Ludwigsburger Schlossfestspiele 2016 – Cornelius Meister e Cameron Carpenter

Cornelius_Meister_Cameron_Carpenter_c_Julia_Wesely
Foto ©Julia Wesely

Con due appuntamenti sinfonici al Forum Schlosstheater, è iniziata l’ edizione 2016 del Ludwigsburger Schlossfestspiele. Anche quest’ anno la rassegna che dal 1932 si svolge nella città poco distante da Stuttgart, fondata agli inizi del XVIII secolo come residenza dei Duchi del Württemberg, presenta un cartellone di altissimo livello sia per la presenza di interpreti come Jordi Savall, Isabelle Faust, Menahem Pressler, Nicholas Altstaedt, Alexander Lonquich, Gautier Capuçon, Reinhard Goebel, il Casal Quartet e il gruppo L’ Arpeggiata, che per la qualità di programmi originali e innovativi grazie ai quali lo Schlossfestspiele ha acquisito una posizione di assoluta rilevanza nel panorama dei festival musicali tedeschi. Per il primo dei miei resoconti sull’ edizione di quest’ anno ho deciso di andare ad assistere alla seconda delle due serate inaugurali che si preannunciava interessantissima sia per la presenza di Cornelius Meister, uno dei giovani direttori tedeschi più interessanti del momento, sul podio della ORF Radio-Symphonieorchester Wien della quale è Chefdirigent dal 2010, che per la partecipazione solistica di Cameron Carpenter, trentacinquenne organista e compositore originario della Pennsylvania impostosi in questi ultimi anni all’ attenzione del pubblico internazionale come uno tra i virtuosi più audaci e creativi della giovane generazione.

Cameron Carpenter è decisamente un personaggio fuori dal comune, che nel panorama organistico ha rappresentato un’ autentica rivoluzione per il suo modo estremamente avanguardistico di utilizzare lo strumento. Il virtuoso americano infatti si esibisce su un organo da lui stesso progettato a cui ha dato il nome di International Tour Organ. Si tratta di uno strumento dotato di una consolle a cinque manuali e con pedaliera lunga, amplificato elettronicamente tramite una cinquantina di altoparlanti e che riunisce in sè le caratteristiche timbriche dell’ organo Hammond insieme a quelle dei sintetizzatori utilizzati nella musica rock e pop. Carpenter utilizza questo innovativo mezzo sonoro per programmi che spaziano dal repertorio rinascimentale a quello contemporaneo includendo anche brani di sua composizione e altri scritti appositamente per lui come il Concerto “At the Royal Majestic” di Terry Riley, eseguito in prima esecuzione assoluta due anni fa con la Los Angeles Philharmonic diretta da John Adams. Nulla a che vedere quindi con l’ esecuzione di stampo filologico ma piuttosto l’ esaltazione estrema del virtuosismo da parte di un artista che oltretutto si presenta in pubblico con un look da popstar comprendente un’ acconciatura in stile mohicano, leggings e stivaletti dai tacchi ricoperti di strass. Grazie a queste caratteristiche Cameron Carpenter ha raggiunto un successo che oltrepassa i confini riservati agli artisti di musica classica. I suoi CD hanno raggiunto le prime posizioni nelle pop-charts internazionali e uno di essi, l’ album “Revolutionary” ha ottenuto nel 2009 una nomination al Grammy Award.

Cameron_Carpenter_RSO_Wien_c_Julia_Wesely
Foto ©Julia Wesely

Per questa tournée con la ORF Radio-Symphonieorchester, l’ organista della Pennsylvania ha scelto di eseguire la sua rielaborazione della Rapsodia su un tema di Paganini op. 43 di Rachmaninov. È difficile descrivere in poche parole cosa sia diventato questo caposaldo del virtuosismo pianistico nell’ elaborazione fattane da Carpenter. Una lettura di alta spettacolarità, acrobatica dal punto di vista manuale e che trasformava il testo originale in una vera e propria esplosione di colori orgiastici. La danza virtuosistica di Carpenter, che si muoveva tra i manuali e la pedaliera con acrobazie quasi da ballerino classico, era di per sè uno spettacolo anche dal punto di vista visivo. Tecnicamente parlando, l’ abilità virtuosistica dello strumentista americano è davvero fenomenale, il gusto estremamente raffinato nel condurre un gioco di tinte nei registri che suona spettacolare senza mai cadere nel kitsch. Dal punto di vista muicale, particolarmente notevole è stata la resa delle ultime sei Variazioni, con la diciottesima in re bemolle maggiore splendidamente sottolineata nell’ espansione melodica dalla combinazione di registri scelta da Carpenter e dall’ accompagnamento orchestrale realizzato da Cornelius Meister con una cantabilità fervida e intensa, culminante nel crescendo virtuosistico del Presto finale nei numeri 19-24, in cui ritorna prepotentemente in primo piano il dinamismo ritmico e timbrico nella ripresa in forma rapsodica degli spunti melodici trattati nel primo gruppo di variazioni. Il pubblico del Forum Schlosstheater ha reagito in maniera entusiastica a questa superba esibizione di virtuosismo, con applausi intensissimi che Cameron Carpenter ha ripagato con tre bis di improvvisazione: il primo sul tema della Fuga in sol maggiore BWV 542 di Bach, il secondo in stile jazzistico e l’ ultimo sul motivo di una marcia popolare americana.

Cornelius_Meister_RSO_Wien_c_Julia_Wesely
Foto ©Julia Wesely

Veniamo ora a parlare dell’ altro protagonista di questa serata. Avevo speso giudizi molto positivi per Cornelius Meister in occasione del suo debutto con la RSO des SWR alla Liederhalle, nel quale il giovane direttore nativo di Hannover mi aveva fortemente impressionato con un’ interpretazione davvero fulminante della Terza Sinfonia di Bruckner. Dopo questa esibizione insieme alla ORF Radio-Symphonieorchester, che ha dimostrato al meglio le sue doti da complesso di eccellente qualità per compattezza sonora e precisione esecutiva, posso confermare che il trentaseienne maestro tedesco è senza alcun dubbio una delle bacchette più interessanti e dotate della giovane generazione. Dotato di una splendida chiarezza di attacco e di gesto, tecnicamente sicurissimo e in possesso di una personalità interpretativa già matura e spiccata, Cornelius Meister ha messo in mostra tutto il suo talento già nel poema sinfonico Die Mittagshexe op. 108 di Antonín Dvořák. Una lettura davvero rilevante per ricchezza di espansione melodica, incisività drammatica e capacità di dare il giusto rilievo ai motivi di origine popolare che questa partitura contiene. Nella seconda parte del programma, Cornelius Meister e l’ orchestra viennese erano attesi da una sfida impegnativa come quella costituita dalla Quarta Sinfonia di Schumann che come le altre tre scritte dal compositore renano pone diversi problemi di non facile soluzione sia all’ orchestra che al direttore in termini di equilibrio strumentale e di definizione delle strutture. La lettura lucida, fervida e appassionata che ne ha dato Cornelius Meister era davvero di rilievo assoluto. Splendida la definizione ritmica del primo movimento, con il passaggio dallo Ziemlich langsam introduttivo al lebhaft marcato in maniera perfetta. Nel secondo tempo Meister ha reso in maniera pressochè ideale l’ espansione lirica della melodia e Kristina Suklar, la Konzertmeisterin del complesso, ha suonato gli assoli violinistici con un suono morbido e delicato. Ottima l’ incisività ritmica ottenuta nello Scherzo dal giovane direttore, che ha comunque raggiunto gli esiti migliori della sua interpretazione nel Finale. Il tempo scelto da Cornelius Meister per l’ attacco era lievemente più lento del consueto, in maniera da poter sviluppare al meglio la progressione ritmica continua che caratterizza questa pagina e che in questa esecuzione culminava in uno splendido accelerando nelle battute finali, caricate al massimo della tensione dalla bacchetta a siglare in modo perentorio un’ interpretazione che mi è sembrata notevolissima per maturità e coerenza di concezione. Dopo questa serata, sono sempre più convinto che Cornelius Meister abbia tutti i requisiti per puntare a una carriera internazionale di primissimo piano. Due bis orchestrali, la Danza Slava op 72 N° 7 di Dvořák e una Polka di Gerhard Winkler, hanno concluso in maniera trionfale un concerto davvero di altissimo livello.

Advertisements

3 pensieri su “Ludwigsburger Schlossfestspiele 2016 – Cornelius Meister e Cameron Carpenter

  1. Avevo visto su youtube la bellissima spiegazione di Carpenter, che, agendo sul solo organo, descriveva come stava procedendo per la trascrizione

    A un certo punto, nel chiarire come mai abbia scelto la Rapsodia e non uno dei concerti di Rachmaninov, dice che nei concerti ci sarebbe troppa sovrapposizione tra due orchestre (una delle quali, beninteso, è l’organo) e ne risulterebbe confusione (“mess”). A dire il vero, ascoltandone l’unica versione registrata, un po’ di confusione mi pare ci sia anche con la Rapsodia. D’altra parte, non può essere un caso che non ci siano molti concerti per organo e orchestra in letteratura. E anche dove l’organo è previsto in partiture sinfoniche, spesso bisogna avere orecchio per distinguerlo.
    In un Festival di Pasqua, a Salisburgo (credo nel 1983) Karajan apparve sul podio scuro in volto, prima dell’esecuzione del Requiem Tedesco. Disse: l’organo è rotto, per cui l’organo dovremo immaginarcelo.
    Confesso che non solo non me lo sono immaginato, ma nemmeno mi sono accorto che mancava.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...