Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger e Alexander Korsantia

Foto ©Stuttgarter Philharmoniker
Foto ©Stuttgarter Philharmoniker

La stagione 2016/17 degli Stuttgarter Philharmoniker è iniziata davvero sotto i migliori auspici. L’ orchestra è stata da pocoinserita nel programma governativo Exzellente Orchesterlandschaft Deutschland, in base al quale riceverà un consistente sostegno finanziario per i prossimi cinque anni, e quasi contemporaneamente il management del complesso ha annunciato il prolungamento fino al 2023 del contratto di Dan Ettinger come Chefdirigent. Per il suo primo ciclo di appuntamenti in cartellone, il quarantacinquenne direttore israeliano ha scelto quest’ anno una serie di programmi dedicati al grande repertorio popolare, che stanno facendo registrare una massiccia affluenza di pubblico. La seconda serata del turno Sextett, a cui ho assistito, era dedicata a due autentici hits della musica classica: il Secondo Concerto per piano e orchestra op. 18 di Rachmaninov e la Quinta Sinfonia di Tschaikowsky. Con un simile programma, non c’ è da meravigliarsi che la Liederhalle abbia fatto registrare il tutto esaurito con diversi giorni di anticipo e che la serata siat stata particolarmente apprezzata da un pubblico venuto per godersi l’ ascolto di due partiture che da sempre fanno parte dell’ immaginario popolare.

Solista nel Concerto di Rachmaninov era Alexander Korsantia, cinquantunenne pianista nato in Georgia e dal 1992 residente in Canada e poi a Boston, impostosi all’ attenzione internazionale dopo la vittoria nell’ edizione 1995 dell’ Arthur Rubinstein International Piano Competititon di Tel Aviv. Uno strumentista senza dubbio di ottimo livello, dotato di mezzi tecnici completi e che inoltre ha messo in mostra una bella intesa con Ettinger, che ha eseguito questo brano con lui diverse volte in giro per il mondo. il problema è che il Secondo Concerto di Rachmaninov è uno di quei pezzi in cui suonar bene non è sufficiente. In una partitura il cui fascino principale è costituito da una vena melodica sempre in delicato equilibrio tra la sincerità fervida e il kitsch, al solista si richiede un pizzico di arroganza, carisma e capacità di sbalordire senza per questo cadere nell’ esibizionismo. Il pianismo di Korsantia, educato e formalmente impeccabile ma poco coinvolgente, la sonorità che non arrivava mai a svettare in modo imperioso, il fraseggio corretto ma senza quel pizzico di eccentricità che è assolutamente necessario per evidenziare le caratteristiche peculiari del Concerto in do minore, hanno prodotto come risultato un’ interpretazione molto corretta e godibile ma complessivamente priva di carisma. Dan Ettinger ha realizzato molto bene la parte orchestrale anche se si avvertiva spesso come fosse costretto a trattenere il volume del suono per non sovrastare la sonorità di Korsantia, bella di qualità e molto ben graduata nelle dinamiche ma di volume abbastanza ridotto. La chiusa spettacolare del terzo movimento ha comunque acceso come sempre l’ entusiasmo del pubblico, che ha applaudito a lungo il pianista georgiano. Secondo la mia opinione dopo questo ascolto, uno strumentista che potrebbe essere interessante da ascoltare in un altro repertorio.

L’ atmosfera si è ravvivata nella seconda parte, con un’ esecuzione della Quinta di Tschaikowsky in cui Dan Ettinger ha potuto dar sfogo a tutto il suo temperamento passionale e mostrare al meglio i frutti del suo lavoro con gli Stuttgarter Philharmoniker che ha portato a risultati davvero apprezzabili. Il suono degli archi ha guadagnato molto in termini di compattezza e profondità, il peso e la proiezione degli ottoni conferivano un’ evidenziazione perfetta ai blocchi sonori degli accordi raffiguranti il tema del destino che ricorrono ciclicamente lungo il percorso della partitura. Dan Ettinger ha utilizzato queste possibilità per una lettura intensa e serrata, di una tensione drammatica davvero avvincente. Il direttore israeliano concepisce la Quinta di Tschaikowsky come un affresco unitario e indivisibile, tanto da rinunciare alle pause tra un tempo e l’ altro per non spezzare l’ atmosfera d’ insieme. Il clima cupo e minaccioso delle battute introduttive si trasforma gradatamente in un quadro drammatico a tinte forti, alle quali segue il canto fervido e pieno di passionalità del secondo movimento, introdotto in maniera tecnicamente impeccabile dal corno solista. Squisito il gioco di rubati con cui Ettinger ha reso il Valse prima di lanciare l’ orchestra in un’ esecuzione accesa e drammaticissima del movimento finale, con un progressivo accumulo di tensione che preparava in maniera efficacissima l’ esplosione della battute conclusive. Un’ interpretazione ammirabile per coerenza e ricchezza di senso tragico, che il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo. Il sodalizio artistico di Dan Ettinger con gli Stuttgarter Philharmoniker promette sicuramente di regalarci altre serate interessanti.

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2 pensieri su “Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger e Alexander Korsantia

  1. Grazie Gianguido per questi contributi che sollevano lo spirito da questo nostro grigiore autunnale. Bis gleich!

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