Arabella Steinbacher e Marek Janowski a Stuttgart

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Foto @br.de

Arabella Steinbacher è tornata ad esibirsi a Stuttgart, questa volta insieme alla WDR Sinfonieorchester Köln diretta da Marek Janowski, un musicista con cui la trentaquattrenne virtuosa di München collabora regolarmente da tempo sia in concerto che in diverse incisioni discografiche. Ho già avuto modo di scrivere molto positivamente a proposito di questa ragazza che negli ultimi anni si è affermata come una delle violiniste più interessanti e complete di una generazione che pure sta esprimendo una serie di concertisti di livello davvero notevole. Figlia di due musicisti attivi nel campo lirico, una cantante giapponese e un maestro collaboratore della Bayerischen Staatsoper, la Steinbacher, a partire dal suo debutto sulle scene internazionali avvenuto nel marzo 2004 a Parigi sotto la direzione di Neville Marriner, ha sviluppato nel corso degli ultimi anni una intensissima attività concertistica che l’ ha portata a esibirsi in tutte le sale più prestigiose, collaborando con le migliori orchestre del mondo. I suoi esordi furono sostenuti da Anne Sophie Mutter e poi dal leggendario virtuoso Ivry Glitis, che tuttora è il suo principale consigliere artistico. Come ho avuto modo di scrivere a proposito delle sue precedenti esibizioni qui da noi, Arabella Steinbacher possiede un suono caldo, ampio, di timbro argentato e ricco di armonici, con un settore acuto e sopracuto assolutamente splendido per squillo, nitore ed espansione, un medium intenso e sonoro e una quarta corda vellutata e timbricamente ben definita, anche se non corposissima. La tecnica dell’ arco è assolutamente impeccabile per purezza e precisione di attacchi, cavata, intensità del legato, perfetta articolazione delle agilità. Il suo fraseggio è incisivo e personale, con un eccellente senso del rubato e del respiro melodico. Ma quello che ho maggiormente apprezzato in questa ragazza fin dalla prima volta che la ascoltai dal vivo qui a Stuttgart quattro anni fa è la sua capacità di inserirsi nel discorso orchestrale evitando di trasformare il concerto in una esibizione di virtuosismo fine a se stesso, e cercando sempre uno scambio reciproco di timbri e colori con l’ accompagnamento orchestrale, in poche parole quella capacità di ascoltarsi suonando insieme che costituisce la vera caratteristica fondamentale del far musica.

Per questo appuntamento alla Liederhalle la giovane violinista monacense ha presentato il Concerto in la maggiore K. 219 di Mozart, un brano incluso nel suo CD registrato due anni fa con i Festival Strings Lucerne che le ha fatto guadagnare una nomination al premio Artist of the Year della rivista Gramophone. Il disco dedicato ai tre ultimi Concerti del compositore salisburghese, inciso per la PENTATONE, ha ottenuto un grande successo di pubblico e recensioni molto favorevoli, soprattutto dalla critica inglese che lo ha segnalato come una delle migliori registrazioni mozartiane apparse negli ultimi anni. Come lei stessa ha dichiarato in diverse interviste, Arabella Steinbacher ha suonato per la prima volta in pubblico i Concerti di Mozart quando aveva otto anni e uno di essi fu il brano da lei scelto per l’ esame di ammissione alla Hochschule für Musik und Theater München nella classe di Ana Chumachenco, dalla quale sono uscite anche altre violiniste di rango internazionale come Julia Fischer, Lisa Batiashvili e Veronika Eberle. Per quanto mi riguarda, posso dire che l’ ascolto dell’ esecuzione con Marek Janowski e la WDR Sinfonieorchester ha confermato pienamente le impressioni che mi ero fatto ascoltando il CD. La Steinbacher suona Mozart con un’ eleganza, una raffinatezza e un’ autorità espressiva che pochissimi musicisti al giorno d’ oggi possono esibire a questi livelli. La lama di suono argenteo che la violinista di München sa trarre dal suo strumento, lo Stradivari “Booth”del 1716, costituisce una splendida base per un fraseggio espressivo, ricco di sfumature preziose e cesellato con grande raffinatezza. Notevolissima in questa esecuzione era anche e soprattutto la capacità di conferire il massimo rilievo all’ espansione lirica derivata dalla cantabilità operistica che costituisce la caratteristica peculiare del modo in cui Mozart scrive per il violino. Dal punto di vista tecnico, una delle cose più belle che abbiamo ascoltato dalla Steinbacher in questa serata era la splendida realizzazione del doppio trillo che conclude l’ Adagio, oltre alla perfetta esecuzione delle cadenze, che erano quelle di Joseph Joachim. L’ accompagnamento orchestrale di Marek Janowski si segnalava per accuratezza e capacità di modellare il suono in perfetta sintonia con la parte solistica, a dimostrazione della perfetta intesa esistente tra due artisti che collaborano insieme da tempo. Il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo la giovane violinista, che con le sue esibizioni negli ultimi anni si è guadagnata una stima particolare tra gli appassionati delle nostre parti. Come fuori programma Arabella Steinbacher ha eseguito il primo tempo dalla Sonata op. 27 N°2 di Ysaye, brano che la giovane virtuosa presenta spesso alla fine delle sue esibizioni e che suona con un virtuosismo altamente spettacolare e avvincente per la disinvoltura con cui vengono risolti i passaggi più acrobatici. Speriamo che la Steinbacher ne realizzi prima o poi una registrazione, cosa che per ora non ha in programma ma che le piacerebbe fare se si presenteranno le condizioni, come lei stessa ci ha detto alla fine del concerto.

Nella seconda parte della serata Marek Janowski e la WDR Sinfonieorchester Köln ci hanno fatto ascoltare un’ ottima realizzazione della Nona Sinfonia di Bruckner. Il settantasettenne direttore nato a Warschau e cresciuto in Germania è noto agli appassionati soprattutto per alcune splendide incisioni operistiche come quella dell’ Euryanthe di Weber con Jessye Norman e Nicolai Gedda e i due cicli del Ring wagneriano realizzati con la Statskapelle Dresden e con la Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, complesso di cui Janowski è Chefdirigent da quattordici anni e col quale ha realizzato nel 2013 l’ incisione integrale delle opere di Wagner in una serie di esecuzioni dal vivo. Io ricordo molto bene la splendida interpretazione del Tristan und Isolde che Janowski realizzò alla Fenice di Venezia una ventina di anni fa e che rimane nella mia memoria come una delle migliori esecuzioni del capolavoro wagneriano da me ascoltate in teatro. Alle prese con l’ estremo capolavoro sinfonico bruckneriano Marek Janowski è riuscito a ricavare il massimo dalla WDR Sinfonieorchester che, per quanto molto buona dal punto di vista della precisione esecutiva, non mi è sembrata in grado di esibire una qualità sonora paragonabile a quella di complessi come la nostra Radio-Sinfonieorchester des SWR. L’ interpretazione mi è sembrata comunque molto notevole soprattutto per il modo attento con cui il direttore tedesco ha calcolato la progressione drammatica nel primo movimento, graduando molto bene le sonorità fino all’ esplosione della battute finali, l’ incisiva sottolineatura ritmica dello Scherzo e la cantabilità nobile e severa conferita all’ Adagio. Nel complesso una lettura di ottimo livello, salutata da un grande successo di pubblico.

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