Internationale Bachakademie Stuttgart – Bach und die Reformation

Foto ©Holger Schneider
Foto ©Holger Schneider

Dopo il grande successo della Musikfest, la Bachakademie Stuttgart ha aperto il ciclo degli Akedemiekonzerte alla Liederhalle con un programma dedicato a musiche di Bach, comprendente lavori ispirati al tema della Riforma luterana. Il prossimo anno, infatti, qui in Germania si celebrerà il cinquecentesimo anniversario del giorno in cui Martin Luther affisse le sue 95 Tesi alla porta principale della Wittenberger Schlosskirche, dove oggi si trova la sua tomba insieme a quella di Philipp Melanchthon. Anche se la data esatta è messa in dubbio dagli storici, la chiesa evangelica festeggia il 31 ottobre come Reformationstag. Durante i suoi anni di attività come Thomaskantor a Leipzig, il tema della Riforma fu spesso tenuto presente da Bach nella scelta dei testi utilizzati nelle musiche corali da lui composte per il Gottendienst; il programma scelto da Hans-Cristoph Rademann per la serata di apertura della stagione alla Liederhalle presentava appunto una scelta di musiche particolarmente legate a questo argomento.

Questo concerto rappresentava anche l’ esordio stagionale della nuova Gaechinger Cantorey, nome con cui Rademann ha voluto ribattezzare i complessi vocali e strumentali della Internationale Bachakademie Stuttgart da lui riorganizzati come formazione adatta ai criteri di esecuzione storicamente informata. Il brano di apertura del programma era la Sinfonia introduttiva della Cantata BWV 49 in cui la presenta di una parte per organo obbligato costituiva l’ opportunità di esibire il nuovo strumento fatto costruire dalla Bachakademie sul modello di un organo positivo Silbemann recentemente riscoperto, per farlo diventare il simbolo sonoro del nuovo complesso riformato. Seguiva poi la Cantata BWV 126 “Erhalt uns, Herr, bei deinem Wort”, composta per la Domenica di Sessagesima ed eseguita per la prima volta il 4 febbraio 1725. Il testo utilizzato da Bach si basa su due Kirchenlieder di Lutero integrati da strofe di altri autori ed evoca nel brano corale di apertura la tematica della Chiesa protestante assediata dai nemici, sottolineata musicalmente da un tema di quattro note esposto dalla tromba solista su un cantus firmus delle voci sopranili del coro, mentre le altre sezioni sottolineano la melodia tramite un gioco di imitazioni. Le arie solistiche sono impreziosite da una squisita scrittura strumentale con la presenza di due oboi obbligati. Una strumentazione ricca ed elaborata caratterizza anche l’ atmosfera da festività solenne della Cantata BWV 79 “Gott, der Herr, ist Sonn und Schild” scritta per il Reformationstag dello stesso anno. La presenza di trombe e timpani nell’ introduzione sottolinea l’ atmosfera di celebrazione della ecclesia militans espressa da un solenne tema di marcia seguito da una contromelodia basata su una nota ripetuta insistentemente. Come ha notato John Eliot Gardiner in un suo studio su questa Cantata, la scansione ritmica del timpano vuole probabilmente evocare il rumore del martello con cui Lutero affisse le sue Tesi alla porta della chiesa di Wittenberg. Anche le arie presentano una struttura di grande ricchezza e raffinatezza mentre i Corali sono basati, come sottolineato a suo tempo da  Helmuth Rilling, su un’ unitá tematica di particolare coerenza.

Bach riutilizzò i temi del coro introduttivo e del duetto “Got, ach Gott” dalla Cantata BWV 79 nella composizione della Messa in sol maggiore BWV 236, quarta della cosiddette Messe Luterane in cui il musicista di Eisanach rielabora materiale tematico originariamente ideato per le Cantate. Ognuna di esse è formata solo dal Kyrie e dal Gloria, articolati in sei movimenti. Il Kyrie è un movimento corale unico in tre sezioni e il Gloria è in cinque movimenti. Il primo e l’ ultimo movimento del Gloria sono corali, inframmezzati da arie.

Dal punto di vista esecutivo, la serata ci ha consentito di apprezzare ulteriormente la qualità del lavoro che Hans-Cristoph Rademann sta svolgendo come direttore della Bachakademie. Nel riorganizzare i complessi del sodalizio il direttore sassone non ha compiuto una rivoluzione copernicana ma si è limitato ad adattare i criteri esecutivi di base fissati da Helmuth Rilling alle nuove esigenze imposte dall’ esecuzione di tipo filologico. Restano immutate la trasparenza e definizione perfetta dell’ articolazione nelle parti corali, ora splendidamente incorniciate da una veste strumentale che Rademann realizza con una bellezza di suono e una raffinatezza di fraseggio veramente notevoli. Eccellente anche il quartetto dei solisti, soprattutto per quanto riguarda Dorothee Mields e Tobias Berndt. Il soprano olandese, che ultimamente collabora spesso con la Bachakedemie, conferma la sua statura di interprete tra le migliori disponibili oggi in questo repertorio. Il basso-baritono Tobias Berndt ha messo ancora una volta in mostra i pregi di uno strumento vocale notevole per colore e morbidezza, oltre che un fraseggio intenso e concentrato. Ottima anche la prova del giovane tenore islandese Benedikt Kristjánsson, dalla voce timbricamente luminosa come quella del controtenore Benno Schachtner, che ha evidenziato un’ omogeneità di suono davvero difficile da ascoltare nei cantanti della sua corda. Successo vivissimo, per una serata davvero molto interessante sotto tutti i punti di vista.

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