Festspielhaus Baden-Baden – Anne-Sophie Mutter e la London Philharmonic Orchestra

Foto ©ManoloPress/Michael Bode
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Per chi non vive nel Baden-Württemberg, è difficile immaginare la fama di cui Anne-Sophie Mutter gode da queste parti. La grande violinista nativa di Rheinfelden qui è considerata una vera e propria leggenda vivente e quando si esibisce da noi, cosa che avviena almeno due o tre volte all’ anno, i melomani arrivano in massa da ogni angolo del Land per tributarle tutto il loro affetto. Così è accaduto anche per il concerto al Festspielhaus Baden-Baden con la London Philharmonic Orchestra, per il quale i biglietti sono andati letteralmente a ruba con diverse settimane di anticipo. Nel piazzale di fronte al Festspielhaus erano parcheggiati diversi pullman provenienti da tutte le principali città della regione e davanti alla cassa, due ore prima dell’ inizio, una lunga fila di gente era in coda per i posti in piedi che la direzione del teatro ha messo in vendita. Nel foyer prima del concerto si poteva notare un pubblico eterogeneo in cui gli spettatori facoltosi in abito da sera si mescolavano ai semplici appassionati, molti dei quali si erano portati dietro i bambini per venire ad ascoltare “die Anne-Sophie”, come la Mutter è chiamata familiarmente da queste parti. Oltre alla fama mondiale di cui gode l’ artista e all’ orgoglio campanilistico, tanta ammirazione è sicuramente dovuta anche alla riconoscenza per l’ impegno sociale che Anne-Sophie Mutter ha sempre dimostrato tramite il suo sostegno finanziario a fondazioni benefiche e quello per lo sviluppo artistico dei giovani musicisti, da lei operato tramite una sua fondazione appositamente costituita. Va anche aggiunto che la Mutter è particolarmente amata dal pubblico di Baden-Baden perché ha sostenuto fin dall’ inizio in maniera concreta il progetto del nuovo teatro e della Kulturstiftung che lo amministra, nel cui Kuratorium artistico è membro fin dagli inizi dell’ attività.

Foto ©ManoloPress/Michael Bode
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Una tale attesa da parte del pubblico è stata pienamente ripagata da un’ esibizione di altissimo livello. La Mutter, elegantissima in uno dei suoi abiti da concerto che lei cuce personalmente, ha suonato il Concerto per violino op. 64 di Mendelssohn, brano che da sempre è uno dei sui cavalli di battaglia favoriti. La sua interpretazione, documentata dalla due splendide registrazioni eseguite insieme a Herbert von Karajan e Kurt Masur, è considerata una delle versioni di riferimento nella discografia del pezzo e la violinista di Rheinfelden anche in questa circostanza ha incantato il pubblico del Festspielhaus con il fascino di un fraseggio aristocratico e sfumatissimo, la chiarezza cristallina delle sonorità e quel suo tipico fraseggio mobile e flessibile in cui l’ andamento ritmico nasce e si sviluppa in base alla struttura interna della frase. Dal punto di vista tecnico, la Mutter è sempre nel pieno possesso delle sue straordinarie capacità virtuosistiche per cui da sempre va famosa e che le consentono di rendere i passaggi di agilità con una souplesse straordinaria e un’ eleganza inarrivabile. Assolutamente magnifico il tono interpretativo di struggente cantabilità con cui la Mutter ha reso l’ Adagio, sviluppando con straordinaria eloquenza la linea melodica in modo appassionato, con un respiro di straordinaria eloquenza. Un terzo tempo virtuosisticamente scintillante e spettacolare per souplesse ed eleganza suggellava un’ esibizione complessivamente di altissimo livello, a confermare la statura assoluta di una strumentista che si mantiene saldamente ai vertici del panorama concertistico internazionale. Diversi minuti di applausi hanno espresso l’ omaggio del pubblico alla sua beniamina; prima dell’ immancabile fuori programma, Anne-Sophie Mutter ha ricordato in maniera commossa il primo anniversario della strage al Bataclan, dedicando alle vittime una struggente esecuzione della Sarabanda dalla Partita in re minore di Bach.

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Sotto questo punto di vista, la serata valeva assolutamente il viaggio. Per poter inserire il concerto nel novero degli avvenimenti indimenticabili, ci sarebbe però voluto un altro contesto generale. Non voglio essere frainteso: la London Philharmonic Orchestra ha suonato in maniera impeccabile, confermando la sua reputazione di complesso di altissimo livello internazionale. Il suono è compatto e omogeneo, morbido e pastoso, con una sezione dei legni che sfoggia incantevoli colori al pastello e ottoni impeccabili per quanto ruduarda squillo e intonazione. Peccato che tutto questo prezioso materiale sonoro fosse amministrato in maniera pressoché burocratica dalla direzione di Robin Ticciati, giovanotto londinese di aspetto attraente, con una bella chioma ricciuta, dalle movenze azzimate come quelle di un dandy che si aggira nella sale di un club in Grosvenor Square o Savile Row e che il mainstream mediatico internazionale sta descrivendo come una specie di genio emergente del podio. Per quello che si è ascoltato in questa occasione, sono spiacente di non potermi accodare al corteo di elogi. Se nel Concerto di Mendelssohn la parte orchestrale è venuta fuori al meglio in quanto era chiaramente la Mutter a condurre il gioco e il giovane gentleman albionico si è intelligentemente limitato a servire diligentemente la sua linea interpretativa, nel resto del programma le cose non hanno funzionato altrettanto bene. Credo di non aver mai ascoltato in vita mia un’ esecuzione dell’ Ouverture dal Manfred di Schumann così disinnescata di tutto il senso dell’ angoscia drammatica e dell’ atmosfera di catastrofe incombente che il brano dovrebbe trasmettere e una lettura della Sinfonia “Dal nuovo mondo” di Antonín Dvořák così scolastica e slavata, noiosamente accademica e del tutto priva di un senso interpretativo personale. A parte la trovata di allargare al massimo le due pause che seguono gli accordi introduttivi nel Finale io non ho ascoltato pressochè nulla, nella direzione di Robin Ticciati, che andasse oltre gli obiettivi di un’ esecuzione formalmente corretta ma completamente priva di originalità nel fraseggio e nella scelta delle tinte orchestrali. Nella visione di Robin Ticciati, il Nuovo Mondo sembra essere al massimo quello di un meeting tra uomini d’ affari in giacca blù e cravatta regimental che discutono pacatamente durante un party in un attico di Park Avenue. Tutto very polite and accomplished, ma ben poco interessante. Il pubblico, galvanizzato dall’ esibizione della Mutter, ha comunque applaudito a lungo anche il bel giovine cresciuto sulle rive del Tamigi e l’ orchestra. Per quanto mi riguarda, sotto questo punto di vista la serata ha costituito l’ ennesima dimostrazione del fatto che non bisogna fidarsi quando si leggono certi resoconti entusiastici da parte di un sistema mediatico spasmodicamente impegnato a scoprire ogni giorno un nuovo genio.

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Un pensiero su “Festspielhaus Baden-Baden – Anne-Sophie Mutter e la London Philharmonic Orchestra

  1. Conosco, ovviamente non personalmente, la signora Mutter fin dagli anni 80 in cui veniva citata come la prediletta di Karajan ma anche per la precoce abilità strumentistica. Questa recensione conferma che, nonostante l’età non più giovanile, la violinista è ancora oggi fra i maggiori interpreti nel suo ruolo. Dalla biografia si evince come la musica l’abbia coinvolta a tal punto da dare ai suoi figli i nomi di Arabella e Richard anche se il nome della femmina pare abbia poco a che fare con il personaggio dell’omonima opera di Richard Strauss (che il nome del secondo figlio abbia qualche affinità anche qui?). Ho letto con molto interesse che la signora Mutter si distingue anche per contributi fattivi inerenti le attività musicali della sua regione. Che dire. brava in tutti i sensi oltre che ancora bella.

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