Nobu Tsujii per la terza volta a Stuttgart

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Foto ©Yuji Hori

Nobu Tsujii, ormai divenuto un beniamino del pubblico di questa zona, è tornato per la terza volta ad esibirsi a Stuttgart. Il ventinovenne virtuoso giapponese cieco dalla nascita in questo recital solistico, posto a conclusione di una lunga tournée in Germania insieme all’ Orchestre Philharmonique de Strasbourg, ha ricevuto ancora una volta consensi assolutamente trionfali da parte di un pubblico accorso numerosissimo alla Mozartsaal della Liederhalle per ascoltare un programma in cui il giovane pianista nativo di Tokyo affrontava, credo per la prima volta, il grande repertorio classico. Non credo sia necessario ripetere quanto scrissi dopo i due precedenti recitals tenuti da Nobu Tsujii qui a Stuttgart, a proposito delle qualità tecniche assolutamente fuori dal comune che gli avevano consentito di proporre esecuzioni fulminanti in brani di Liszt e Chopin. In questo caso si trattava di valutare anche la maturità musicale richiesta da autori come Bach, Mozart e Beethoven per i quali è necessario possedere, oltre alla preparazione tecnica, anche qualità di fraseggio e capacità di mettere in evidenza l’ architettura strutturale. Devo dire ancora una volta che già il fatto di veder entrare in scena il giovane virtuoso nipponico è davvero un’ esperienza di grande impatto emotivo. Tsujii fa il suo ingresso sul palcoscenico al braccio di un accompagnatore, quando si siede al pianoforte ondeggia a lungo sfiorando i tasti, quasi galleggiasse nello spazio, quindi inizia a suonare con una sicurezza incredibile e una padronanza tecnica pressoché assoluta, certamente frutto di una volontà di ferro oltre che di ore e ore dedicate allo studio.

Veniamo ora alla cronaca della serata. Nella prima parte del programma, dedicata a Bach e Mozart, Tsujii è sembrato questa volta leggermente cauto nell’ approccio. L’ esecuzione del Concerto Italiano era sicuramente pregevole per eleganza e nitidezza di articolazione anche se il tocco appariva forse non sufficientemente differenziato in certi passaggi. Molto migliore in questo senso mi è parsa la lettura della Sonata K. 570 di Mozart, nella quale il pianista giapponese ha messo in mostra una bella capacità di trarre dallo strumento sonorità pregevoli per morbidezza e liquidità, anche se lo splendido Adagio era preso ad un tempo leggermente troppo veloce per il mio gusto. Notevoli comunque la squisita eleganza e la maestria nel jeu perlé e nell’ agilitá di grazia che anche in questa occasione Nobu Tsijii ha messo in evidenza e che costituiscono forse gli aspetti migliori di un pianismo che non è fatto solo di esibizione tecnica, ma denota anche una musicalità certamente ancora in fase di evoluzione ma già molto pregevole e completa soprattutto in rapporto all’ età. Ho già avuto occasione di scrivere altre volte che non si può considerare un pianista sotto i trent’ anni come un interprete già fatto e finito, e questo vale anche nel caso di questo giovane che sicuramente avrà modo in futuro di limare nei dettagli la sua visione interpretativa bachiana e mozartiana.

Le due Sonate beethoveniane della seconda parte hanno permesso a Nobu Tsujii di mettere in mostra tutti gli aspetti migliori del suo pianismo. Notevole la lettura della Sonata op. 27 N°2 per la bellezza del suono nel primo movimento, l’ eleganza del fraseggio nell’ Allegretto e la souplesse virtuosistica messa in mostra nel Finale, suonato con la giusta carica di mordente ma senza esagerazioni inutili. Nella Sonata op. 57 “Appassionata” il modello a cui si ispira Nobu Tsujii è chiaramente costituito dall’ esecuzione di Wladimir Horowitz, artista che il giovane virtuoso nipponico ha indicato in diverse interviste come uno dei suoi principali modelli di riferimento. Ma non si tratta assolutamente di una imitazione: quella di Tsujii è un’ interpretazione che, oltre alle qualità virtuosistiche, rivela anche una personalità di musicista chiara e definita per quanto riguarda il dominio dell’ architettura formale. Va sottolineata ancora una volta la bellezza del suono, potente, magistralmente controllato in tutto l’ arco dinamico e perfettamente rotondo anche nei fortissimi oltre che privo di quelle occasionali asprezze che avevo notato nelle due precedenti esibizioni di Tsujii a cui avevo assistito. Dal punto di vista tecnico, non si può fare a meno di segnalare la sicurezza davvero impressionante con cui il giovane virtuoso ha risolto la progressione ritmica delle battute finali e che è stata salutata con una vera e propria ovazione dal pubblico. Cinque i fuori programma, aperti dall’ Adagio Cantabile dalla Sonata op. 13 “Patetica” di Beethoven, a cui ha fatto seguito una serie di brani già ascoltati a conclusione dei due precedenti recitals. Dopo lo Studio op. 10 N. 12 “Revolutionaire” di Chopin, come sempre altamente spettacolare nella resa, Tsujii ha eseguito ancora una volta la sua composizione dedicata alle vittime del terremoto di Fukushima facendola precedere da un “Guten Abend” e da un breve discorso di ringraziamento in un inglese pronunciato col tipico buffo accento dei giapponesi, proseguendo poi con la riproposta della sua fantastica interpretazione de “La Campanella” di Liszt, assolutamente sbalorditiva nella sua spettacolarità virtuosistica. Una squisita lettura dello Studio chopiniano “L’ Adieu” op. 10 N.2. ha concluso la serata, anche se il pubblico non si decideva a lasciare la sala e avrebbe desiderato che Nobu Tsujii suonasse ancora.

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