Ludwigsburger Schlossfestspiele 2016 – “Orfeo Chamán” – L’ Arpeggiata

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Foto ©Warner Classics

Anche quest’ anno Christina Pluhar, fondatrice e direttrice dell’ ensemble “L’ Arpeggiata” (nome ispirato al titolo di una Toccata del compositore veneziano Giovanni Girolamo Kapsberger) che in questi ultimi anni si è guadagnato una reputazione di rilievo in campo internazionale per il livello esecutivo e il carattere estremamente audace e innovativo delle proposte, ha portato il suo gruppo al Ludwigsburger Schlossfestspiele per presentare uno dei suoi ultimi progetti, dal titolo Orfeo Chamán, che a settembre sarà pubblicato in CD dalla Warner Erato. La filosofia che sta alla base dei programmi ideati da Christina Pluhar è quella della sperimentazione e contaminazione dei generi; anche Orfeo Chamán, la parte musicale di uno spettacolo andato in scena per la prima volta nel 2014 al Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo di Bogotà e che al Forum Schlosstheater abbiamo ascoltato eseguita in forma di concerto,  si basa su queste caratteristiche.

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Un momento dell’ esecuzione in forma scenica a Bogotà

L’ idea di fondo che sta alla base di questo spettacolo, che difficilmente potrebbe essere inserito nel genere dell’ opera lirica tradizionale vista l’ estrema ecletticità polistilistica dell’ impostazione, è quella di far rivivere il mito greco di Orfeo attraverso i riti iniziatici della mitologia precolombiana. Cristina Pluhar, basandosi su un libretto scritto dal poeta colombiano Hugo Chaparro Valderrama e intitolato El jaguar de Orfeo, ha ideato una parte musicale in gran parte composta personalmente da lei accostando brani basati su cellule motiviche europee del periodo monteverdiano ad altri in cui vengono utilizzati motivi musicali tratti dalle melodie popolari sudamericane. Il tutto allo scopo di raccontare un viaggio iniziatico in cui Orfeo impara il linguaggio degli animali, parla con gli spiriti custodi della natura ed esegue riti magici servendosi della sua musica. Il viaggio è rivisto come una sorta di iniziazione sciamanica al mondo ultraterreno nella quale Orfeo è accompagnato dallo stregone azteco Nahual e agisce in una sorta di trance che evoca le cerimonie sciamaniche amazzoniche dell’ Orinoco. Nella rappresentazione scenica di Bogotà lo spettacolo si avvaleva della partecipazione di acrobati colombiani che sul palcoscenico interagivano con i cantanti e i musicisti. Anche senza aver potuto prendere visione di questo aspetto, devo dire che la forza espressiva della parte musicale riesce anche senza l’ ausilio della parte scenica ad avvincere l’ ascoltatore per la straordinaria carica emotiva che anima l’ atmosfera sonora ideata da Christina Pluhar. Anche in questa occasione l’ intelligenza, la creatività e la genialità innovativa nell’ accostamento di stili musicali contrastanti che la tiorbista austriaca mette in mostra nella composizione dei suoi progetti si traducono in un risultato che incanta e coinvolge per la sua assoluta logicità e coerenza di impostazione.

Dal punto di vista esecutivo, il concerto era davvero di altissima qualità. Il complesso “L’ Arpeggiata” è formato da strumentisti di livello eccezionale che in questa produzione erano affiancati dal virtuosismo spettacolare di alcuni musicisti sudamericani tra i quali vanno sicuramente citati David Mayoral, percussionista, Leo Rondon e Rafael Mejias al cuatro e alle maracas, Marcello Vitale alla chitarra battente. Splendida la voce scura e ambrata del mezzosoprano Luciana Mancini, nata in Svezia da genitori cileni, che impersonava Euridice. Notevole anche la vocalità del tenore svizzero Emiliano Gonzalez-Toro, anche lui figlio di genitori cileni, che ha cantato Aristeo mettendo in mostra un fraseggio di bella partecipazione espressiva. Euridice era impersonata dal mezzosoprano italiano Benedetta Mazzuccato, che impersonava anche lo sciamano Nahual e che ha evidenziato anche lei una bella autorevolezza di canto. Per quanto riguarda la parte di Orfeo, a sostenerla è stato chiamato il cantante e chitarrista argentino Nahuel Pennisi, artista cieco dalla nascita che ha iniziato la sua carriera musicale come artista di strada e che in Sudamerica si è affermato negli ultimi anni come una vera star nel campo della musica popolare. La semplicità e la forza emotiva con cui Pennisi è riuscito a rendere tutte le sfumature espressive della musica hanno conferito un ulteriore tocco di autenticità a uno spettacolo che la concertazione di Christina Pluhar e la bravura dei suoi musicisti hanno reso davvero straordinario. Il pubblico del Forum Schlosstheater, nel quale si notava anche una cospicua presenza di giovani, ha applaudito in maniera entusiastica tutti gli artisti. Dopo questa serata resta solo da attendere la pubblicazione del CD che avverrà nel prossimo settembre. Da parte mia, raccomando caldamente agli appassionati di acquistarlo perché quanto abbiamo ascoltato qui a Ludwigsburg basta per poter affermare che ne vale davvero la pena.

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