Musikfest Stuttgart 2016 – Conclusione

Foto ©Holger Schneider
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Il concerto della Mannheimer Mozartorchester diretta da Reinhard Goebel e l’ Esecuzione dell’ oratorio händeliano L’ Allegro, il Penseroso ed il Moderato con la rinnovata Gaechinger Kantorei diretta da Hans-Cristoph Rademann hanno concluso l’ edizione 2016 della Musikfest Stuttgart. Secondo le statistiche finali fornite dalla Bachakademie, circa 13000 spettatori hanno assistito alle 43 manifestazioni in programma negli undici giorni della rassegna, con una media del 71% di biglietti venduti e diversi appuntamenti che hanno fatto registrare il tutto esaurito. Sono dati che confermano la validità del rinnovamento intrapreso dalla gestione di Rademann e Gernot Rehrl, per il livello elevato delle proposte artistiche e l’ originalità nelle proposte di programmi che fanno della Musikfest uno tra i festival più interessanti e divertenti nel panorama musicale tedesco.

Per il primo appuntamento del weekend conclusivo abbiamo riascoltato con piacere Reinhard Goebel, tornato ad esibirsi da queste parti per la terza volta nel giro di pochi mesi dopo il concerto di gennaio con la Stuttgarter Kammerorchester, dedicato alla famiglia Bach, e quello dello scorso giugno a Ludwigsburh con l’ orchestra dello Schlossfefstspiele in un programma che accostava Mozart ad autori del barocco francese. Il leggendario volinista e fondato del gruppo Musica Antiqua Köln, con il quale ha scritto pagine decisive nella storia dell’ esecuzione condotta secondo criteri filologici, ha interrotto da qualche anno la carriera di strumentista a causa di problemi fisici e continua la sua opera di divulgatore della prassi esecutiva storicamente informata come apprezzato direttore d’ orchestra, ospite regolare di quasi tutti i grandi complessi sinfonici mondiali. In questo concerto alla Mozartsaal della Liederhalle il maestro di Köln ha presentato un programma dedicato agli autori della scuola di Mannheim, sul podio della Mannheimer Mozartorchester, complesso fondato nel 2006 in occasione delle celebrazioni per il 250° anniversario della nascita di Mozart e composto da elementi scelti tra i migliori nelle orchestre stabili attive in questa zona. Tra il 1743 e il 1778 la Mannheimer Hofkapelle svolse un ruolo di primissimo piano nel rinnovamento delle forme musicali e nello sviluppo della tecnica orchestrale. Mozart visitò la città diverse volte, tendando anche senza successo di assicurarsi un impiego stabile a Mannheim, e dagli autori attivi nella Hofkapelle trasse impulsi che risultarono decisivi per la sua evoluzione stilistica. Tra i brani in programma nella prima parte della serata erano di particolare interesse quelli di Johannes Christian Cannabich, che dopo la morte di Johann Stamitz fu il suo successore nel ruolo di Hofkapellmeister prima di seguire il principe Karl Thodor a München dove divenne direttore della locale Hofkapelle e collaborò intensamente con Mozart nella preparazione dell’ Idomeneo, la Sinfonia Concertante in mi bemolle maggiore di Johann Chistian Bach, il figlio più giovane del Thomaskantor che dopo aver lavorato a lungo in Italia si trasferì a Londra dove conobbe il giovanissimo Mozart, e naturalmente il Concerto per clarinetto del già ricordato Johann Stamitz, probabilmente l’ autore più rappresentativo tra i compositori della scuola di Mannheim. Il programma si concludeva con la Sinfonia in re maggiore K. 297 di Mozart, la cosiddetta Pariser Sinfonie, composta nella capitale francese in cui il compositore si era trasferito dopo la conclusione del suo soggiorno a Mannheim e che costituisce uno dei lavori in cui risaltano con maggiore evidenza gli elementi stilistici appresi dal genio salisburghese durante il suo contatto con i musicisti della Hofkapelle. La Mannheimer Mozartorchester, che suona con un organico in cui gli archi moderni si affiancano a fiati costruiti alla maniera antica, ha realizzato alla perfezione le intenzioni interpretative di Reinhard Goebel che tramite un gesto elegante e tecnicamente efficacissimo costruisce fraseggi vivaci, scattanti e ritmicamente indiavolati in un vero e proprio caleidoscopio di sonorità. Magnifica anche la prestazione del ventunenne clarinettista Nemorino Scheliga che nel Concerto di Stamitz ha esibito una classe virtuosistica davvero molto notevole. Successo vivissimo per una serata veramente interessante come tutte quelle proposte da Reinhard Goebel qui da noi.

Foto ©Holger Schneider
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Per il concerto finale, Hans-Cristoph Rademann ha diretto la sua nuova Gaechinger Cantorey riformata come complesso strumentale e corale di tipo storicamente informato nell’ esecuzione de L’ Allegro, il Penseroso ed il Moderato, oratorio composto da Händel nel 1740 su un testo che unisce due celebri poemetti di John Milton a una sezione conclusiva scritta da Charles Jennens ed eseguito il 27 febbraio dello stesso anno al Royal Theater di Lincoln’s Inn Fields. Come nal caso del Messiah si tratta di un oratorio il cui testo non prevede la presenza di personaggi ma costituisce una sorta di meditazione in cui la tensione drammatica deriva dall’ alternanza degli episodi che rappresentano gli stati d’ animo. Dal punto di vista musicale, si tratta di una delle più belle e misconosciute composizioni oratoriali di Händel, ricca di pagine che dimostrano una maturità stilistica e una sapienza di scrittura vocale e strumentale che senza alcun dubbio collocano il lavoro tra i massimi esiti artistici raggiunti dal compositore di Halle. La partitura è stata eseguita da Rademann secondo la versione originale, con le prime due parti introdotte dai Concerti Grossi op 6 N°1 w N°3 e la terza preceduta dall’ esecuzione del Concerto per organo in si bemolle maggiore op. 7 N°1 che Händel suonò personalmente durante la prima esecuzione e che in questa circostanza è servito anche a presentare in modo evidente il nuovo strumento fatto costruire dalla Bachakademie, copia di un organo positivo uscito nel 1722 dalla celebre fabbrica Silbermann.

Foto ©Holger Schneider
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In questi grandi affreschi corali le doti interpretative di Hans-Cristoph Rademann trovano le migliori occasioni di esprimersi al meglio. Il direttore sassone costruisce le grandi scene con un infallibile senso della forma e una plasticità nella definizione dei fraseggi strumentali e corali derivata da un lavoro di concertazione rifinito e scrupoloso fino ai minimi dettagli. Il risultato è un Händel dalle architetture perfettamente evidenziate e con tutti i particolari strumentali messi in splendida evidenza. Notevole anche la prova dei solisti di canto. Il soprano Gillian Webster, tra le più accreditate interprete odierne di questo repertorio, ha messo in mostra una coloratura fluida e un fraseggio di concentrata intensità nelle arie. Molto brava anche Gerlinde Sämann per l’ emissione rifinita e il timbro luminoso; il tenore James Gilchrist ha convinto in pieno per la scrupolosità della pronuncia e il tono vivace e spigliato nel frasegio. Molto interessante anche il giovane basso-baritono Andreas Wolf, in possesso di una voce morbida, timbricamente assai gradevole e abbastanza bene educata. Il pubblico, che riempiva quasi completamente la Liederhalle, ha seguito con attenta intensità l’ esecuzione di questo capolavoro e alla fine ha tributato un vero e proprio trionfo finale a tutti gli esecutori

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