Musikfest Stuttgart 2016 – Terem Quartet e GMJO

Foto ©Holger Schneider
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Due appuntamenti di grande interesse hanno caratterizzato il primo fine settimana della Musikfest Stuttgart 2016. Sabato sera il programma proponeva il primo concerto della serie Unternehmen Musik, nella quale alcuni dei principali gruppi imprenditoriali della zona di Stuttgart ospitano serate musicali all’ interno dei loro stabilimenti. Questi ciclo rappresenta una delle novità più marcate tra quelle volute dalla nuova gestione della Internationale Bachakademie, con lo scopo di stabilire sinergie tra l’ ambiente musicale e quello industriale nel tentativo di cercare nuove forme di sostegno finanziario per le attività del sodalizio. In questa occasione il concerto si è tenuto nel cortile della sede della Klett Verlag, una ditta fondata nel 1897 che costituisce uno tra i principali gruppi editoriali di Stuttgart ed è specializzata nella produzione e stampa di testi scolastici e materiale didattico. Protagonista della serata era il Terem Quartet, un gruppo formato nel 1986 da quattro musicisti russi originari di St. Petersburg che a quell’ epoca stavano assolvendo gli obblighi militari in una caserma di Potsdam.

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Gli inizi del complesso furono di tipo amatoriale, anche perché a quell’ epoca i quattro artisti sapevano a stento leggere la musica, ma nel corso degli anni il Terem Quartet si è imposto all’ attenzione del pubblico prima in Russia e poi a livello internazionale tramite una serie di proposte molto oroginali, finalizzate a mescolare il mondo della musica folkloristica russa con la tradizione classica, in particolare Bach. Nel 1992 il quartetto fu invitato a rappresentare ufficialmente la Russia ai festeggiamenti per la riunificazione tedesca e in seguito ha collezionato una lunga serie di appuntamenti in sedi prestigiose come Buckingham Palace, alla presenza della famiglia reale inglese e il Vaticano, su invito personale di Papa Giovanni Paolo II. La formazione del Terem Quartet è composta dal fisarmonicista e cantante Andrey Smirnov, da Andrey Konstantinov e Alexey Barshev che suonano la Domra (strumento simile al liuto introdotto in russia dai mongoli nel XIII secolo e consiedrato l’ antesignano della balalaika) e dal contrabbassista Vladimir Kudriavtcev. Nella prima parte del concerto alla Klett il gruppo ha presentato una scelta dei suoi arrangiamenti bachiani, piacevolissimi all’ ascolto ed estremamente interessanti per l’ oroginalità e creatività di uno stile che, pur apparendo tipicamente russo, mantiene intatta la riconoscibilità delle musiche originali e dimostra una volta di più l’ universalità del linguaggio di Bach che si lascia perfettamente riconoscere anche in una veste così insolita. Molto coinvolgente anche la seconda parte del concerto, dedicata a una serie di rielaborazioni su motivi di colonne sonore cinematografiche come quelle scritte da Nino Rota per i film di Fellini, la celeberrima musica di Mission Impossible e un omaggio al mondo del grande regista russo Andrej Tarkonskij. Il Terem Quartet suona con una carica virtuosistica altamente spettacolare ed estremamente coinvolgente e il pubblico, intervenuto in maniera cospicua, ha applaudito a lungo i quattro musicisti russi protagonisti di una serata davvero originale e divertentissima.

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Il giorno seguente la Liederhalle ha ospitato quello che era senza dubbio uno degli appuntamenti più prestigiosi tra quelli del cartellone di quest’ anno. La Gustav Mahler Jugendorchester, prestigioso complesso giovanile fondato nel 1987 a Vienna da Claudio Abbado, ha riservato per la Musikfest il concerto conclusivo della sua tournée estiva, diretto da Philippe Jordan e con Christian Gerhaher come solista. Non c’ è bisogno di ricordare ancora in questa sede il valore altissimo dell’ attività svolta da Abbado con le orchestre giovanili e i risultati da essa scaturiti a livello didattico e artistico. Basta sfogliare la brochure illustrativa della tournée, nella quale sono riportati i nomi di tutti gli ex componenti della GMJO che attualmente sono divenuti membri stabili delle migliori orchestre europee (per fare un solo esempio: il violoncellista Bruno Delepelaire, uno dei migliori giovani talenti del suo strumento e recentemente ingaggiato come cello solista dai Berliner Philharmoniker, proviene dalla GMJO come dodici altri suoi colleghi) per rendersi conto dell’ importanza fondamentale che questa orchestra e la sua antesignana European Union Youth Orchestra hanno avuto nella formazione e reclutamento di giovani strumentisti ad altissimo livello. Claudio Abbado volle fondare la Gustav Mahler Jugendorchester allo scopo di dare spazio ai giovani musicisti provenienti da paesi che a quell’ epoca non facevano ancora parte della Comunità Europea allo scopo di intensificare le relazioni didattiche e culturali con le nazioni dell’ Est europeo. Oggi la GMJO riunisce giovani strumentisti provenienti da 21 paesi per un’ attività che comprende due tornées annuali precedute da periodi di stage in cui le varie sezioni strumentali vengono preparate da tutors scelti tra i componenti delle più famose orchestre europee. Il tour estivo del 2016 vedeva sul podio per la quinta volta Philippe Jordan, quarantaduenne musicista svizzero che attualmente riveste le cariche di Music Director all’ Opéra di Parigi e Chefdirigent dei Wiener Symphoniker ed è considerato a livello internazionale tra le migliori bacchette della giovane generazione.

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Il programma presentato alla Liederhalle comprendeva musiche di Bach e Bruckner, due autori sicuramente caratterizzati da affinità spirituali per l’ afflato mistico che caratterizza gran parte della loro produzione. Nella prima parte abbiamo ascoltato la Cantata bachiana BWV 82 “Ich habe genug”, scritta nel 1727 a Leipzig per la festività della Purificazione di Maria su un testo che descrive le espressioni di giubilo pronunciate da Simeone il Giusto durante la presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme. Nel catalogo delle Kantaten bachiane, la BWV 82 è una di quelle che si possono ascoltare più spesso qui in Germania durante il Gottesdienst nelle chiese evangeliche, anche grazie alla semplicità di un organico che non prevede il coro ma solo la presenza di un basso solista e di un oboe concertante. La parte strumentale solistica era affidata a Bernhard Heinrichs, primo oboe alla Zürich Oper che dopo aver suonato per diversi anni con la GMJO si occupa dal 2005 del compito di tutor per la sezione fiati. Chrostian Gerhaher, che io ritengo essere il maggior liederista della nostra epoca e uno tra i migliori cantanti attualmente in attività, ha dato uno splendido saggio di fraseggio intenso, concentrazione espressiva e scrupolosa attenzione nel sottolineare tutte le minime sfumature del testo. Molto buona anche la parte strumentale, nella quale Jordan ha fatto suonare gli archi riducendo al minimo il vibrato e con una bella flessibilità nell’ assecondare i respiri e i colori proposti dal baritono monacense.

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Nella seconda parte, la Nona Sinfonia di Bruckner ci ha offerto una prova evidente del formidabile livello esecutivo che la GMJO è in grado di offrire. Ho ascoltato molte volte questo complesso e la sua gemella EUYO fin dagli inizi della loro attività sotto la direzione di Abbado e diversi altri maestri, ma devo dire che ancora oggi resto ammirato dalla straordinaria qualità strumentale posseduta da questi ragazzi, che rappresentano la crème de la crème delle migliori scuole musicali europee e che suonano con uno slancio e una compattezza assolutamente straordinari. I blocchi di sonorità splendenti nei fortissimi, la trasparenza dei piani e lo splendore timbrico d’ insieme fanno dei concerti di questa orchestra un vero e proprio piacere acustico all’ altezza delle migliori compagini professionistiche. Philippe Jordan maneggia con evidente piacere le possibilità offertegli da un organico di questo livello per una lettura dell’ ultima Sinfonia bruckneriana che nei primi due movimenti risulta senz’ altro avvincente per la fortissima carica drammatica che la pervade e il sontuoso splendore sinfonico di tutto l’ insieme. Dal punto di vista interpretativo, forse la resa dell’ Adagio non mi ha convinto fino in fondo a causa di una certa pesantezza sonora in alcuni passaggi, in particolare per quanto riguarda la conclusione che a mio avviso richiederebbe toni più eterei e trasparenti. In ogni caso il livello tecnico dell’ esecuzione era senza dubbio molto elevato e gli applausi trionfali che il pubblico della Liederhalle ha tribitato a Jordan e ai ragazzi sono stati meritatissimi.

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