“Zaide. Eine Flucht” a Stuttgart

Foto ©A. T. Schaefer
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Dopo il grande successo delle recite di Idomeneo al Ludwigsburger Schlossfestspiele, l’ associazione Zuflucht Kultur ha nuovamente presentato, nella sala da concerto della Musikhochschule Stuttgart, il singspiel Zaide. Eine Flucht, secondo progetto tra quelli finora realizzati dal sodalizio diretto da Cornelia Lanz. Gli spettacoli prodotto da Zuflucht Kultur hanno totalizzato un gran numero di repliche nei teatri di tutta la Germania. Prossimamente sono in programma altre recite di Idomeneo a Biberach e Bado Homburg, mentre Zaide, che finora è stata rappresentata tredici volte, sarà eseguita per tre volte all’ Alte Kongresshalle München nel prossimo mese di gennaio. Sono inoltre in progetto altre rappresentazioni dell’ Idomeneo a Berlino, dove diverse associazioni culturali hanno espresso il desiderio di ospitare la produzione. Il caloroso successo di pubblico ottenuto finora da tutte le rappresentazioni, che si è ripetuto anche in questa circostanza, è la testimonianza più significativa della validità e del significato profondo che il lavoro di Cornelia Lanz e dell’ associazione da lei fondata e diretta assume nel particolare contesto storico e sociale che stiamo vivendo in questa epoca.

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Zaide. Eine Flucht è probabilmente il progetto operistico più originale e creativo tra quelli finora presentati da Zuflucht Kultur e dei quali mantiene la filosofia di base costituita dalla collaborazione tra profughi provenienti dal Medio Oriente e dall’ Africa con musicisti professionisti, per la realizzazione di produzioni nelle quali la musica di Mozart viene accostata a suoni e dialoghi provenienti dal patrimonio culturale tipico dei paesi da cui i ragazzi rifugiati provengono. Se nei casi di Così fan tutte e Idomeneo la drammaturgia originale era stata elaborata solo in minima parte, dato il carattere perfettamente compiuto di due partiture che rappresentano vertici assoluti nella produzione mozartiana, l’ accostamento a Zaide ha dato agli ideatori dello spettacolo una libertà creativa molto maggiore, proprio per il carattere di frammento dell’ opera originale. Mozart infatti iniziò a musicare il testo di Johann Andreas Schachtner, che drammaturgicamente presenta parecchie analogie con il successivo Die Entführung aus dem Serail, nel 1780 ma non portò mai a termine il lavoro in quanto distratto dalla contemporanea composizione di Idomeneo che mise in secondo piano tutti gli altri progetti. Il testo completo del libretto originale è andato perduto e quindi non conosciamo che tipo di conclusione Mozart avrebbe voluto dare alla vicenda. Partendo da questo testo frammentario, nel quale comunque i numeri musicali sono di una qualità assolutamente all’ altezza dei migliori lavori mozartiani, la nuova drammaturgia ideata da Nora Schüssler inserisce la vicenda di Zaide e Gomatz, due innamorati che tentano la fuga dal serraglio del sultano Soliman e vengono poi scoperti e ripresi, in una storia più ampia raccontata e recitata dagli attori, che ci parla delle esperienze di un gruppo di profughi in fuga dalla guerra e perseguitati da un drago che ha distrutto le loro città e non cessa di inseguirli. Dopo che nel primo atto abbiamo assistito alle vicende di Zaida e Gomatz e alla loro fuga organizzata con l’ aiuto dell’ amico Allazim, la seconda parte ci presenta un completo cambiamento di prospettiva ponendoci di fronte alle peripezie di una coppia di giovani tedeschi in fuga nei paesi arabi. La vicenda si conclude lasciando il finale aperto, con lo spettacolo che si interrompe bruscamente mentre la polizia dà la caccia ai profughi per espellerli. Lo spettacolo ha debuttato circa dua anni fa e quindi io personalmente sono rimasto molto colpito da come questo lavoro abbia anticipato con precisione davvero impressionante le vicende più recenti a cui la fuga di massa dei rifugiati ci ha fatto assistere.

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Come per le altre produzioni, la parte musicale dello spettacolo è stata realizzata a un livello artistico davvero pregevole. Cornelia Lanz ha cantato con stupenda intensità emotiva la parte di Zaide, eseguendo con un legato impeccabile l’ aria “Ruhe sanft, mein holdes Leben” che costituisce il pezzo più conosciuto della partitura e mostrando un bel virtuosismo in “Tiger! Wetze nur die Klauen” nel secondo atto oltre a un fraseggio intenso e di bella espressività nei duetti con Gomatz, interpretato dal giovane tenore Philipp Nicklaus che ha messo in mostra un timbro vocale di bella luminosità e un discreto dominio tecnico dello strumento. Kai Preußker, baritono originario di Dresden che dopo aver frequentato i corsi dell’ Opernstudio è stato ingaggiato nell’ ensemble della Staatsoper Stuttgart, è stato interprete incisivo e vocalmente sicuro del ruolo di Allazim. Buone anche le prestazioni del tenore turco Onür Ertur nel ruolo di Soliman e del basso ceco Ivo Michl come Osmin. Molto pulita e ricca di sfumature l’ esecuzione orchestrale dell’ Ensemble Zuflucht, complesso formato da musicisti provenienti dai Munchner Philharmoniker, dalla Bayerische Staatsorchester, dagli Augsburger Symphoniker e dalla Staatsorchester Stuttgart diretti dal ventiseienne Gabriel Venzago, musicista originario di Heidelberg che ha da poco iniziato la carriera sul podio dopo diverse esperienze come assistente e che ha ottenuto dall’ orchestra una bella eleganza e raffinatezza di fraseggio tramite un gesto chiaro e ben definito.

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Come nelle altre produzioni di Zuflucht Kultur, i dialoghi parlati erano affidati ai ragazzi del team che qui doppiavano i personaggi principali. Tra essi meritano una segnalazione almeno la giovanissima siriana Nerkiz Joli come Zaide e l’ irakeno Ayden Antanyos, che ha messo in mostra un talento comico davvero irresistibile. La regia di Julia Hubner e le scene di taglio minimalista realizzate da Xaver Unterholzner fornivano un inquadramento davvero efficace a tutta la vicenda scenica. I numeri musicali mozartiani erano intervallati da musiche mediorientali e da una band di musicisti nigeriani che accompagnava l’ esibizione di Esther Jacobs-Völk, danzatrice e coreografa professionista che qui in Germania lavora con il teatro di Jena e che ha messo in mostra uno stile davvero spettacolare.

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Il pubblico ha seguito con intensa partecipazione lo spettacolo e applaudito lungamente tutti i protagonisti. La serata si è chiusa con due canzoni siriane intonate dal chitarrista siriano Mazen Mohsen insieme a tutti i ragazzi dell’ ensemble, con un effetto davvero toccante che ha colpito e commosso tutti gli spettatori presenti in sala. La musica può diventare un mezzo efficacissimo di amicizia e integrazione tra i popoli: questo è il messaggio più forte che una serata simile ci lascia e personalmente io vorrei auspicare che questo tipo di iniziative si moltiplichino e vengano sostenute dalle istituzioni pubbliche. Fortunatamente, qui nel Baden-Württemberg il governo sta dimostrando una buona sensibilità e disponibilità in questo senso. Come due mesi fa dopo la serata di Ludwigsburg, voglio chiudere questo resoconto con i miei personali complimenti a Cornelia Lanz e alle persone che collaborano con lei nella sua associazione per il loro impegno e con i migliori auguri per il prosieguo del loro lavoro.

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