SWR Symphonieorchester – Concerto inaugurale

Foto ©SWR/Alexander Kluge
Foto ©SWR/Alexander Kluge

Con il primo concerto della stagione in abbonamento, la nuova SWR Symphonieorchester si è presentata ufficialmente al pubblico di Stuttgart, convenuto numerosissimo alla Liederhalle per ascoltare la prima esibizione del nuovo complesso sinfonico nato dalla fusione della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR con la SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg. In considerazione degli strascichi di polemiche ancora non del tutto sopiti riguardo all’ operazione di accorpamento delle due orchestre storiche fondate nel 1946, il management dell’ ente radiofonico ha deciso molto opportunamente di non tenere alcun discorso introduttivo alla serata. Da quanto abbiamo ascoltato, comunque, la nuova formazione ha mantenuto intatto il livello esecutivo che la qualità molto alta dei 175 strumentisti provenienti dalle due formazioni disciolte ed entrati a far parte del nuovo organico è sicuramente in grado di garantire. Naturalmente, un’ orchestra appena assemblata e ancora senza un direttore stabile ha ancora da lavorare per acquisire una personalità timbrica peculiare, ma dal punto di vista tecnico la prestazione della nuova SWR Symphonieorchester è stata sicuramente di livello molto elevato, soprattutto per quanto riguarda la sezione dei legni e quella degli ottoni. Anche gli archi che in ogni orchestra costituiscono un po’ il biglietto da visita, hanno mantenuto quella pienezza e rotondità di cavata che io personalmente ho sempre apprezzato molto da quando ho iniziato a seguire le stagioni della RSO des SWR. A dirigere il debutto pubblico della nuova formazione è stato invitato il settantaduenne Peter Eötvos, una delle personalità di primo piano nel campo della musica contemporanea sia come compositore che nel campo della direzione orchestrale. Allievo di Zoltán Kodály alla Musikakademie di Budapest, Eötvös è da annoverare tra i compositori più importanti della nostra epoca e ha svolto da sempre un’ intensissima attività come direttore d’ orchestra sia con complessi specializzati come l’ Ensemble Intercontemporain col quale nel 1978 diresse, su invito di Pierre Boulez, il concerto inaugurale del centro IRCAM a Parigi, che con tutte le maggiori orchestre sinfoniche del mondo. La sua produzione musicale viene eseguita regolarmente in tutte le stagioni concertistiche più prestigiose e a questo si deve aggiungere il suo lavoro didattico che, oltre a corsi e masterclasses in tutto il mondo, ha portato alla fondazione di un istituto per giovani direttori e compositori a Budapest, intitolato a suo nome. Come direttore d’ orchestra, Peter Eötvos si è dedicato principalmente all’ esecuzione dei grandi compositori novecenteschi suoi compatrioti come Kodaly, Bela Bartók e Gyorgy Kurtág, oltre che alla musica contemporanea. I risultati di questo lavoro sono solidamente documentati da una vasta discografia.

Foto ©SWR/Alexander Kluge
Foto ©SWR/Alexander Kluge

La prima parte del programma scelto dal maestro ungherese per questa serata inaugurale costituiva una specie di presentazione dei temi principali che caratterizzeranno questo primo cartellone del nuovo complesso, con un excursus sulle grandi Sinfonie di Gustav Mahler condotto in parallelo con la consueta rassegna dedicata a un autore contemporaneo. Per questa stagione inaugurale, la scelta del Composer in Residence è caduta su Kaija Saariaho, sessantaquattrenne musicista finlandese per cui, come da lei stessa dichiarato in più occasioni, la produzione del compositore boemo costuisce una delle principali fonti di ispirazione. La Saariaho, che prima di dedicarsi esclusivamente alla musica ha studiato pittura a livello professionale, si è formata alla Sibelius-Akademie di Helsinki, dove insieme a Magnus Lindberg e altri compositori ha fondato il gruppo Open Ears, e successivamente è stata allieva di Brian Ferneyhough e Klaus Huber a Freiburg e ai Damrstädter Ferienkursen, completando poi la sua preparazione all’ IRCAM dove ha approfondito la tecnica della composizione con mezzi elettronici e nastro magnetico. Tra tutti i lavori composti dalla Saariaho, probabilmente quello di maggior successo è l’ opera L’amour de loin, scritta su un testo dello scrittore franco-libanese Amin Maalouf ispirato alla vita del trovatore provenzale Jaufré Rudel ed eseguita per la prima volta nel 2000 al Salzburger Festspiele sotto la direzione di Kent Nagano, con un grandissimo successo di pubblico in seguito al quale il lavoro è stato rappresentato in diversi teatri europei e in questa stagione approderà anche al Metropolitan di New York. Successivamente la compositrice finlandese ha tratto dalla partitura un ciclo di cinque Lieder per soprano, baritono e orchestra intitolato Cinq Reflets, che costituiva appunto il brano di apertura in questo programma.

La musica di Kaija Saariaho presenta senza dubbio notevoli affinità stilistiche con la scrittura mahleriana, soprattutto per quanto riguarda l’ amore per i suoni ispirati dalla natura e la rarefazione timbrica caratteristica dell’ ultima produzione sinfonica del maestro. Le atmosfere sonore estremamente sofisticate nell’ evocare una sorta di sinestesia tra timbri strumentali e colori pittorici rendono questa partitura affascinante all’ ascolto come pochi altri lavori contemporanei. Peter Eötvos ha diretto con sicurezza e attenzione nelle gradazioni dinamiche, ottimamente relizzate dalla SWR Symphonieorchester che ha fornito una splendida base strumentale alla prestazione intensa e commossa dei due solisti, che erano il soprano Pia Freund e il baritono Russell Braun.

L’ ascolto dell’ Adagio, unica parte completamente realizzata dell’ incompiuta Decima Sinfonia di Mahler, ci ha dato una prova ulteriore degli spunti stilistici che la Saariaho ha cercato nella musica del maestro boemo. Peter Eötvos ha optato per un’ interpretazione di taglio decisamente novecentesco, in maniera analoga a quelle di Pierre Boulez e Michael Gielen, con tempi molto stretti e una fortissima sottolineatura delle tensioni armoniche. A partire dal recitativo introduttivo affidato alle viole, la sezione archi della SWR Symphonieorchester ha dimostrato compattezza sonora e precisione, assecondando al meglio la lettura tersa e trasparente impostata dal direttore.

Foto ©SWR/Alexander Kluge
Foto ©SWR/Alexander Kluge

Nella seconda parte del programma Peter Eötvös si è presentato anche come autore con il suo Concerto DoReMi per violino e orchestra, scritto nel 2013 per la virtuosa giapponese Midori e qui eseguito da Patricia Kopatchinskaja, che ne ha anche realizzato una registrazione proprio con il maestro ungherese. Il Concerto DoReMi, basato su una cellula tematica costituita appunto da queste semplici tre note, è un brano di virtuosismo altamente spettacolare che impegna il solista in passaggi acrobatici di estrema difficoltà. Una partitura pressoché ideale per le caratteristiche di una violinista geniale come Patricia Kopatchinskaja, che ha entusiasmato il pubblico della Liederhalle con una serie di numeri tecnici di altissima scuola traendo dal suo strumento, un violino di Giovanni Francesco Pressenda del 1834, una gamma di tinte che andavano dalla trasparenza filigranata dei pianissimi fino a sonorità scure e ambrate, quasi da viola, nei passaggi sulla corda di sol. Una prova assolutamente emozionante, culminata nel duetto-duello con la prima viola che conclude la partitura dopo il quale il pubblico della Liederhalle ha tributato un’ ovazione trionfale alla virtuosa moldava.

Foto ©SWR/Alexander Kluge
Foto ©SWR/Alexander Kluge

Il programma si concludeva con l’ esecuzione della Suite dal balletto A csodálatos mandarin (Il Mandarino meraviglioso) di Bela Bartók, autore che Peter Eötvös considera come una delle sue fonti principali di ispirazione. Come interprete bartokiano, Eötvös preferisce giocare sulla flessibilità e variabilità della scansione ritmica piuttosto che mettere in evidenza sonorità aspre o squassanti, caratteristiche di altri direttori quando eseguono questa musica. La sua interpretazione quindi era condotta con tempi mobili, un’ impostazione timbrica lucida e tagliente e un’ estrema attenzione alla paletta dinamica. Un’ esecuzione che ci ha confermato una volta di più come il direttore ungherese possieda un’ affinità naturale con questa musica che è stata parte integrante del suo background formativo, e nella quale si apprezzava in maniera particolare la naturalezza e la spontaneità dell’ esposizione, da parte di un direttore che non utilizza la scrittura sinfonica bartokiana per fare sfoggio di abilità virtuosistica o di splendore sinfonico fine a se stesso, ma che si preoccupa innanzi tutto di un’ attenta adesione al contenuto musicale delle partiture. Successo finale assai vivo, con intensi applausi a Eötvös e all’ orchestra. Nel complesso, questa prima uscita pubblica della nuova SWR Symphonieorchester lascia ben sperare per il prosieguo della stagione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...