SWR Symphonieorchester – Abo-Konzert 3

Foto ©SWR Symphonieorchester/FB
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La presenza di Christoph Eschenbach è uno dei punti qualificanti nella prima stagione della SWR Symphonieorchester. Il settantaseienne direttore originario di Breslau dirigerà complessivamente fino a luglio diciotto serate tra i concerti in abbonamento e le tournées, svolgendo praticamente un ruolo quasi da direttore stabile ad interim. Dopo aver condotto l’ orchestra in un giro concertistico prima in Germania e poi in Spagna, il maestro slesiano si è presentato sul podio della Liederhalle per il terzo programma della stagione in abbonamento, dedicato a musiche di Kaija Saariaho e Gustav Mahler, i due autori su cui è imperniato il cartellone di quest’ anno.

Per i melomani della mia generazione, Christoph Eschenbach è una figura familiare da molti anni sia come direttore che come pianista. Alcune tra le sue incisioni degli anni Settanta come l’ integrale delle Sonate di Mozart, quella dei Lieder di Schumann con Dietrich Fischer Dieskau e il Primo Concerto di Beethoven sotto la direzione di Herbert von Karajan rappresentano ancora oggi punti di riferimento della discografia. Come direttore d’ orchestra Eschenbach si distingue per la finezza analitica delle sue interpretazioni, oltre che per una tecnica solida e sicura sviluppata grazie ai consogli ricevuti da Karajan e George Szell. Sicuramente, la presenza regolare in questa stagione di un musicista prestigioso e dall’ esperienza così vasta può essere di grande giovamento nel processo di sviluppo che un’ orchestra appena costituita come la SWR Symphonieorchester deve obbligatoriamente affrontare.

Foto ©SWR Symphonieorchester/FB
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Proseguendo il ritratto monografico di Kaija Saariaho, la prima parte del concerto alla Liederhalle presentava Orion, partitura del 2002 dedicata a Franz Welser Most e alla Cleveland Orchestra, che commissionarono il brano e ne furono i primi esecutori. Si tratta di un ritratto musicale, suddiviso in tre parti, del celebre cacciatore mitologico figlio di Poseidone che dopo la sua morte venne tramutato da Zeus in una costellazione astrale. Il contrasto tra la vita terrena avventurosa del personaggio e la sua immobilità eterna dopo la trasmutazione astrale costituisce la base su cui è impostata la partitura della compositrice finlandese. Il primo movimento, intitolato Memento Mori, evolve gradualmente a partire da un’ introduzione evanescente e misteriosa fino a un’ esplosione di sonorità strumentalmente sontuose e ulteriormente rafforzate dell’ entrata dell’ organo. Nel secondo tempo, Winter Sky, una raffinatissima filigrana strumentale accompagna una serie di figurazioni solistiche esposte in successione dall’ ottavino, dal violino solo, dal clarinetto, dall’ oboe e infine dalla tromba con sordina. L’ atmosfera calma e contemplativa viene ribaltata di colpo nel movimento finale, Hunter, in cui sonorità possenti si alternano a passaggi sfumati in una sorta di moto perpetuo che sfuma gradualmente in una sorta di immobilità sonora. Una partitura di grande maestria strumentale, raffinatissima nelle soluzioni di scrittura ed estremamente interessante. Christoph Eschenbach conosce molto bene il pezzo, del quale ha anche recentemente realizzato una registrazione discografica, e ha diretto con una grande sicurezza di braccio e una puntigliosa analisi dei dettagli strumentali, seguito molto bene da un’ orchestra che ha suonato con precisione e bellezza di suono.

Dopo aver diretto la Quinta di Mahler nel corso della tournée in Germania e Spagna, per il concerto alla Liederhalle la scelta di Eschenbach è caduta sulla Prima Sinfonia in re maggiore, brano che sarà eseguito anche nel viaggio in Inghilterra e Scozia previsto per il giugno 2017. Il Mahler di Christoph Eschenbach ha caratteristiche molto personali ed estremamente interessanti. L’ impostazione interpretativa della Prima Sinfonia mi è apparsa estremamente asciutta e antiretorica, con un tono di insieme che richiamava alla mente le letture di direttori come Hermann Scherchen e Michael Gielen. In pratica, quello di Eschenbach è un Mahler decisamente proiettato verso la modernità e il direttore slesiano sottolinea al massimo i caratteri innovativi presenti nella scrittura del compositore boemo anche in questa opera giovanile. Dopo un’ introduzione caratterizzata da pianissimi orchestrali lucidi e taglienti, Eschenbach espone il tema del primo tempo con una scansione ritmica molto netta, senza il consueto rubato iniziale nella prima frase dei violoncelli. Tutta la progressione drammatica del brano si svolge in un tono di splendore sinfonico serrato e severo, senza la minima concessione alla retorica. Anche nel secondo tempo il rigore ritmico domina il fraseggio orchestrale, con pochissime aperture cantabili. Nella marcia funebre del terzo movimento Eschenbach carica al massimo le asprezze dissonanti di certi passaggi dei fiati in un tono quasi espressionistico, mentre il Finale è condotto con blocchi sonori estremamente asciutti e una scelta di tempi abbastanza sostenuta. Una lettura intensa e drammatica in cui la SWR Symphonieorchester ha dato una bella prova d’ insieme, a parte un paio di sbavature nel terzo movimento. Successo trionfale alla fine, con lunghi applausi al direttore e all’ orchestra. Del resto, le battute finali della Prima Sinfonia di Mahler, con la sezione dei corni che si alza in piedi per eseguire la fanfara che introduce la conclusione, sono una di quelle cose che si gustano completamente solo in un’ esecuzione dal vivo e il cui effetto non manca mai di trascinare il pubblico all’ entusiasmo, come è puntualmente accaduto anche in questa occasione.

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