Stuttgarter Kammerorchester – Zauber der Serenade

vogt  Kimmig Entertainment GmbH
Klaus Florian Vogt. Foto © Kimmig Entertainment GmbH

Oltre alla stagione in  abbonamento, la Stuttgarter Kammerorchester propone anche il ciclo SKO Sternstunden. Si tratta di una serie di concerti che si tengono al Theaterhaus con la partecipazione di solisti scelti tra i nomi di prestigio del panorama musicale odierno. Il penultimo appuntamento del ciclo era interessante sia per la presenza di Klaus Florian Vogt, il quarantaseienne tenore nativo di Hide considerato tra i migliori interpreti wagneriani della sua generazione, che per l’ impaginazione di un programma interamente dedicato alla forma musicale della Serenata. Matthias Foremny, lo Chefdirigent del complesso, ha illustrato personalmente con grande efficacia e chiarezza il contenuto musicale della serata, che iniziava con il popolarissimo Divertimento in si maggiore K. 137 di Mozart, eseguito con una bella eleganza e notevole brio da un’ orchestra molto precisa e omogenea nelle sonorità.

Subito dopo veniva il turno di Klaus Florian Vogt per l’ esecuzione della Serenade op. 31 per tenore, corno solista e orchestra d’ archi di Benjamin Britten. Il brano fu scritto nel 1943 subito dopo il ritorno del compositore dagli Stati Uniti contemporaneamente all’ inizio del lavoro sulla partitura di Peter Grimes. Britten scelse per questo lavoro una selezione di poesie inglesi dedicate al tema della notte e lo dedicò al tenore Peter Pears, suo partner artistico preferito, scegliendo come esecutore della parte solistica il ventunenne cornista Dennis Brain che in seguito doveva affermarsi come uno dei più grandi solisti nella storia esecutiva del suo strumento. Si tratta di uno dei brani più affascinanti in tutta la produzione di Britten per la raffinatezza della scrittura, la bellezza degli impasti strumentali e la capacità evocativa che si traduce in una serie di atmosfere sonore davvero incantevoli ed estremamente suggestive. L’ interpretazione di Foremny ha colto alla perfezione il tono espressivo del brano, realizzando assai bene il tono di estatica e sognante delicatezza richiesto dalla partitura. Klaus Florian Vogt ha cantato complessivamente molto bene; il tenore tedesco, considerato oggi interprete di riferimento in ruoli come Lohengrin e Walther von Stolzing e che prossimamente sarà Parsifal al Bayreuther Festspiele. ha una voce abbastanza omogenea e ben controllata anche se nelle mezzevoci tende spesso a sbiancare le sonorità abusando di note in falsetto che a volte rischiano di diventare stucchevoli. In ogni caso, il fraseggio di Vogt era adeguato per varietà dinamica e immediatezza dei toni espressivi sebbene forse non perfettamente idiomatico se paragonato a quello di interpreti di madrelingua come Philip Lagridge, Robert Tear e, ai giorni nostri, Ian Bostridge. L’ impegnativa parte del corno solista era affidata a Christoph Eß, strumentista originario di Tübingen che dal 2007 ricopre il ruolo di primo corno nei Bamberger Symphoniker ed è considerato tra i più validi giovani virtuosi del suo strumento. Eß ha esibito un suono morbidissimo e perfetto nelle tinte screziate e cangianti, perfettamente adeguato alle caratteristiche della parte. Il giovane virtuoso si è poi ritagliato un momento di successo personale con l’ esecuzione del Concerto op. 45 N° 5 di Lars-Erik Larsson, compositore svedese che fu allievo, tra gli altri, anche di Alban Berg e che scrisse negli anni Cinquanta la serie di dodici Concerti solistici a cui questo brano appartiene per un’ orchestra non professionale, impostandola in stile neoclassico. Qui Cristoph Eß ha potuto esibire tutti gli aspetti migliori del suo virtuosismo tecnico in un’ esecuzione davvero elettrizzante e applauditissima.

La serata si è conclusa con la celebre Serenata per archi in mi maggiore op. 22 di Antonin Dvořák, della quale Foremny e la Stuttgarter Kammerorchester hanno dato un’ interpretazione davvero esemplare per ricchezza di cantabilità melodica, raffinatezza agogica ed eleganza di fraseggio oltre che per il gusto sorvegliato e attentissimo a non cadere mai nel kitsch. Come fuori programma, il Larghetto dalla Serenata per archi di Elgar ha concluso in maniera eccellente una serata di grande raffinatezza.

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