SWR Symphonieorchester – Abo-Konzert 4

Foto ©swrclassic.de
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Il quarto appuntamento con la stagione sinfonica della SWR Symphonieorchester alla Liederhalle aveva certamente il suo principale motivo di interesse nella presenza di Cornelius Meister, considerato uno dei migliori giovani direttori del momento e che per la prima volta era sul podio della nuova formazione dopo aver già diretto più volte in passato la RSO Stuttgart des SWR e la SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg. Nato ad Hannover nel 1980, Cornelius Meister ha studiato pianoforte e direzione prima nella sua città e in seguito al Mozarteum di Salzburg, imparando a suonare anche il violoncello e il corno. Nel 2005 è stato nominato Generalmusikdirektor del teatro di Heidelberg, diventando il più giovane musicista ad aver ricoperto una carica del genere in Germania. Nei sette anni trascorsi al Theater Heidelberg, il giovane maestro ha ricevuto importanti riconoscimenti come il premio della Deutsche Musikverlegerverband per il miglior cartellone sinfonico e per due volte il Preis des Deutschen Musikrats per la sua attività nel campo della divulgazione musicale per i ragazzi. Cornelius Meister ha debuttato come direttore operistico a soli ventun anni, sul podio della Hamburgische Staatsoper e successivamente ha diretto in teatri lirici importanti come la Bayerische Staatsoper, la Wiener Staatsoper, la Semperoper Dresden, l’ Oper Zurich e la Deutsche Oper Berlin. Nel 2010, mentre la sua attività internazionale si svolgeva a un ritmo sempre più serrato, il giovane direttore di Hannover è stato scelto come Chefdirigent dalla ORF Radio-Symphonieorchester Wien, con la quale si è recato più volte in tournée in Europa e in Asia. A partire dal 2018, Cornelius Meister sarà il nuovo Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart e io dal mio punto di vista credo che questa scelta rappresenti un’ acquisizione importantissima per la vita musicale della città. Ho già avuto modo di scrivere che io considero Cornelius Meister il miglior talento della giovane generazione direttoriale tedesca. Gesto chiarissimo ed efficace, tecnica completa e temperamento versatile dal punto di vista interpretativo fanno di questo giovane un musicista completo e dalla maturità notevole, soprattutto in rapporto all’ età. La sua prestazione in questo concerto ha confermato ampiamente le impressioni positive da me riportate nelle precedenti occasioni in cui avevo avuto modo di ascoltarlo dal vivo, ultima delle quali una fulminante Quarta di Schumann diretta a Ludwigsburg con la sua ORF Radio-Symphonieorchester Wien, circa sei mesi fa.

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La prima parte del programma era dedicata a un omaggio per l’ ottantesimo compleanno di Hans Zender, compositore, saggista e direttore d’ orchestra originario di Wiesbaden conosciuto in particolare per lavori come i cicli Hölderlin lesen e Canto I–VI, i cinque brani sinfonici della raccolta Kalligraphie e i suoi scritti di filosofia musicale riuniti nel 2004 in una raccolta intitolata Die Sinne denken. In “Oh Cristallina” per tre gruppi corali e strumentali (2013/2014, qui eseguito nella versione riveduta del 2016)  Zender offre un esempio del suo lavoro con i microintervalli utilizzano il testo di Juan de la Cruz per un saggio estremamente virtuosistico di scomposizione sonora finalizzata a un processo di integrazione degli intervalli puri, come il settimo e l’ undicesimo armonico, nel sistema temperato allo scopo i esplorare nuove possibilità timbriche e coloristiche. Come l’ autore stesso dichiara: “Ich liebe den kristallinen Charakter der sich so ergebenden Klänge viel mehr als die verschmutzten irrationalen Klänge des temperierten Systems, mit denen wir uns meist zufrieden geben”. Il secondo brano di Zender era un esempio della sua attività nel campo della komponierte Interpretation, ossia la rielaborazione orchestrale di grandi capolavori del passato in ottica contemporanea. I quattro Schubert-Chöre del 1986 rappresentano uno splendido omaggio all’ arte schubertiana, dalla quale Zender prende spunto per tutta una serie di invenzioni timbriche raffinatissime tramite una rielaborazione orchestrale ricercata e di effetto assai attraente. Lo SWR Vokalensemble è probabilmente il gruppo corale più accreditato per l’ esecuzione di questo repertorio e in questa occasione ha offerto una ulteriore prova del suo virtuosismo, magnificamente assecondata dall’ orchestra. Ottima anche la prova del tenore Alexander Yudenkov, solista in due dei cori schubertiani. Cornelius Meister è legato ad Hans Zender da antichi rapporti di amicizia e collaborazione, avendo eseguito già a soli dieci anni di età la prima esecuzione assoluta del ciclo pianistico Spazierwege und Spiele e nel 2006 l’ opera Chief Joseph. La sua interpretazione è stata quindi splendida per idiomaticità stilistica e accuratezza di analisi. Hans Zender era presente in sala ed ha ricevuto vive manifestazioni di affetto dagli spettatori, molti dei quali lo hanno trattenuto per farsi firmare autografi durante la pausa.

Molto interessante come proposta era anche la seconda parte del programm, interamente occupata dalla fantasia sinfonica Die Seejungfrau di Alexander Zemlinsky, composta tra il febbraio 1902 e il marzo 1903 ed eseguita in prima assoluta sotto la direzione dell’ autore il 25 gennaio 1905 insieme al Pelleas und Melisande di Schönberg che catalizzò l’ interesse del pubblico al punto che la partitura venne quasi ignorata. L’autore, dopo un paio di esecuzioni a Berlino nel 1907 e a Praga nel 1908, perse poi interesse per questa sua musica, che non fu stampata e venne dimenticata per decenni. Nella fuga dall’ Austria nazista verso gli Stati Uniti nel 1938, Zemlinsky portò con sé i primi due episodi, mentre la partitura del terzo sembrava perduta per sempre. Invece, ritrovata questa nel 1976 a Vienna e ricostituita qualche tempo dopo l’ integrità del lavoro, esso venne eseguito nuovamente nel 1984, ottant’ anni dopo la prima esecuzione e più di quaranta dopo la morte di Zemlinsky ed è oggi, con la Lyrische Symphonie, il suo lavoro più conosciuto. Il compositore austriaco prese spunto per questo lavoro dalla celebre favola di Hans Christian Andersen rivissuta come una trasfigurazione della sua sfortunata vicenda sentimentale con la giovane Alma Schindler, che lo aveva abbandonato per sposare Gustav Mahler. Zemlinsky, allo stesso modo del suo amico e cognato Arnold Schönberg in opere come il Pelleas und Melisande e i Gurrelieder, impiega in questo lavoro un organico strumentale estremamente nutrito che non è mai utilizzato come massa sonora ma piuttosto allo scopo di moltiplicare le possibilità coloristiche degli effetti orchestrali. Die Seejungfrau è una partitura strutturata come una  grande composizione in tre tempi che non ha nulla di rapsodico ma è invece costruita con sorvegliatezza formale nei rapporti tra le parti e nell’elaborazione dei temi e delle cellule tematiche in un processo compositivo derivato dallo studio del sinfonismo di Brahms, che Zemlinsky venerava. Ma se l’ organizzazione sinfonica è quella tipica del sinfonismo austro-tedesco maturo (Wagner, Brahms, Mahler e anche Richard Strauss), la raffinata, morbida, cangiante veste sonora presenta anche aspetti chiaramente derivati dallo studio della musica francese. Zemlinsky infatti studiava e ammirava Chabrier, Debussy, Dukas, Ravel, dirigendoli anche spesso in concerto.

Alle prese con una partitura così strutturalmente complessa, Cornelius Meister ha offerto una ulteriore stupenda prova del suo talento direttoriale assolutamente fuori dal comune. La varietà di tinte e la raffinatezza di atmosfere sonore che il giovane direttore tedesco è riuscito a ottenere da una SWR Symphonieorchester che progredisce visibilmente ad ogni esibizione, rendevano questa interpretazione assolutamente esemplare e da inserire tranquillamente tra le esecuzioni di riferimento del brano. Ripeto  anche in questa occasione che siamo di fronte a un direttore da seguire attentamente perché destinato a diventare uno dei protagonisti nella vita musicale dei prossimi anni. Noi qui a Stuttgart lo aspettiamo tra due anni sul podio della Staatsoper, che sotto la sua futura direzione potrà sicuramente presentarci cose di gran pregio.

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