Dreikönigskonzert – Nicolas Altstaedt e la Stuttgarter Kammerorchester

Nicolas Altstaedt. Foto ©Marco Borggreve
Nicolas Altstaedt. Foto ©Marco Borggreve

Come vuole la tradizione, i quattro complessi sinfonici stabili operanti qui a Stuttgart hanno provveduto a introdurre musicalmente l’ inizio del nuovo anno. Dopo il Silvesterkonzert della SWR Symphonieorchester e i due Neujahrskonzerte tenuti dagli Stuttgarter Philharmoniker e dalla Staatsorchester Stuttgart, il secondo dei quali è stato oggetto di un mio resoconto, la Stuttgarter Kammerorchester ha offerto agli appassionati il consueto Dreikönigskonzert, altro tipico appuntamento che tutte le orchestre tedesche propongono la sera dell’ Epifania per festeggiare la conclusione delle ferie natalizie. È toccato come sempre a Matthias Foremny, il quale dal 2013 è lo Chefdirigent della formazione, dirigere questo appuntamento che come ogni anno l’ orchestra festeggia invitando a prendervi parte un solista di rango. Quest’ anno la scelta è caduta su Nicolas Altstaedt, trentaquattrenne violoncellista franco-tedesco originario di Heidelberg a proposito del quale ho già scritto impressioni molto favorevoli in occasione del suo concerto tenuto sei mesi fa al Ludwigsburger Schlossfestspiele, insieme al mio amico Alexander Lonquich. Come avevo evidenziato in quell’ occasione Nicolas Altstaedt, uno tra gli ultimi allievi del grandissimo Boris Pergamenschikow, in questi ultimi anni si è rapidamente affermato come uno tra i più interessanti artisti della giovane generazione per le capacità virtuosistiche e una personalità caratterizzata da aspetti assai innovativi nelle scelte di repertorio, oltre che nell’ impaginazione di programmi sempre originali nella concezione e ricchi di interesse nello spaziare dalla musica antica eseguita secondo la prassi storicamente informata fino al repertorio classico e alla Neue Musik. A tutto questo si può aggiungere che Nicolas Altstaedt, oltre ad avere fondato nella cittadina svizzera di Liestel un proprio festival intitolato Viva Cello, ha ereditato nel 2012 da Gidon Kremer la direzione artistica della Lockenhaus Kammermusikfest e nel 2014 da Adam Fischer la guida della Haydn Philharmonie, con la quale si esibisce regolarmente a Vienna e allo Schloss Esterhazy di Eisenstadt sia come solista che come direttore.

Per la sua esibizione alla Liederhalle, il giovane cellista ha scelto il Concerto N° 1 op. 33 di Camille Saint-Saëns. Come nel caso del Primo e del Terzo Concerto per violino, entrambi scritti per il leggendario Pablo de Sarasate, anche il primo Concerto per violoncello e orchestra fu ideato dal compositore parigino in base alle caratteristiche di un virtuoso come Auguste Tolbecque, strumentista che fu anche un pioniere nell’ impiego in concerto  della viola da gamba e nella fabbricazione e utilizzo di strumenti costruiti in base alla prassi storicamente informata. La partitura fu ideata da Saint-Saëns quasi come un omaggio alla forma ciclica messa a punto da Liszt e da lui stesso utilizzata successivamente anche in altri lavori come ad esempio la Sinfonia N° 3. Nicolas Altstaedt ha saputo sottolineare in maniera davvero eccellente gli aspetti estremamente virtuosistici su cui è basata la scrittura della parte solistica, con un fraseggio estremamente nervoso e mobile che metteva pienamente in evidenza il carattere quasi declamatorio che il compositore ha voluto conferire agli assoli dello strumento, a partire dall’ esposizione del tema iniziale, che entra subito dopo un secco accordo introduttivo dell’ orchestra e che viene poi continuamente ripreso nel corso dei tre tempi in cui il Concerto è strutturato e che si susseguono senza interruzioni. Altstaedt utilizza le caratteristiche timbriche del suo strumento, costruito dal liutaio romano Giulio Cesare Gigli intorno al 1760, per ottenere un suono ricco di morbidezza e una gamma dinamica varia e raffinata. Un’ esecuzione assolutamente esemplare che ha pienamente confermato le impressioni altamente positive da me esposte a riguardo di Altstaedt dopo il suo recital di Ludwigsburg. Posso quindi confermare che ci troviamo di fronte a un giovane virtuoso estremamente dotato e dalla personalità artistica originale, sicuramente da seguire con attenzione nei prossimi anni. Un magnifico bis bachiano ha suggellato la bella prestazione di Altstaedt, calorosamente applaudita dal pubblico della Liederhalle.

Per quanto riguarda la parte orchestrale del concerto, Matthias Foremny ha aperto la serata con una lettura molto attenta e lucida della Suite orchestrale Le Tombeau de Couperin di Ravel, nella quale gli archi della Stuttgarter Kammerorchester hanno dato una bella dimostrazione di rotondità e compattezza realizzando molto bene le sfumature trasparenti e i colori sfumati richiesti dal podio. Molto buona, nella seconda parte, anche l’ esecuzione della Sesta Sinfonia di Schubert, realizzata da Foremny con una bella vivacità ritmica e una giusta sottolineatura della vena melodica spontanea di questa partitura appartenente agli anni giovanili del compositore austriaco. Forse la scelta dei tempi era un po’ troppo serrata, almeno per il mio gusto, ma in ogni caso l’ interpretazione di Foremny mi è sembrata apprezzabile per la sua ricchezza di brio ed eleganza nel fraseggio. Ottima la prova della Stuttgarter Kammerorchester anche in questo brano, soprattutto per quanto riguarda i bei colori al pastello della sezione fiati. Come fuori programma, una morbida e malinconica esecuzione della schubertiana Entr’ acte N°3 da Rosamunde ha concluso una serata sicuramente di pregio.

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