Stuttgarter Kammerorchester – “Streicherglück”

Foto ©Silke Winkler
Foto ©Silke Winkler

Per il quarto concerto della stagione in abbonamento, la Stuttgarter Kammerorchester ha presentato un programma sicuramente molto interessante per la combinazione tra brani poco noti e grande repertorio. La prima parte prevedeva infatti l’ esecuzione della Serenata per archi op. 24 di Julius Klengel, seguita da un brano del compositore australiano Brett Dean. Trattandosi di due composizioni non particolarmente presenti nella pratica concertistica, sarà opportuno spendere alcune righe di presentazione sulla figura dei due autori. Julius Klengel (1859-1933) nacque in Sächsen da una famiglia di musicisti. Nel 1900, non meno di sette membri di questa dinastia il cui capostipite era un organista originario di Stolpen suonavano nella Gewandhausorchester. Julius, il figlio più giovane di un musicologo e filologo, studiò da violoncellista e divenne uno dei più celebri virtuosi di tutti i tempi oltre che insegnante assai stimato, se si considera che tra i suoi innumerevoli studenti ci furono strumentisti storici come Ludwig Hoelscher e Gregor Piatigorsky. Avviato allo studio dello strumento fin dall’ infanzia, Klengel dimostrò un talento molto precoce e già all’ età di quindici anni divenne membro della celebre orchestra Messestadt, nella quale a soli ventidue anni raggiunse il rango di violoncello solista. Johannes Brahms, che lo ascoltò diverse volte in concerto, scrisse resoconti entusiastici sui “miracoli” che il giovane virtuoso era in grado di compiere. Oggi il suo nome è ricordato soprattutto per le sue opere didattiche, ancora molto utilizzate nella didattica del violoncello. Ma Julius Klengel era anche un compositore di livello sicuramente rimarchevole. Nella sua produzione gli influssi stilistici derivato da artisti come Brahms, Dvorak o Carl Reinecke, che fu per decenni Gewandhauskapellmeister, sono abbastanza evidenti e un certo accademismo è compensato da notevole freschezza melodica, oltre che dalla inappuntabile padronanza tecnica. Il catalogo delle opere di Klengel comprende più di sessanta brani, tra cui spiccano quattro concerti per violoncello, molta musica da camera diversa e l’ “Hymn for 12 Celli” scritto per dodici dei suoi studenti, che a suo tempo raggiunse una certa popolarità. Quasi sempre c’è il suo amato strumento al centro. Nella Serenata per archi op. 24, accanto a soluzioni stilistiche chiaramente derivate da Wagner e Tchaikovsky , il musicista sassone dimostra la sua predilezione per le melodie di origine slava, chiaramente percebibile soprattutto nella struggente atmosfera lirica del Largo e nel Finale.

Il secondo brano in programma era Carlo, una composizione del 1997 che è probabilmente la più conosciuta nel catalogo delle opere di Brett Dean, cinquantacinquenne musicista australiano nativo di Brisbane che ha iniziato la sua carriera come violista e dal 1985 al 2000 è stato membro dei Berliner Philharmoniker. Da sedici anni Dean ha deciso di dedicarsi completamente alla composizione, attività in cui si era già segnalato durante gli anni Novanta con alcuni lavori insigniti di prestigiosi riconoscimenti internazionali, come ad esempio “Ariel Music” per clarinetto e orchestra, brano del 1995 premiato dall’ UNESCO International Rostrum of Composers. Le sue musiche sono state eseguite in grandi rassegne internazionali come il Lucerne Festival e da bacchette di prestigio come Sir Simon Rattle, che nel 2008 ha diretto la prima esecuzione assoluta del ciclo “Songs of Joy” per baritono e orchestra, a Philadelphia. Lo stile di Brett Dean si caratterizza per una struttura ritmica complessa, con un impiego assai elaborato delle percussioni, e una ricerca di tinte sinfoniche marcate e contrastanti, oltre che per un accentuato virtuosismo strumentale. Il compositore australiano trae spesso la sua ispirazione da fatti extramusicali, come appunto nel caso di Carlo, un brano per archi, sampler e nastro magnetico che trae ispirazione dalla vicenda di Carlo Gesualdo da Venosa, una delle figure più importanti ed enigmatiche nella storia della musica rinascimentale. Le citazioni dalle musiche di Gesualdo contenute nel CD, che oggi sostituisce il nastro registrato, si combinano con gli archi impegnati a descrivere un’ atmosfera di angosciosa drammaticità rappresentante le voci interne dei rimorsi che perseguitano il principe uxoricida. L’ effetto è ricco di fascino per la raffinatezza della scrittura di Brett Dean, che utilizza soluzioni armoniche assai ricercate e combinate sapientemente con suoni di natura attrverso il sampler in una riuscitissima decostruzione della struttura madrigalistica. Sotto la direzione attenta e pulita di Matthias Foremny, la Stuttgarter Kammerorchester ha dato una bella dimostrazione di flessibilità esecutiva passando disinvoltamente dal suono ricco e pieno nel brano di Klengel alle atmosfere rarefatte e timbricamente calcolatissime richieste dalla musica di Brett Dean.

Dopo le proposte raffinate e inusuali della prima parte, l’ esecuzione di uno dei capolavori assoluti del catalogo mozartiano come la Sinfonia Concertante in mi bemolle maggiore K. 364 completava perfettamente l’ equilibrio del programma. Qui le cose più ragguardevoli si sono ascoltate nelle due parti solistiche, stupendamente eseguite da Susanne von Gutzeit, la Konzertmeisterin del complesso, e dal giovane violista Manuel Hofer. Soprattutto la struggente cantabilità del celebre secondo movimento è stata resa in maniera incantevole dal timbro argentato e morbidissimo che la Gutzeit ha tratto dal suo magnifico violino Guadagnini, in perfetta combinazione con gli arabeschi sonori e i colori ambrati della viola di Hofer. con una bella ricchezza di sfumature e di respiro melodico. Per quanto riguarda il sostegno ai solisti e la concezione d’ insieme, Matthias Foremny ha messo in mostra una volta di più il meglio delle sue qualità direttoriali, che io già altre volte ho trovato senza dubbio notevoli per chiarezza di gesto, personalità e capacità di farsi seguire dagli strumentisti. Successo assai vivo da parte di un pubblico assai numeroso.

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