Il Pavel Haas Quartet a Stuttgart

Foto ©Marco Borggreve
Foto ©Marco Borggreve

Sono da sempre un grande appassionato di musica da camera e mi dispiace di non poter frequentare quanto vorrei i concerti dedicati a questo tipo di repertorio. Ma l’ esibizione a Stuttgart del Pavel Haas Quartet rappresentava una di quelle serate che sono occasioni da non mancare a qualsiasi costo. Un concerto di musiche per quartetto d’ archi è per me uno dei piaceri più nobili ed elevati che un melomane possa concedersi e in questa circostanza ero anche fortemente attratto dalla possibilità di ascoltare in concerto una delle formazioni più accreditate a livello internazionale tra i complessi della giovane generazione.

Il Pavel Haas Quartet è stato fondato nel 2002 da due musicisiti praghesi, la violinista Veronika Jarůšková e il violoncellista Peter Jarůšek, che nella vita sono marito e moglie. Nel corso degli anni, la formazione del gruppo ha conosciuto diversi cambiamenti per quanto riguarda i ruoli di secondo violino e viola, che da quattro anni sono rivestiti da Marek Zwiebel e Radim Sedmidubský. Il quartetto prende il nome dal compositore ceco Pavel Haas (1899 – 1944) che fu allievo prediletto di Janáček e venne arrestato dai nazisti nel 1941 per essere deportato ad Auschwitz dove morì circa tre anni dopo. Formatosi a livello didattico tramite la guida di membri del Quartetto Italiano, del Borodin Quartet, del Quartetto Amadeus e soprattutto tramite una costante collaborazione con Walter Levin, il fondatore del LaSalle Quartet, e di Milan Škampa, violista del leggendario Quartetto Smetana, il Pavel Haas Quartet si è imposto all’ attenzione del mondo musicale con la vittoria nell’ edizione 2005 del Premio Borciani a Reggio Emilia. In seguito a questa affermazione, il gruppo ha iniziato una brillantissima carriera internazionale che lo ha portato a esibirsi in tutte le sale da concerto più prestigiose del mondo ed è documentata da sei album registrati in esclusiva per la Supraphon, che hanno ottenuto riconoscimenti critici prestigiosi come il Gramophone Chamber Music Award, vinto per quattro volte a partire dal loro primo CD dedicato al secondo Quartetto di Pavel Haas e al Quartetto N°2 di Janáček, il Diapason d’Or de l’Année 2010 per il CD dedicato ai primi due Quartetti di Prokofiev e il BBC Music Magazine Award per il disco più recente, con due Quartetti di Smetana. In questa stagione il Pavel Haas Quartet, oltre a tenere concerti nelle maggiori sale europee, tornerà in tournée negli Stati Uniti e si esibirà per la prima volta in Giappone.

Gli appassionati di Stuttgart hanno riempito quasi al completo la Mozartsaal della Liederhalle per ascoltare questo complesso, la cui esibizione ha confermato in pieno il loro ruolo di degni esponenti di quella scuola ceca che, nel campo deli strumenti ad arco, ha prodotto personalità concertisitche prestigiose come quelle di Jan Kubelik, Váša Příhoda (marito di Alma Rosé, la nipote di Gustav Mahler), Josef Suk e Saša Večtomov. Il suono d’ insieme del Pavel Haas Quartet è splendido per morbidezza e ricchezza di tinte, perfettamente equilibrato e definito nella chiarezza delle quattro voci strumentali che dialogano tra loro con una perfetta unità di intenti. L’ esecuzione dei Cinque movimenti per quartetto d’archi op. 5 di Anton Webern che apriva il programma era davvero di altissimo livello per l’ intensità concentrata del fraseggio e la minuziosa definizione di tutte le dinamiche. Nel Quartetto in la minore op. 68 di Shostakovich, scritto nel 1944 e dedicato al compositore Vissarion Shebalin, il fascino lirico delle melodie che spesso citano cellule motiviche provenienti dalla musica popolare ebrea è stato reso in maniera intensa e struggente soprattutto nei primi due movimenti, cun un fraseggio perfetto nella sua idiomaticità stilistica e nel rendere in pieno lo spessore del pensiero musicale e l’ intensità dei contenuti che sono caratteristiche peculiari della scrittura quartettistica di Shostakovich, che raggiunge esiti raffinati come in pochissimi altri casi nella storia compositiva di questo genere.

Per quanto mi riguarda, il brano che io attendevo con maggior impazienza era il Quartetto in sol maggiore D. 887 di Schubert che occupava interamente la seconda parte del programma. Non nego che la presenza di questo brano, che io considero uno tra i vertici assoluti non solo nella produzione schubertiana ma in tutta la musica del XIX secolo, sia stato uno dei motivi principali che mi hanno spinto alla Liederhalle per assistere alla serata. Il Quartetto in sol maggiore è per me uno degli esiti supremi nell’ ultima produzione del compositore austriaco, un capolavoro di una bellezza suprema. Come nella Sinfonia in do maggiore e nelle tre ultime Sonate per pianoforte, in questo brano Schubert dilata i confini della forma classica fino a farle assumere proporzioni monumentali, con arditezze nella scrittura che in rapporto all’ epoca sono straordinarie per modernità e novità di concezione. Il grande musicologo Alfred Einstein ha giustamente notato che il primo tempo del Quartetto in sol maggiore, se strumentato per grande orchestra, potrebbe essere tranquillamente scambiato per quello di una Sinfonia di Bruckner. Si tratta di un lavoro che io ho amato intensamente fin da quando ne feci conoscenza, ormai molti anni fa, e che cerco di riascoltare in concerto ogni volta che mi si presenta l’ occasione. Il Pavel Haas Quartet ne ha dato un’ interpretazione assolutamente esemplare per lucidità di concezione complessiva e tensione drammatica, evidenziando come meglio non si poteva le grandi architetture formali del primo movimento e il clima di forte tensione drammatica, incalzante e quasi stridente nella sua irrequietezza cromatica, dell’ Andante un poco mosso. Davvero squisita l’ eleganza con cui i quattro strumentisti cechi hanno risolto il terzo tempo e davvero da manuale la progressiva accelerazione della scansione ritimica nel Finale, fino ad una conclusione splendida per intensità drammatica. Una prova di grande maturità interpretativa in un brano tra i più difficili di tutta la letteratura quartettistica, seguita dal pubblico con una concentrazione attentissima sfociata in una vera e propria ovazione tributata ai quattro componenti del Pavel Haas Quartet, che con questa prestazione ha confermato in pieno la sua statura di complesso di altissimo livello. Come bis, un Valzer pianistico in trascrizione per quartetto, tratto dall’ op. 54 di Dvorak, ha concluso in maniera impeccabile un concerto a cui valeva davvero la pena di essere presenti.

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2 pensieri su “Il Pavel Haas Quartet a Stuttgart

  1. Non conosco il quartetto in sol maggiore D. 887 di Schubert ma da come è stato descritto, dovrò ascoltarlo con la stessa attenzione con il quale è stato recensito. Grazie per questo nuovo contributo.

    • È un pezzo tra i più grandi nell’ intera letteratura quartettistica. In attesa di una registrazione da parte del Pavel Haas Quartet, consiglio la vecchia incisione mono del Quartetto Amadeus e quella del Quartetto Italiano. Grazie a te del commento

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