Ludwigsburger Schlossfestspiele 2016 – Idomeneo

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Foto ©Andreas Knapp

Dopo la presentazione del progetto Idomeneo che Cornelia Lanz, fondatrice e direttrice del sodalizio Zuflucht Kultur, ci ha illustrato nel corso dell’ intervista che ho pubblicato alcuni giorni fa, ho assistito alla seconda recita dello spettacolo, sicuramente da ricordare come una tra le produzioni più interessanti nella programmazione del Ludwigsburger Schlossfestspiele 2016. L’ idea di far rivivere la tragedia classica del re di Creta attraverso l’ ottica delle esperienze drammatiche vissute dai profughi di guerra si è tradotta in una realizzazione pratica davvero di forte impatto teatrale, coinvolgente e riuscitissima sotto tutti i punti di vista. L’ impianto scenico ideato da Birgit Angele rappresenta il dormitorio di un centro di accoglienza per i rifugiato, con al centro una specie di piattaforma inclinata evocante allo stesso tempo un tavolo da mensa e una nave che affonda, sopra la quale scorre una serie di video. I numeri musicali della partitura di Mozart, in questa versione ridotti di numero, si alternano con dialoghi parlati nei quali i profughi raccontano le loro vicende, alcuni in tedesco e altri nella loro lingua tramite un interprete.

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Foto ©Andreas Knapp

A tratti i dialoghi sono interrotti dal suono melanconico dell’ Oud, una sorta di liuto arabo, sul quale Samir Mansour, musicista siriano che in patria suonava il bassotuba in un’ orchestra sinfonica a Damasco, intona una serie di melodie orientaleggianti che derivano dalla rielaborazione di temi dell’ opera. La regia di Bernd Schmitt è apparsa efficacissima per la cura della recitazione d’ insieme e per la forza drammatica che scaturiva da una tensione narrativa davvero notevole, culminante nella catarsi finale dopo il suicidio di Elettra, rappresentata tramite la danza di una bambina (la bravissima Helen Sophie Schmitt) che alla fine si blocca sull’ immagine video di un uomo mascherato che la minaccia dall’ alto puntando un fucile. Una conclusione che rimane irrisolta, come il destino delle vittime della guerra.

© Andreas Knapp - www.andreas-knapp.de
Foto ©Andreas Knapp

L’ impatto drammatico della realizzazione teatrale non ha comunque pregiudicato in alcun modo il livello della parte musicale, che è stata preparata con la massima cura grazie anche alla collaborazione della Staasoper Stuttgart che ha fornito tutto lo staff dei maestri collaboratori e alla qualità dei complessi orchestrali e corali, che erano il Phiharmonia Chor Stuttgart diretto da Christoph Heil, efficacissimo per omogeneità di suono e plasticità di declamazione, e l’ ensemble spagnolo BandArt guidato con grande senso dello stile e flessibilità di respiro melodico da Gordan Nikolic, ex primo violino della London Symphony Orchestra; una prestazione strumentale davvero eccellente dal punto di vista della morbidezza e luminosità timbrica che ha costituito una magnifica base sonora per una compagnia di canto sicuramente di livello notevole. Cornelia Lanz ha interpretato Idamante con una magnifica intensità di fraseggio e di recitazione, mettendo in mostra una voce omogenea e di un bel colore luminoso. Josefin Feiler, giovanissimo soprano da poco entrata a far parte dell’ ensemble della Staatsoper Stuttgart, è stata una Ilia scenicamente molto efficace e vocalmente molto ben risolta tramite un timbro vocale chiaro e dolce, tecnicamente gestito abbastanza bene. Notevolissima la Elettra di Tatjana Charalgina, cantante russa proveniente dall’ ensemble dello Staatstheater Mainz, in cui ha cantato fino a due anni fa e che possiede i mezzi di un autentico soprano drammatico d’ agilità, oltre a un temperamento di fraseggiatrice ragguardevole per intensità e forza espressiva.

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Foto ©Andreas Knapp

Ma dal punto di vista vocale l’ autentico eroe della serata è stato il tenore Maximilian Schmitt, cantante già avviato in una carriera internazionale di alto livello sia nel campo operistico che nel repertorio sacro e nel campo del Lied, il quale ha tratteggiato un protagonista fra i migliori che si siano ascoltati ultimamente in questa parte. Tecnicamente molto preparato, Schmitt possiede una voce robusta e una bella capacità di scolpire la frase, unite a una perizia virtuosistica che gli ha consentito di affrontare e rendere in modo davvero ragguardevole le difficilissime agilità della versione originale dell’ aria “Fuor dal mar”, impresa che pochissimi interpreti del ruolo di Idomeneo possono permettersi. Una prova di rilievo assoluto da parte di un cantante assolutamente da riascoltare al più presto. Buona anche la prova del basso-baritono Mohsen Rashkidian nel ruolo del Gran Sacerdote di Nettuno.

Resta da parlare della reazione del pubblico, intervenuto numerosissimo al Forum Schlosstheater e che ha reagito in maniera molto partecipe allo spettacolo. Durante la pausa e dopo la conclusione gli spettatori hanno dialogato a lungo con i giovani profughi che prendevano parte allo spettacolo, chiedendo con curiosità ulteriori particolari sulle loro vicende personali e dimostrando una partecipazione emotiva che, in tempi come questi, costituisce davvero un segnale di speranza. La musica può diventare un mezzo efficacissimo di amicizia e integrazione tra i popoli: questo è il messaggio più forte che una serata simile ci lascia e personalmente, nel concludere questo resoconto, io vorrei auspicare che sia solo il primo di una lunga serie. Penso che questo sia il migliore augurio che posso fare a Cornelia Lanz e alle persone che collaborano con lei nella sua associazione per il prosieguo del loro lavoro.

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