Staatsorchester Stuttgart – “Singen über Wunden”

Thomas Sanderling. Foto ©Andrea Felvégi
Thomas Sanderling. Foto ©Andrea Felvégi

Ho già avuto più volte occasione di esprimere il mio apprezzamento per l’ intelligenza con cui la Staatsorchester Stuttgart impagina i programmi dei suoi appuntamenti sinfonici, che sono sempre molto interessanti per la qualità e l’ originalità delle proposte oltre che per il livello esecutivo di un complesso che sempre più si mostra all’ altezza di reggere il confronto con tutte le formazioni tedesche più titolate. A dirigere il terzo concerto della stagione è stato invitato Thomas Sanderling, settantaquattrenne figlio di primo letto di una leggenda del podio come Kurt Sanderling che dal suo secondo matrimonio ebbe altri due figli uno dei quali, Michael Sanderling, è anche lui un direttore d’ orchestra affermato. Thomas Sanderling si è guadagnato una solida fama internazionale soprattutto come interprete della musica di Shostakovich, al quale era legato da una grande amicizia personale al punto che il compositore gli affidò le prime esecuzioni tedesche delle sue Sinfonie numero 13 e 14. In questi ultimi anni il direttore originario di Novosibirsk si è dedicato intensamente alla divulgazione della musica di Mieczysław Weinberg, autore del quale ha diretto nel maggio del 2013 la prima esecuzione assoluta dell’ opera The Idiot, tratta dall’ omonima novella di Dostoyevsky, al Nationaltheater di Mannheim oltre a gran parte della sua produzione sinfonica. Per sostenere la divulgazione della musica di Weinberg il maestro russo-tedesco ha inoltre fondato nel 2015, insieme al violinista Linus Roth, la Internationale Weinberg Gesellschaft. Per il suo debutto sul podio della Staatsorchester Stuttgart, proprio nell’ ambito di questa attività divulgativa, Thomas Sanderling ha voluto presentare la prima esecuzione tedesca della Sinfonia N°21 Kaddish, l’ ultima partitura sinfonica compiuta lasciataci da Weinberg.

Credo sia necessario spendere a questo punto alcune righe a proposito di questo compositore. Mieczysław Weinberg nacque nel 1919 a Varsavia da una famiglia ebrea, iniziò gli studi di composizione in patria e venti anni dopo, quando le truppe naziste invasero la Polonia, si rifugiò in Unione Sovietica mentre tutta la sua famiglia veniva deportata e poi sterminata nel lager di Trawniki. Pochi anni dopo ebbe l’ occasione di conoscere Dmitri Shostakovich, che rimase molto impressionato dalla sue qualità di compositore e divenne suo grande amico. Entrambi furono poi vittime della campagna culturale staliniana contro il formalismo nel 1948 e Weinberg nel 1953 venne addirittura arrestato per alcuni mesi e liberato solo grazie al disgelo seguito alla morte di Stalin. A causa del suo rifiuto di iscriversi al partito comunista, Weinberg rimase a lungo emarginato nella vita culturale sovietica e le sue musiche vennero eseguite in pubblico solo a partire dagli anni Sessanta in seguito all’ interessamento personale di Shostakovich e di artisti come David Oistrakh, Sviatoslav Richter, Mstislav Rostropovich ed Emil Gilels. Il musicista morì a Mosca nel 1996 lasciando un ampio catalogo di lavori comprendente ventun Sinfonie più una lasciata incompiuta, sette opere liriche, diciassette Quartetti, otto Sonate per violino e quaranta colonne sonore per film tra cui la più celebre è quella composta per The cranes are flying, Palma d’ Oro al Festival di Cannes nel 1958 e unico film sovietico ad avere ottenuto questo riconoscimento.

La musica di Mieczysław Weinberg, che negli anni successivi alla sua morte è stata oggetto di una riscoperta che si è fatta sempre più crescente, ha caratteri stilistici chiaramente derivati dalla scrittura di Shostakovich, anche se il compositore di origine polacca non fece mai studi regolari con lui, ma si caratterizza soprattutto per l’ impiego di materiale tematico proveniente dal folklore ebraico. La Sinfonia Kaddish, dedicata alle vittime del ghetto di Varsavia, è una partitura in sei movimenti che si susseguono senza interruzione in un’ atmosfera di cupo pessimismo interrotto solo da improvvisi accessi di sarcasmo grottesco evocante la musica popolare ebraica delle Klezmer-Kapellen. Un corale quasi bruckneriano intonato dagli archi apre il lavoro, seguito da commossi assoli del primo violino che intona melodie elegiache gradualmente inghiottite dell’ atmosfera tragica che a un certo punto lascia spazio a una citazione delle prime battute della Ballata op. 23 di Chopin, la cui musica fu proibita in Polonia dopo l’ invasione nazista. Il possente respiro tragico della musica nei movimenti successivi trova una sua catarsi nel finale quando una voce di soprano intona una nenia vocalizzata che funge da elegia per le vittime della tragedia. Nel complesso, si tratta di una composizione davvero ispirata e di alta qualità, che Sanderling ha diretto in maniera intensa e appassionata con tutto il fervore espressivo di chi crede davvero nel valore di questa musica. Splendida la prestazione della Staatsorchester Stuttgart, abilissima a realizzare gli imponenti blocchi sonori e gli squarci di delicatezza cameristica richiesti dalla partitura. Molto brava anche Mandy Friedrich nel suo assolo per il buon legato e la dolcezza dell’ emissione.

Nella prima parte del programma, Thomas Sanderling ha accompagnato con grande efficacia e fluidità di respiro, bene assecondato dalla prestazione dell’ orchestra, il giovane pianista Martin Stadtfeld nell’ esecuzione di due Concerti mozartiani. Stadtfeld, trentaseienne originario di Koblenz, si è imposto in questi ultimi anni all’ attenzione internazionale come uno dei più promettenti pianisti della giovane generazione anche grazie a una fortunata serie di incisioni discografiche che qui in Germania hanno ottenuto grande successo di vendita. Dopo un’ esecuzione molto elegante e fluida del Concerto N°1 K. 37, il giovane pianista tedesco ha confermato tutto quanto di buono ci si aspettava da lui con una notevole lettura del Concerto in mi mebolle maggiore K. 271 “Jenamy”, capolavoro assoluto di un Mozart ventunenne nel quale il virtuoso renano ha messo in mostra tutte le qualità migliori del suo pianismo. Un suono chiaro e luminoso, una bella scioltezza nelle agilità e una notevole eleganza di articolazione hanno permesso a Stadtdfeld, che usa cadenze di sua composizione, di ottenere risultati notevoli soprattutto nelle premonizioni beethoveniane del movimento centrale, reso con una bella delicatezza dinamica unita a un fraseggio intenso e concentrato. A giudicare da questa esecuzione, Martin Stadtfeld sembra avere tutte le carte in regola per proporsi come interprete mozartiano di rilievo nei prossimi anni. Il pubblico della Liederhalle, accorso in quantità assai numerosa, ha decretato un grandissimo successo a un concerto davvero di notevole livello qualitativo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...