Staatsorchester Stuttgart – Beethoven, Ligeti e Florent Schmitt

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Foto Staatsorchester Stuttgart/FB

Per il sesto appuntamento con la stagione sinfonica, Sylvain Cambreling e la Staatsorchester Stuttgart hanno presentato un programma che sotto il titolo Mythische Singen accostava il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra op. 58 di Beethoven, il cui movimento centrale fu descritto dall’ allievo del compositore Carl Czerny come ispirato al mito di Orfeo, a due brani novecenteschi anch’ essi basati su leggende antiche. Ho già avuto modo di esprimere più volte il mio apprezzamento per il modo in cui il Generalmusikdirektor della Staatsoper compone i suoi programmi concertistici, sempre caratterizzati da proposte originali, di grande intelligenza e ricche di creatività. Anche nella prossima stagione, che è stata presentata ufficialmente tre settimane fa, non mancano le serate di grande interesse. Nel concerto inaugurale Marek Janowski eseguirà la Quinta Sinfonia di Bruckner e tra gli altri appuntamenti meritano senz’ altro una segnalazione i tre programmi che dirigerà Cambreling: il primo dedicato all’ accostamento di Debussy con Bach e Toru Takemitsu, il sesto concerto del cartellone con il Manfred di Tchaikowsky affiancato al Concerto per violino di Victor Kissine eseguito da Gidon Kremer e infine la serata finale del ciclo, in cui verranno proposte le musiche di scena scritte da Beethoven per la tragedia Egmont di Goethe integrate da brani di Mahler a altri autori. I consueti appuntamenti con la musica da camera e la liederistica completano un cartellone davvero di ottimo livello.

Nel Quarto Concerto di Beethoven la parte solistica era affidata al quarantaquattrenne pianista viennese Till Fellner, vincitore nell’ edizione 1993 del Concours Clara Haskil e che in questi ultimi anni ha riscosso un grande successo di pubblico e di critica con la sua integrale in sette serate delle trentadue Sonate beethoveniane  eseguita a Vienna, Londra, parigi, New York, Tokio e Washington. Lo strumentista austriaco suona con una notevole pulizia e raffinatezza di tocco; il suo fraseggio è scorrevole, ricco di respiro cantabile e puntualissimo nella realizzazione delle dinamiche. Sulla base strumentale trasparente e raffinata costruita da Cambreling, la lettura di Fellner è apparsa molto notevole per consapevolezza stilistica e maturità di concezione oltre che per la morbidezza e la bellezza timbrica di un suono graduato attentamente in una paletta coloristica ricca di sfumature. Da quello che abbiamo ascoltato in questa occasione, Till Fellner è sicuramente un interprete beethoveniano da seguire attentamente.

La parte novecentesca del programma si apriva con Clocks and Clouds di György Ligeti, brano sinfonico per orchestra e coro femminile a 12 parti il cui titolo è derivato da un saggio di Karl Popper, composto nel 1972 ed eseguito per la prima volta l’ anno successivo al Festival “Musikprotokoll” di Graz sotto la direzione di Friedrich Cerha. È una partitura basata sostanzialmente sull’ uso insistito dei microintervalli  e sulla ripetizione ossessiva di cellule ritmiche analoghe a quelle di certi lavori scritti da Steve Reich e Terry Riley, scandite implacabilmente da due arpe, vibrafono, celesta e glockenspiel sul pulviscolo sonoro creato dall’ orchestra e dal coro. L’ effetto è di una bellezza straniante nel risultato acustico d’ insieme e Cambreling, che come interprete di musica contemporanea ha pochi rivali al mondo, lo ha realizzato con una precisione e accuratezza davvero ideali. Anche il brano conclusivo del concerto, che era la suite sinfonica dal balletto La Tragédie de Salomé  di Florent Schmitt, era un ulteriore esempio di scrittura orchestrale caratterizzata da un accentuato virtuosismo coloristico. Florent Schmitt dedicò la partitura del balletto, composto nel 1907 e messo in scena sei anni dopo dalla celebre compagnia dei Ballets Russes di Sergej Djagilev, a Igor Strawinsky che in seguito riconobbe apertamente l’ influenza esercitata dal compositore francese sui suoi lavori di quel periodo. La suite sinfonica, realizzata nel 1910  ampliando l’ organico originale del balletto per grande orchestra, è un esempio di una scrittura strumentale che accosta influenze stilistiche derivate da Wagner e Debussy ad elementi derivati da Schönberg e Berg. La ricca polifonia orchestrale e l’ uso degli accordi bitonali sono senz’ altro tra le cose più interessanti di questa musica insieme a una strttura ritmica calcolata con grande fantasia. Tutto questo è stato splendidamente messo in rilievo dalla direzione di Sylvain Cambreling alla guida di una Staatsorchester che ha fornito una magnifica prova di virtuosismo esecutivo, coadiuvata in maniera eccellente dal Coro femminile della Staatsoper preparato da Johannes Knecht. Successo vivo per un concerto davvero ricco di interesse, che i musicisti della Staatsoper hanno voluto dedicare alla memoria del loro collega Elmar Preiß, contrabbassista e da anni anche membro dell’ orchestra di Bayreuth, scomparso improvvisamente durante le prove di questa produzione.

 

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