SWR Symphonieorchester – Abo-Konzert 5

Foto ©swrclassic.de
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Dopo il grande successo delle sue esecuzioni mahleriane, Christoph Eschenbach è tornato sul podio della SWR-Symphonieorchester per il quinto concerto della stagione in abbonamento alla Liederhalle. Solista era il cinquantaquattrenne Tzimon Barto, che ad Eschenbach è legato da uno stretto rapporto di collaborazione iniziato nel 1988 quando il maestro slesiano, al quale il giovane pianista era stato presentato da Giancarlo Menotti a Spoleto,  lo invitò a esibirsi a Washington insieme alla National Symphony Orchestra e in seguito lo scelse come partner per una nutrita serie di incisioni discografiche. Originario della Florida e attivo anche come scrittore, Tzimon Barto, il cui vero nome è Johnny Barto Smith jr., è un personaggio indubbiamente anticonvenzionale e dalla personalità complessa. Uomo di cultura indiscutibile, che parla correntemente sette lingue e oltre che alla musica si interessa anche di filosofia e filologia classica, appassionato di bodybuilding e lettore appassionato di autori come Proust e Hans Magnus Enzensberger, il virtuoso americano ha alle spalle una vita complessa e tormentata, in cui ha alternato periodi di grande successo con vicende personali amare come la morte dei due figli e una lunga battaglia contro la depressione e la dipendenza dalla droga. Anche per quanto riguarda i guidizi critici, lo stile estremamente audace e anticonvenzionale delle interpretazioni di Tzimon Barto ha dato adito a giudizi controversi da parte della stampa specializzata che, pur riconoscendone in modo unanime le qualità tecniche, ha spesso stigmatizzato le libertà che il virtuoso si prende nell’ affrontare certi brani. Direi che tutto questo era sufficiente a rendermi estremamente curioso di ascoltare per la prima volta dal vivo un personaggio così fuori del comune, che per la sua esibizione con la SWR Symphonieorchester in una Liederhalle quasi completamente gremita di pubblico ha scelto un programma formato da tre composizioni per piano e orchestra accomunate dalla struttura formale in un solo movimento.

L’ esecuzione del Rondò in la maggiore K. 386 di Mozart mi ha lasciato sinceramente abbastanza perplesso: l’ eleganza del fraseggio, la scioltezza tecnica e i bei colori non bastavano, a mio avviso, a far dimenticare un tono interpretativo troppo manierato e sovraccarico nella gestione dei tempi rubati. Decisamente di livello superiore mi è apparsa la lettura del Concerto Nr. 2 di Wolfgang Rihm, del quale Barto ha colto alla perfezione il tono complessivo di rimembranza estatica e sognante, superando tutte le difficoltà di una scrittura molto complessa con un dominio estremamente sicuro della tastiera. Del resto, Tzimon Barto è il dedicatario di questo lavoro e ne ha preparato sotto la guida dell’ autore la prima esecuzione assoluta a Salzburg nell’ estate del 2014 insieme alla Gustav Mahler Jugendorchester diretta da Cristoph Eschenbach, che anche in questa esecuzione ha mostrato un’ assolutà unità di intenti con il solista e ricavato splendide sonorità strumentali da una SWR Symphonieorchester in costante crescita.

Il terzo brano presentato da Barto era la Burleske in re minore di Richard Strauss, composizione risalente agli anni giovanili del musicista bavarese e caratterizzata da una scintillante scrittura virtuosistica che nell’ insieme evoca influssi di stile chiaramente mutuati dalle opere pianistiche di Mendelssohn e Brahms. Il lavoro era stato ideato per Hans von Bülow, che però rifiutò di eseguirlo adducendo rilievi negativi sulla struttura generale. Anche l’ autore stesso ebbe in seguito modo di giudicare severamente questa sua opera giovanile definendola addirittura come “reinen Unsinn” e “miserabel instrumentiert” dopo la prima esecuzione pubblica, tenutasi ad Eisenach il 21 giugno 1890 con Eugene d’ Albert come solista. Per l’ ascoltatore di oggi il brano, che inizia con un assolo dei timpani quasi ad evocare l’ apertura del Concerto per violino di Beethoven, presenta comunque diversi motivi di fascino per la qualità delle linee melodiche e la scrittura della parte pianistica che offre al solista l’ opportunità di mettere in mostra tutto il meglio del suo virtuosismo. Tzimon Barto ha risposto alla sfida in maniera davvero adeguata dal punto di vista tecnico, evidenziando molto bene il carattere rapsodico del brano e il tono sarcastico di certi passaggi. Tirando le somme, direi che il mio personalissimo giudizio nei confronti di questo virtuoso decisamente originale può essere senz’ altro positivo. Uno strumentista dalla personalità così carismatica e comunicativa merita sicuramente di essere riascoltato al più presto.

Christoph Eschenbach ha completato il programma della serata con una eccellente interpretazione dell’ Ottava Sinfonia di Beethoven, perfettamente centrata nel sottolinearne il carattere innovativo e sperimentale che si nasconde dietro l’ apparente omaggio alla classicità viennese. A differenza di quasi tutti i pianisti che salgono sul podio, Eschenbach è veramente un direttore d’ orchestra, in possesso di una tecnica solida affinata sotto la guida e i consigli di Herbert von Karajan e George Szell, che gli permette di tradurre in pratica tutte le concezioni interpretative di una personalità da musicista di altissimo livello. Le sonorità scintillanti della sezione archi, i colori vividi dei fiati in certi dialoghi strumentali e il fraseggio sempre mobilissimo e vivace erano i tratti salienti di un’ esecuzione davvero splendida nel suo tono complessivo acceso e vibrante, perfettamente realizzata da un’ orchestra che ha suonato in maniera impeccabile. Successo vivissimo da parte di un pubblico accorso anche queste volta assai numeroso alla Liederhalle.

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