Ludwigsburger Schlossfestspiele 2016 – Nicolas Altstaedt e Alexander Lonquich

Concerto apertura Nicolas Altstaedt violoncello, Alexander Lonquich pianoforte
Foto ©Penn State Behrend

L’ edizione 2016 del Ludwigsburger Schlossfestspiele si sta rivelando come una delle migliori tra quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, per il livello di un cartellone che presenta artisti di grande livello impegnati in serate di concezione innovativa e interessantissime dal punto di vista dell’ impaginazione dei programmi. La seconda quindicina del mese di giugno offre agli appassionati una serie di proposte davvero stimolanti, tra le quali è d’ obbligo segnalare almeno il recital di Nicolas Altstaedt e Alexander Lonquich, il ritorno a Ludwigsburg del grande Jordi Savall che con i suoi complessi strumentali e corali “Hesperion XXI” e “La Capela Real de Catalunya”presenterà un programma dal titolo Krieg und Frieden con musiche spazianti dal 1613 (anno in cui gli Osmani attaccarono l’ Ungheria) fino al 1713 (data in cui venne sottoscritta la pace di Utrecht) e la prima esecuzione assoluta di Orfeo, der Schamane, il nuovo progetto operistico di Christine Pluhar e del suo complesso L’ Arpeggiata.

Veniamo adesso a parlare del recital cameristico tenuto da Nicolaes Altstaedt e Alexander Lonquich nella splendida cornice della Ordensaal, uno spazio stupendamente decorato che costituisce una tra le principali attrattive della Residenzschloss. Nicolas Altstaedt, trentaquattrenne violoncellista originario di Heidelberg e tra gli ultimi allievi del grandissimo Boris Pergamenschikow, si è rapidamente affermato come uno tra i più interessanti artisti della giovane generazione per le capacità virtuosistiche e una personalità caratterizzata da aspetti assai innovativi nelle scelte di repertorio e nell’ impaginazione di programmi sempre innovativi nella concezione e ricchi di interesse nello spaziare dalla musica antica eseguita secondo la prassi storicamente informata fino al repertorio classico e alla Neue Musik. Il violoncellista franco-tedesco, che collabora regolarmente con artisti come Vilde Frang, Pekka Kuusisto, Janine Jansen, Lawrence Power, Antoine Tamestit, Martin Fröst, Fazil Say e il Quartetto Ebène, dedica una gran parte della sua attività alla musica contemporanea. Diversi illustri compositori come Wolfgang Rihm, Thomas Ades, Jörg Widmann, Fazil Say e Sofia Gubaidulina hanno scritto e stanno scrivendo brani  per lui. Tra le cose più interessanti che Nicolas Altstaedt sta preparando in questo ambito, va segnalato il progetto Lost, ispirato a un soggetto di Federico Fellini e che verrà presentato nella prossima edizione del Festival “Viva Cello” a Liestal.

Una personalità artistica come quella di Nicolas Altstaedt si integra in maniera perfetta con quella di un pianista come Alexander Lonquich, uno degli artisti più intelligenti e sensibili della nostra epoca, tra l’ altro mio amico personale da molti anni. Ho seguito la carriera di Lonquich quasi dai suoi inizi e l’ ho sempre considerato un interprete originale e un artista di grande versatilità. Le sue interpretazioni di Beethoven, Schubert e Schumann sono tra le più interessanti che io abbia ascoltato, per la finezza del fraseggio e l’ originalità di concezione. Il cinquantaseienne pianista nativo di Trier e da molti anni residente in Italia si è sempre distinto per le sue qualità di musicista intelligente e con una vasta gamma di interessi, che lo portano a spaziare con successo dalle serate solistiche a quelle di musica da camera e come direttore d’ orchestra.

Il programma eseguito nella Ordensaal comprendeva le due Sonate op. 102 di Beethoven accostate ai due lavori analoghi composti da Gabriel Faurè. Come si poteva ragionevolmente attendersi, l’ incontro tra due personalità musicali così spiccate ha prodotto come risultato un’ esecuzione di notevolissimo livello. Nicolas Altstaedt, che suona uno strumento costruito dal liutaio romano Giulio Cesare Gigli intorno al 1760, frasegia con una splendida sensibilità e senso del respito melodico, utilizzando al meglio la dolcezza di timbro del suo strumento per esibire una paletta coloristica ricercata e di grande raffinatezza che si integra perfettamente con il pianismo raffinato ed elegante di Lonquich, in un reciproco scambio di idee interpretative sempre condotto in perfetta sintonia di intenti. La profondità di concezione e la ricchezza di sfumature che i due artisti hanno saputo conferire alla Sonata beethoveniana in do maggiore, che l’ autore definì nell’ autografo Freje Sonate, il cui tono genialmente quasi improvvisativo è stato evidenziato in maniera perfetta con un fraseggio sempre intenso e concentrato, e alla Sonata in sol minore di Fauré con la commossa e nobile cantabilità conferita dalla cavata di Altstaedt al movimento centrale che riprende la melodia del Chant Funéraire composto dal musicista francese per il centenario della morte di Napoleone, erano tra le cose più belle di un’ esecuzione complessivamente davvero esemplare. Eccellente è stata anche la lettura della prima Sonata di Faurè, fraseggiata con una bella tensione d’ insieme, e quella della Sonata op. 102 N° 2 di Beethoven, nella quale le strutture contrappuntistiche culminanti nella Fuga del movimento finale sono state rese con una lucidità analitica perfetta nella definizione di tutti i particolari. In complesso un concerto davvero eccellente che il pubblico ha applaudito a lungo. Due bis, a proposito dei quali una menzione merita la commossa e fervida cantabilità con cui Altstaedt ha fraseggiato il Lied brahmsiano “Immer leiser wird mein Schlummer” che ha concluso la serata. Speriamo che Altstaedt e Lonquich abbiano ulteriori occasioni di lavorare insieme in futuro.

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