Opernstudio Stuttgart – Concerto a Ludwigsburg

Foto ©Martin Sigmund
Foto ©Martin Sigmund

Uno dei problemi più grossi con cui il teatro lirico di oggi deve fare i conti è la formazione dei giovani cantanti. Quasi tutte le grandi istituzioni del mondo operistico internazionale hanno tentato di trovare una soluzione istituendo accademie o workshops dove i ragazzi che hanno appena concluso gli studi possano perfezionare la loro preparazione sotto la guida di professionisti esperti. Anche la Staatsoper Stuttgart durante la gestione di Albrecht Puhlmann, il predecessore dell’ attuale Intendant Jossi Wieler, ha dato vita nel 2009 all’ Opernstudio, scuola di perfezionamento che lavora in collaborazione con la Hochschule für Musik und Darstellende Kunst, aperta a giovani cantanti di tutto il mondo. Il funzionamento dell’ accademia non si discosta molto da quelle di istituzioni analoghe. I giovani cantanti, oltre a seguire corsi di tecnica vocale, interpretazione, lingue straniere e masterclasses tenute da artisti di fama, vengono utilizzati nelle produzioni del teatro come cover e nei ruoli di fianco, oltre a prender parte alle nuove opere per l’ infanzia che la Staatsoper produce annualmente. Il progetto, sostenuto finanziariamente da sponsor privati come lo Schwabengarage, ha ottenuto risultati decisamente apprezzabili: diversi cantanti che hanno frequentato i corsi dell’ Opernstudio hanno poi ottenuto ingaggi in teatri importanti e alcuni di loro sono entrati a far parte dell’ ensemble della Staatsoper Stuttgart come Festmitglieder.

Il Forum Schlosstheater di Ludwigsburg ci ha dato la possibilità di ascoltare i sei elementi che quest’ anno frequentano i corsi dell’ Opernstudio in un concerto tenutosi alla Musikhalle, una bellissima sala di fronte alla stazione, costruita nel 1894 e che purtroppo viene utilizzata solo di rado come sede di eventi musicali.

L' interno della Musikhalle Ludwigsburg
L’ interno della Musikhalle Ludwigsburg

I sei ragazzi hanno eseguito un programma impaginato in maniera molto intelligente e adatta alle loro possibilità, che spaziava dal Barocco fino al musical e alla zarzuela passando per Mozart e Rossini evitando autori come Verdi, Puccini, Wagner o Strauss che sarebbero stati fuori dalle possibilità attuali di voci ancora in fase di evoluzione. La serata, condotta molto piacevolmente da Bettina Giese, direttrice artistica dell’ Opernstudio, e Thomas Koch, direttore della comunicazione alla Staatsoper, ha confermato l’ ottimo livello di preparazione raggiunto da questi sei giovani cantanti, alcuni dei quali hanno già avuto la possibilità di interpretare ruoli di una certa importanza negli spettacoli del teatro. Per quanto riguarda gli esiti individuali, il ventiseienne soprano Esther Dierkes ha confermato le buone potenzialità fatte intravedere nelle altre occasioni in cui l’ avevo ascoltata dal vivo. La voce è chiara e omogenea, in complesso ben emessa e la musicalità davvero molto notevole come l’ arguzia nel fraseggio domostrata soprattutto nell’ aria di Sylvia Varescu “Heia heia, in den Bergen ist mein Heimatland” dall’ operetta Grafin Mariza di Emmerich Kalmán. Josy Santos, giovane mezzosoprano brasiliano che in questa stagione si è fatta notare positivamente alla Staatsoper come Oberto nell’ Alcina e Siebel nel Faust,  ha una voce molto bella di colore ma che alle mie orecchie suona decisamente sopranile come timbro. L’ altro mezzosoprano, Idunnu Münch, possiede anche lei uno strumento interessante dal punto di vista timbrico e ben gestito, a parte qualche appannamento nelle note alte. In ogni caso, la sua esecuzione del duetto “Se rinasce nel mio cor” dall’ Ariodante di Händel insieme con la Derkes è stata senz’ altro molto convincente. Per quanto riguarda le voci maschili, il ventunenne tenore Kai Kluge, di origini argentine ma originario di Karlsruhe, ha una interessante voce di tenore lirico-leggero che andrà gestita con molta attenzione nelle scelte di repertorio. Il basso-baritono irlandese Padraic Rowan è un tipico prodotto della scuola anglosassone, musicalmente ben preparato e dotato di un gusto interpretativo che sembrerebbe particolarmente adatto per il repertorio barocco, da quanto si è potuto ascoltare nella sua esecuzione dell’ aria haendeliana “Sorge infausta una procella” dall’ Orlando. Notevoli anche la verve e lo spirito di fraseggiatore dimostrati da Michael Nagl, basso-baritono viennese, nell’ aria di Baculus “Fünftausend Taler” da Die Wildschütz di Albert Lortzing. Non si può chiudere il resoconto della serata senza una menzione particolare per Alan Hamilton, uno dei principali maestri collaboratori nello staff della Staatsoper Stuttgart, che ha realizzato in maniera impeccabile l’ accompagnamento pianistico. Clima di festa e successo notevole. Come impressione conclusiva, si può senz’ altro affermare che questi giovani hanno dimostrato tutte le qualità necessarie a intraprendere carriere che potrebbero rivelarsi interessanti.

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