Festspielhaus Baden-Baden – Christian Thielemann e Yefim Bronfman

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Foto ©Michael Gregonowits

Per il terzo anno consecutivo Christian Thielemann ha portato la sua Sächsische Staatskapelle Dresden al Festspielhaus di Baden Baden e anche questa volta un pubblico giunto da ogni parte della Germania ha decretato un autentico trionfo al direttore berlinese, il cui sodalizio artistico con il complesso sassone rappresenta una delle più belle realtà nel panorama musicale della nostra epoca. Probabilmente non ci sono, al giorno d’ oggi, molti altri esempi di una simile simbiosi e unità di intenti tra un’ orchestra e il suo Chefdirigent. Thielemann, che ha assunto la carica nel 2012, ha trovato nella Staatskapelle Dresden lo strumento ideale per mettere in evidenza le sue concezioni interpretative e i risultati di questo lavoro comune si traducono in esecuzioni che appaiono assolutamente uniche. Per il mondo culturale tedesco, la Sächsische Staatskapelle Dresden costituisce del resto uno dei punti di riferimento più importanti a livello storico. Fondata il 22 settembre 1548 dal Kantor Johann Walter, per iniziativa del Principe Elettore Moritz von Sachsen, è uno dei complessi strumentali più antichi tra quelli tuttora esistenti. Nel ruolo di Hofkapellmeister si sono avvicendate personalità come Heinrich Schütz, Antonio Lotti, Jan Dismas Zelenka, Johann Adolph Hasse e, nel XIX secolo, Ferdinando Paer, Francesco Morlacchi, Carl Maria von Weber e Richard Wagner, che chiamava l’ orchestra “meine Wunderharfe”. La Staatskapelle Dresden ha eseguito le prime esecuzioni assolute di centinaia di lavori; in particolare, vanno ricordate le prime rappresentazioni di Der Freischütz e Tannhäuser e il rapporto strettissimo che l’ orchestra ebbe con Richard Strauss, che a Dresden presentò per la prima volta nove delle sue opere, tra cui Salome, Elektra e Der Rosenkavalier, e dedicò all’ orchestra la Alpensinfonie. Il suono caldo, pastoso e ricco di infinite sfumature che la formazione sassone coltiva come retaggio di una cultura pluricentenaria è stato definito a suo tempo in maniera stupendamente icastica da Herbert von Karajan, che con la Staatskapelle intrattenne regolari rapporti di collaborazione, come “oro antico”. Christian Thielemann porta a questa cultura del suono il suo contributo tramite il gusto per la ricerca coloristica e la definizione classica del fraseggio che costituiscono le caratteristiche peculiari del suo modo di far musica. Ogni volta che mi capita di assistere ad un’ esibizione del direttore tedesco sul podio di questo formidabile complesso, non finisco mai di rimanere profondamente impressionato dalla bellezza assoluta delle sonorità e da un fraseggio che appare sempre “giusto” nell’ evidenziare al meglio le caratteristiche dei brani eseguiti.

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Foto ©Michael Gregonowits

Dopo le fulminanti interpretazioni bruckneriane presentate negli anni scorsi a Baden-Baden, due delle quali sono state filmate per un DVD di prossima pubblicazione, il programma scelto da Thielemann per il suo ritorno al Festspielhaus era impaginato come una delle sue tipiche proposte dedicate al grande repertorio sinfonico tedesco, in questo caso rappresentato da Beethoven, Max Reger e Richard Strauss. La serata era ulteriormente impreziosita dalla presenza di Yefim Bronfman, il cinquantottenne pianista nato in Uzbekistan, formatosi in Israele e oggi cittadino statunitense che due anni fa all’ Osterfestspiele ci aveva presentato una superba esecuzione del Quinto Concerto di Beethoven con Zubin Mehta e i Berliner Philharmoniker. In questa occasione Bronfman ha eseguito il Terzo Concerto in do minore op. 37 confermando la sua statura di interprete beethoveniano  di assoluto riferimento. Dal punto di vista tecnico il pianismo di Brofman impressiona per scioltezza, eleganza, perfezione virtuosistica oltre che per un suono pulito, cristallino e mai forzato. Thielemann, che conosce alla perfezione l’ arte dell’ accompagnamento, ha graduato in maniera attentissima le sonorità orchestrali e la dinamica alle caratteristiche sonore del pianoforte ottenendo un risultato complessivo affascinante per il tono di eleganza cameristica che costituiva la caratteristica più evidente di questa esecuzione. I pianissimi morbidi e timbrati dell’ orchestra a sottolineare il fraseggio di Bronfman nel secondo movimento e la raffinatezza con cui Bronfman ha dipanato i passi di agilità nel Finale hanno letteralmente incantato il pubblico del Festspielhaus che ha ottenuto dal pianista una delicatissima e sfumata esecuzione di Arabeske op. 18 nella quale il virtuoso russo-americano ha cesellato la scrittura schumanniana con una splendida esibizione di sonorità preziose e fraseggi ricchi di flessibilità.

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Foto ©Michael Gregonowits

Alle prese con Max Reger e Richard Strauss, i cui brani costituivano la seconda parte del programma, Thielemann ha naturalmente allentato le briglie al suo straordinario treno di purosangue e la Staatskapelle ha esibito tutto il meglio del suo virtuosismo sonoro a partire dalle Variationen und Fuge über ein Thema von Mozart op. 132 di Max Reger. Il compositore nativo di Brand fu un acceso sostenitore della musica assoluta e della continuità con la grande tradizione contrappuntistica tedesca, che nei suoi lavori si integra con le soluzioni armoniche innovative introdotte da Liszt e Wagner. Le otto Variazioni sul tema introduttivo della Sonata per piano in la maggiore K. 331 di Mozart sono uno stupendo esempio di maestria nella scrittura e abilità nel trattamento polifonico, esibita nella complessa Fuga a quattro parti che conclude la partitura. Thielemann per gusto, temperamento e formazione culturale è un interprete pressochè ideale di lavori come questi e la sua esecuzione appariva assolutamente esemplare per il severo splendore sinfonico e la lucidità nell’ evidenziare le architetture formali. Il direttore berlinese e l’ orchestra sassone hanno poi siglato stupendamente la loro esibizione con una fulminante lettura del poema sinfonico Till Eulenspiegels lustige Streiche op. 28 di Richard Strauss, nella quale i fiati della Staatskapelle hanno esibito il meglio del loro virtuosismo funambolico e Thielemann ha centrato in pieno il tono sempre oscillante tra il comico e il tragico della musica con una progressione drammatica assolutamente entusiasmante che dopo le ultime battute orchestrali ha fatto scattare in piedi il pubblico del Festspielhaus in un’ ovazione interminabile, che ha costretto Thielemann a ripetere una parte delle Variazioni di Reger. Una giusta conclusione per una serata di grandissima musica eseguita ad un livello che pochissimi oggi possono raggiungere.

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