte. Un’ interpretazione sicuramente di notevole rilievo.

La serata era stata introdotta da Du Cristal, una delle prime partiture per grande orchestra composte da Kaija Saariaho, ispirata al saggio Entre le cristal et la fumée del filosofo francese Henri Atlan. Il brano, dedicato a Esa-Pekka Salonen che ne diresse la prima esecuzione assoluta, è uno tra i primi esempi di quella tecnica strumentale raffinatissima utilizzata dalla Saariaho per creare quelle atmosfere sonore rarefatte e cangianti che costituiscono la cifra stilistica peculiare della sua musica. Come tutti i brani della compositrice finnica ascoltati nel corso di questa rassegna monografica, anche Du Cristal è estremamente interessante e piacevole all’ ascolto; La SWR Symphonieorchester ne ha dato una lettura impeccabile da punto di vista della resa tecnica, soprattutto per quanto riguarda la prova della sezione percussioni che in questo lavoro è particolarmente impegnata. Grande successo per l’ orchestra e per Ingo Metzmacher, che ci auguriamo di rivedere al più presto sul podio della Liederhalle.

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