Ludwigsburger Schlossfestspiele 2016 – Cornelia Lanz presenta il progetto “Zuflucht Kultur”

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Foto ©Andreas Knapp

Domani sera il Forum am Schlosspark di Ludwigsburg ospiterà quello che si annuncia come uno tra i progetti più interessanti e ricchi di significato nel cartellone del Ludwigsburger Schlossfestspiele 2016. Si tratta di un allestimento dell’ Idomeneo di Mozart che presenta aspetti decisamente inusuali. Oltre a un cast di prestigio in cui spiccano i nomi del tenore Maximilian Schmitt come protagonista e di Gordan Nikolic, giá Konzertmeister della London Symphony Orchestra, alla guida del complesso orchestrale BandArt, il progetto prevede la partecipazione di un complesso corale formato da ragazzi arrivato qui in Germania come rifugiati politici dalla Siria e altri paesi del Medio Oriente, dell’ Asia e dell’ Africa come Afghanistan, Iran, Irak, Nigeria, Pakistan. Lo spettacolo è prodotto dallo Schlossfestspiele in collaborazione con il sodalizio Zuflucht Kultur e. V. fondato nel 2014 da Cornelia Lanz, trentacinquenne mezzosoprano residente a Stuttgart, cantante che svolge una interessante carriera nei teatri tedeschi. Si tratta della terza produzione organizzata dall’ associazione Zuflucht Kultur dopo il Così fan tutte e Zaide. I due precedenti spettacoli sono andati in tournée  nei teatri di tutta la Germania con grande successo di pubblico e critica. Il progetto Zuflucht Kultur ha ricevuto il patrocinio ufficiale del governo del Baden-Württemberg, il coro dei profughi è stato invitato a esibirsi nella residenza del Bundespräsident Joachim Gauck alla Bürgerfest 2015 di Berlino e l’ iniziativa è stata insignita di numerosi riconoscimenti ufficiali come il Zonta Kunst und Kultur Award Oberschwaben conferito a Cornelia Lanz. Un concerto del coro è stato ripreso dalla ZDF come parte di un documentario televisivo dal titolo Die Anstalt, che ha ricevuto il Grimme Preis.

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Foto ©Andreas Knapp

Conosco bene Cornelia Lanz da diverso tempo e le ho chiesto un incontro per parlare dell’ iniziativa e di questa produzione. Conny, come la chiamano gli amici, ha parlato con me a lungo e mi ha presentato alcuni dei ragazzi che prendono parte al progetto. Mahzen Mosen, ventitreenne siriano che nel suo paese d’ origine ha studiato come insegnante di musica e qui in Germania si esibisce spesso in concerti benefici con un repertorio di canzoni popolari della sua terra eseguite da lui accompagnandosi con la chitarra, mi ha parlato a lungo dell’ interesse che la musica classica occidentale suscitava nel suo paese, sopparrutto fra i giovani. Altri particolari interessanti mi sono stati forniti dal ventinovenne Zaher Alchihabi, attore, che nello spettacolo interpreterà il ruolo di Arbace e che ha studiato in un collegio in Danimarca fino a ottenere una laurea in Economia. Fahmed Borghnavi, ventunenne iraniana studentessa di Medicina, ha aggiunto altri dettagli davvero toccanti sulla vicenda di questi ragazzi che hanno affrontato i rischi mortali della rotta balcanica per venire a cercare un futuro migliore in Europa. Ma l’ impressione forse più commovente l’ ho avuta parlando con la figlia di uno dei profughi iraniani, di nome Prastasit, una bambina di otto anni dalla disinvoltura davvero incantevole e che dopo neppure un anno di soggiorno qui in Germania è in grado di esprimersi in un tedesco quasi perfetto.

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Foto ©Andreas Knapp

Per illustrare i dettagli dell’ iniziativa che sta alla base di questo allestimento, trascrivo qui di seguito il mio colloquio con Cornelia Lanz, che tra le altre cose parla un italiano assai buono.

  • Conny, come è nata l’ idea del lavoro con i profughi?

“Ho sentito l’ esigenza di fare qualcosa di concreto in un momento storico in cui l’ integrazione costituisce uno dei problemi piú grandi. Attraverso la musica possiamo diffondere un messaggio positivo e io come artista sento questa cosa come un dovere. L’ opera è un universo che può veicolare un messaggio di unione tra culture apparentemente lontane tra di loro e può diventare un potente mezzo di comunicazione e integrazione”.

  • In questo senso avete scelto Mozart come oggetto degli spettacoli che avete finora prodotto?

“Senz’ altro. La musica di Mozart è tra quelle più ricche di contenuti universali. Abbiamo iniziato con il Così fan tutte perché la vicenda propone un accostamento, in senso umoristico, tra Oriente e Occidente. Zaide, che è un testo incompiuto, ha costituito la base di una rielaborazione teatrale finalizzata a raccontare una storia di profughi. Per quanto riguarda Idomeneo, si tratta di un libretto il cui nucleo drammaturgico è dedicato alla guerra. Anche in questo caso abbiamo una storia d’ amore tra un principe greco e una prigioniera di guerra, un coro anch’ esso composto in gran parte da prigionieri troiani e la vicenda di un re che torna nella sua patria dopo un viaggio drammatico conclusosi con un naufragio. Su questi punti principali si basa la versione del testo che presenteremo in questa produzione”.

  • Dal punto di vista musicale, cosa avete cambiato?

“I brani musicali sono stati ridotti di numero. Al posto dei recitativi abbiamo inserito dialoghi parlati recitati in tedesco, nei quali sono stati inseriti monologhi e brani musicali provenienti dal repertorio folkloristico tipico dei paesi di origine dei ragazzi”

  • Scusami per la domanda di carattere personale, ma come ha reagito la gente a questo progetto? Per caso hai avuto problemi?

“Ho trovato appoggio e sostegno da molte persone a cui sono grata, ma purtroppo ho ricevuto anche insulti e minacce soprattutto sui social networks. Una persona mi ha addirittura scritto dei messaggi in cui mi chiedeva perché una pazza cantante d’ opera si immischiava in questo tipo di cose. A Bruxelles sono stata insultata per strada da estremisti di destra dopo un concerto. Ma io non sono una persona che si lascia spaventare, tu mi conosci. Io credo profondamente in quello che faccio e porto avanti una causa che sento come un dovere. Noi artisti dobbiamo pensare anche a quello che accade nel mondo, a me non basta occuparmi di quelle che devo fare in scena”.

  • Come artista, questa esperienza ha cambiato il tuo modo di intendere la musica?

“Assolutamente sí. Da quando ho intrapreso questa esperienza il mio approccio alla musica è profondamente cambiato. Per esempio, quando mi capita di cantare una Passione di Bach il fatto di aver conosciuto, tramite i racconti dei ragazzi che lavorano con noi, cosa significano veramente le persecuzioni e le torture mi ha dato possibilità di lettura che non avevo mai immaginato prima. Tutto questo è estremamente affascinante e coinvolgente per me”.

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Foto ©Andreas Knapp
  • In questo spettacolo tu canterai il ruolo di Idamante. Come senti questa parte?

“Dal punto di vista vocale e musicale, è un ruolo splendido. Sicuramente il fatto di interpretare per la prima volta il ruolo in un allestimento di questo tipo mi ha dato la possibilità di mettere in evidenza dettagli drammatici e musicali a cui non avevo ancora pensato quando ho iniziato a studiare l’ opera”

  • Cos’ altro vorresti dire al pubblico che assisterà alle due repliche di questo spettacolo?

” Si potrebbero dire tante cose, ma io credo che la musica di Mozart le esprimerà meglio di quanto possa fare io a parole. Spero che, come nelle nostre precedenti produzioni, la gente arrivi a capire fino in fondo i significati che stanno alla base di una operazione come la nostra”.

  • E per quanto riguarda il futuro?

Dopo le recite a Ludwigsburg porteremo questo spettacolo a Biberach (la città in cui sono cresciuta e ho frequentato il Gymnasium) e a Bad Homburg in ottobre. Ai primi di agosto riprenderemo Zaide a Schwäbisch Gmund e poi la replicheremo a Stuttgart il 30 settembre, quindi per tre volte a München in gennaio. il coro dei profughi terrà un concerto in dicembre a Parigi insieme alla band còrsa I Muvrini, nella sala Zénith alla Villette”.

Nei prossimi giorni assisterò allo spettacolo e ne darò conto qui. Voglio concludere questa presentazione con i miei più sinceri complimenti a Conny Lanz per la qualità e i risultati straordinari del suo impegno.

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