La Junge Deutsche Philharmonie a Ludwigsburg

Foto ©Achim Reissner

La Junge Deutsche Philharmonie, il più importante complesso sinfonico giovanile tedesco, sta compiendo in questi giorni la sua annuale tournée di primavera, della quale il Forum am Schlosspark di Ludwigsburg ha ospitato la penultima tappa. Il movimento delle orchestre giovanili, reso celebre a livello internazionale negli ultimi decenni grazie all’ attività di formazioni come la European Community Youth Orchestra, la Gustav Mahler Jugendorchester e la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, in Germania ha origini che risalgono a diversi anni prima. Tutto ebbe inizio nel 1953 con la fondazione del Deutscher Musikrat, struttura che si occupa di coordinare e sostenere i progetti e le attività nel campo dell’ educazione musicale, in stretta collaborazione con il Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend. A partire da questa data iniziò la fondazione di orchestre giovanili nei vari Länder federali fino a quando, nel 1969, il pedagogo Peter Koch fondò ufficialmente la Bundesjugendorchester, nella quale sono ammessi musicisti tra i 14 e i 19 anni di età, scelti in base a selezioni annuali che si tengono sia con audizioni che tramite segnalazioni ricevute da una rete articolata di concorsi musicali giovanili, tra i quali il più importante a livello nazionale è il premio “Jugend Musiziert”. Nel 1974 un gruppo di giovani musicisti che avevano terminato il loro tirocinio nella Bundesjugendorchester decise di costituirsi in un gruppo autogestito che prese il nome di Bundesstudentenorchester e fu il nucleo originario della attuale Junge Deutsche Philharmonie, formazione aperta a musicisti di età compresa tra i 18 e i 28 anni aperta ai migliori studenti delle scuole musicali di lingua tedesca che vogliano utilizzare i periodi di ferie scolastiche per fare esperienze in campo orchestrale. Come per altri complessi giovanili, l’ attività della Junge Deutsche Philharmonie si articola sostanzialmente in due tournées all’ anno, in primavera e in autunno, precedute da stages di preparazione in cui i ragazzi delle varie sezioni studiano sotto la guida di tutors prima di prendere parte alle prove d’ insieme. Dal 2014 il ruolo di Erster Dirigent und Künstlerischer Berater è stato affidato a Jonathan Nott, cinquantaquattrenne direttore inglese che per i suoi sedici anni di lavoro con i Bamberger Symphoniker si è guadagnato una posizione preminente tra le bacchette della nostra epoca, soprattutto per le sue interpretazioni mahleriane e che dal mese di gennaio ha preso possesso della carica di direttore musicale alla Orchestre de la Suisse Romande. La Junge Deutsche Philharmonie è sostenuta a livello logistico e finanziario dal governo del Land dell’ Hessen e da quello federale, oltre che da contribuenti privati riuniti in un’ associazione. Lasciatemelo dire sinceramente, sono queste le cose che mi fanno ammirare la Germania. Un simile lavoro e impegno di risorse nella formazione culturale dei giovani costituisce un’ altissima lezione di civiltà, di politica culturale e di democrazia.

Sotto la direzione di Jonathan Nott, il tour primaverile di quest’ anno presentava un programma intitolato Abgesang dal carattere comune di brani inclusi, tutti basati su un’ atmosfera di nostalgica rimembranza. Sono appunto queste le caratteristiche dei sette Valzer conclusi da un epilogo riuniti da Maurice Ravel nel 1911 sotto il titolo Valses nobles et sentimentales in una Suite pianistica orchestrata l’ anno successivo. Jonathan Nott ne ha dato un’ interpretazione esemplare per eleganza e flessibilità nella gestione dei tempi rubati, con il giusto tono di ironico distacco perfettamente appropriato alle indicazioni dell’ autore, che in questa composizione evidenzia una rivisitazione del classico Valzer viennese condotta come un raffinato gioco intellettuale. Già a partire da questo brano la Junge Deutsche Philharmonie ha messo in mostra caratteristiche sonore davvero da formazione di alta classe per morbidezza e trasparenza di suono e per la capacità di realizzare al meglio tutti i preziosi particolari della concertazione. Di alto livello anche l’ esecuzione dei cinque Kindertotenlieder, composti da Gustav Mahler tra il 1901 e il 1904 su testi di Friedrich Rückert. La cifra stilistica del ciclo è – come opportunamente rilevato dal musicologo milanese Paolo Petazzi – una sorta di Jugendstil funerario nel succedersi di immagini “frantumate e irreali”, nel quale cioè la decorazione è diventata essa stessa linea portante. Jonathan Nott è uno tra i più accreditati interpreti mahleriani della nostra epoca e anche in questa occasione la sua lettura ha colto in maniera perfetta il carattere oscillante fra la nostalgia trasognata e l’ allucinazione che costuisce la caratteristica peculiare di questa musica, in perfetta sintonia con il fraseggio espressivo e ricco di sfumature del mezzosoprano sudafricano Michelle Breedt, interprete wagneriana di rango e liederista di lunga esperienza.

Nella seconda parte del programma, la Junge Deutsche Philharmonie ha dato una dimostrazione completa del suo livello esecutivo in una partitura tecnicamente assai problematica come la Sinfonia N° 15 in la maggiore op. 141 di Shostakovich. Il virtuosismo strumentale di altissimo livello messo in mostra da questi ragazzi, la perfezione assoluta delle prime parti nella realizzazione degli assoli e la splendida qualità di suono erano davvero all’ altezza di quelle dei complessi professionistici di rango. Jonathan Nott ha sfruttato al meglio queste caratteristiche per un’ interpretazione ricca di inventiva nel sottolineare l’ ironia graffiante e le armonie dissonanti fino a sfiorare l’ atonalità del primo movimento, passando poi a una realizzazione lucidissima del complesso sviluppo tematico nel tempo centrale e concludendo con una magnifica esposizione del lirismo assorto e malinconico di ascendenza mahleriana nel finale, con il graduale spegnersi delle sonorità nelle battute conclusive che i ragazzi dell’ orchestra hanno tradotto in pratica con un timbro trasparente e di magnifica qualità. Successo entusiastico da parte di un pubblico numeroso e con una significativa presenza di giovani. Serate come questa fanno davvero ben sperare per il futuro della musica.

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