Bruno Ganz & delian::quartett – “Dmitri Shostakovich – Spuren eines Lebens”

Foto ©Ruth Walz
Foto ©Ruth Walz

Non credo sia necessario spiegare chi sia e che cosa rappresenti la figura di Bruno Ganz. Il grande attore svizzero è considerato una vera e propria icona del mondo teatrale e cinematografico di lingua tedesca per le sue leggendarie collaborazioni con registi come Peter Stein, Klaus Michael Grüber, Claus Peymann, Luc Bondy, Deborah Warner e Dieter Dorn oltre che per una filmografia che comprende veri e propi cult movies, tra i quali io personalmente amo in particolare La Marquise d’O di Eric Röhmer, Der Amerikanische Freund, Der Himmel über Berlin e In weiter Ferne, so nah! di Wim Wenders, Luther di Eric Till, Der Untergang di Oliver Hirschbiesel e Der Baader Meinhof Komplex di Uli Edel. Designato personalmente da Josef Meinrad come suo successore nel possesso dell’ Iffland-Ring (un anello con l’ effigie di August Wilhelm Iffland, amico personale di Schiller che gli affidò il ruolo di Franz Moor nella prima rappresentazione assoluta di Die Räuber a Mannheim), che rappresenta forse il massimo riconoscimento per un attore di lingua tedesca, Bruno Ganz ha preso parte anche a diversi progetti in campo musicale soprattutto insieme al suo grande amico Claudio Abbado. Il sodalizio StuttgartKonzert ha presentato al Theaterhaus lo spettacolo Dmitri Shostakovich – Spuren eines Lebens, la più recente produzione di tipo musicale realizzata dal grande attore zurighese. Si tratta di una serata che unisce letteratura e musica, che ha già ottenuto un grandissimo successo in molte città della Germania, dedicata a un ritratto di Dmtri Shostakovich delineato tramite la lettura di brani tratti dal romanzo Europe Central di William T. Vollmann alternati a pagine tratte dai Quartetti per archi del compositore russo eseguite dal delian::quartett, un complesso formato dai violinisti Adrian Pinzaru e Andreas Moscho, dal violista Georgy Kovalev e dalla violoncellista Miriam Prandi, che in meno di dieci anni si è guadagnato una posizione di primo piano tra le formazioni cameristiche dell’ ultima generazione.

Foto: StuttgartKonzert
Foto: StuttgartKonzert

Il romanzo Europe Central, pubblicato nel 2005, ebbe una risonanza enorme tanto da essere insignito del National Book Award. Tradotto in diverse lingue e divenuto un bestseller a livello mondiale, il libro dello scrittore californiano William T. Vollmann è una monumentale saga epica suddivisa in diciassette racconti, che tratta di un ampio gruppo di personaggi coinvolti nella guerra tra Germania e Unione Sovietica, tra i quali la figura di Shostakovich è delineata in maniera magistrale nei suoi rapporti con il regime comunista. La scelta di brani operata da Bruno Ganz per questa Lesung ci restituisce un ritratto avvincente delle vicissitudini che il compositore si trovò ad affrontare e della sua continua lotta per salvare i principi della sua arte dalla censura e dalle accuse di formalismo. Situazioni amare, dolorose, sarcastiche e grottesche si susseguono in un clima sempre più avvincente, integrato da alcune delle pagine più belle tratte dai Quartetti N° 3, 4 e 8 e da brani tratti da altre composizioni come le musiche di scena per Hamlet, la Theater Suite e la musica per il film Ovod. Interessantissima mi è sembrata soprattutto la parte dedicata alle tormentate vicente dell’ opera Ledi Makbet Mtsenskogo Uyezda, il cui travolgente successo in Russia fu stroncato dal celebre articolo apparso sulla Pravda e probabilmente dettato o almeno approvato da Stalin in persona, nel quale Shostakovich veniva accusato di tendenze borghesi e antisovietiche. Anche la graffiante ironia che caratterizza la descrizione di Shostakovich che come presidente della giuria nella prima edizione del Premio Tchaikowsky nel 1958, si trova a dover premiare il giovane pianista amaricano Van Cliburn in una situazione dove l’ imbarazzo delle autorità politiche crea un clima misto di tragico e grottesco, era sicuramente tra le cose più coinvolgenti della serata. Struggente e intensissima è apparsa soprattutto la conclusione, con la sublime melodia del Largo conclusivo dall’ Ottavo Quartetto op. 110, dedicato dal Shostakovich “alle vittime del fascismo” che faceva da seguito ideale alle pagine del romanzo il cui il musicista racconta la sua lunga malattia e traccia il bilancio della sua vita artistica e che completava simmetricamente il programma, che era stato aperto dall’ esecuzione del movimento iniziale dal medesimo Quartetto, in cui Shostakovich impiega il tema D-Es-C-H (RE-Mib-DO-SI) formato dalle iniziali del suo nome e cognome, quasi una specie di firma musicale che ritroviamo spesso nei suoi lavori.

La recitazione di Bruno Ganz, straordinariamente espressiva e allo stesso tempo sobria e mai debordante, si integrava a meraviglia con l’ empatia intensa messa in mostra dal delian::quartett, che ha suonato con una carica espressiva e una consapevolezza stilistica veramente da complesso di prim’ ordine. Ne è risultata una serata di altissimo livello culturale, che ci ha restituito un ritratto vivo e palpitante di un musicista la cui arte appartiene ai massimi esiti espressi dal Novecento. Un appuntamento che il pubblico di Stuttgart ha dimostrato di apprezzare, visto che il teatro era pieno in ogni ordine di posti e il successo è stato vivissimo.

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