Internationale Bachakademie Stuttgart – Gipfel des Chorgesanges

Foto SWR Classic/FB
Foto SWR Classic/FB

Per il secondo appuntamento con il ciclo degli Akademiekonzerte alla Liederhalle, la Bachakademie Stuttgart ha presentato un programma imperniato sull’ oratorio Golgotha del compositore svizzero Frank Martin, nato a Genf nel 1890 e spentosi in Olanda, a Naarden, nel 1974. Una proposta culturale interessante e di grande rilevanza, purtroppo non premiata dal consueto afflusso di pubblico. Per la prima delle due esecuzioni di questo programma la sala presentava infatti parecchi vuoti, anche a motivo del fatto che contemporaneamente nelle altre tre sale della Liederhalle si tenevano altrettanti concerti dal programma decisamente attraente e inoltre all’ Hospitalhof, distante poche centinaia di metri, la Hugo-Wolf-Akademie proponeva la seconda serata del ciclo dedicato all’ integrale liederistica del compositore a cui il sodalizio è dedicato. Se poi aggiungete che anche la Staatsoper aveva in programma una recita del Fidelio, credo che tutto questo sia sufficiente a dare un’ idea di cosa sia l’ offerta culturale proposta dalla città e del perché la Beethovensaal non fosse completamente piena in questa occasione. Ad ogni modo, chi ha scelto di dare la preferenza a questo appuntamento non si è sicuramente pentito della decisione, visto che il concerto diretto da Hans-Cristoph Rademann ci ha dato l’ opportunità di fare conoscenza con un lavoro di rara esecuzione e decisamente ricco di spunti interessanti.

Figlio di un pastore calvinista di origine francese e discendente di profughi ugonotti, Frank Martin è oggi ricordato soprattutto per la sua produzione nel campo della musica corale, iniziata nel 1930 con la Cantate pour le temps de Noel e nella quale spiccano soprattutto i cinque grandi oratori per soli, coro e orchestra. Golgotha è il secondo della serie, dopo Le vin herbé, oratorio profano da tre capitoli del romanzo Tristano e Isotta di Joseph Bédier e successivamente seguito da In Terra Pax, da Le Mystère de la Nativité e dal Requiem. Per il testo di Golgotha, partitura scritta fra il 1945 e il 1948 e dedicata al tema della Passione, Frank Martin utilizzò una crestomazia di brani tratti dai quattro Vangeli alternandoli con passi di meditazioni affidate al coro che intona testi provenienti dalle Confessioni di Sant’ Agostino. Dal punto di vista stilistico, la musica evidenzia un linguaggio altamente originale, in cui il senso del ritmo e l’ espressività della scrittura melodica si uniscono a un sapiente uso di tecniche raffinate nell’ armonia all’interno di un quadro tonale allargato. Nella scrittura vocale colpiscono l’ accurata flessibilità e plasticità della declamazione sillabica e l’ ampio respiro epico nei grandi affreschi corali e nel trattamento delle parti solistiche; per quanto riguarda la tecnica di strumentazione, nella partitura spicca l’ uso esemplare delle possibilità sonore e musicali dei singoli strumenti, spesso abbinati in maniera inusuale per ottenere combinazioni timbriche di grande fascino. Tirando le somme, un lavoro che valeva decisamente la pena di conoscere.

Foto SWR classic/FB
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Per quanto riguarda l’ esecuzione, il giudizio non può che essere ampiamente positivo. Hans-Cristoph Rademann ha colto alla perfezione il senso di questa specie di Passione laica dall’ atmosfera di doloroso stupore analoga a molti altri lavori composti immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Penso per esempio alla Terza Sinfonia, la cosiddetta Symphonie Liturgique di Arthur Honegger, compatriota di Martin, scritta pressochè contemporaneamente a Golgotha e caratterizzata da un clima sonoro che presenta evidenti analogie con quello dell’ oratorio. Alla guida di una SWR Symphonieorchester che sta guadagnando gradatamente coesione e compattezza di suono, Rademann ha messo perfettamente in evidenza tutte le raffinatezze della scrittura strumentale fornendo una splendida base sonora ai virtuosismi di declamazione esibiti da una Gaechinger Cantorey che, dopo la virtuosistica esecuzione del Mottetto per otto cori a cinque voci “Spem in alium” di Thomas Tallis posto in apertura di serata come introduzione, ha conferito al grande affresco corale di Golgotha una perfetta plasticità nell’ articolazione dei testi e una grande varietà di sfumature. Ottima anche la prova del quintetto vocale, in cui spiccava soprattutto la perfetta caratterizzazione del ruolo di Gesù da parte di Markus Eiche, basso-baritono che da anni collabora con la Bachakademie eche in questi ultimi tempi si sta conquistando una meritatissima reputazione internazionale. Molto positiva anche la prova degli altri solisti, che erano il soprano Letizia Scherrer, il mezzosoprano Michaela Selinger, il tenore Brenden Gunnell e il basso Ralf Lukas. Pubblico non numerosissimo, come si è già detto in apertura del post, ma assai caloroso nel tributare un vivo successo alla conclusione della serata.

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