“Reigen” di Philippe Boesmans alla Staatsoper Stuttgart

reigen
Foto ©A. T. Schaefer

La Staatsoper Stuttgart sta vivendo in questi giorni un periodo di intensa attività. Sono appena iniziati gli appuntamenti del progetto European Opera Days, iniziativa finanziata dall’ Unione Europea alla quale il teatro della capitale del Baden-Württemberg prende parte per il decimo anno come rappresentante ufficiale della Germania, insieme alla Komische Oper Berlin. Il programma prevede una serie di concerti e conferenze tenute dai direttori artistici dei teatri europei che prendono parte al progetto. I punti culminanti della rassegna saranno costituiti dalla prima di Martyrer, il nuovo film del regista russo Kirill Sebrennikov che a Stuttgart ha recentemente messo in scena l’ applauditissima nuova produzione della Salome, e dalla trasmissione in diretta su grande schermo in Schlossplatz di una replica del Rigoletto. Inoltre il sito The Opera Platform e il canale ARTE trasmetteranno in diretta streaming una recita di Reigen, l’ opera di Philippe Boesmans che il teatro ha messo in scena come penultimo nuovo allestimento della stagione in corso.

Con la nuova produzione di Reigen, opera composta nel 1993 su un adattamento teatrale, preparato da Luc Bondy, dell’ omonimo dramma di Arthur Schnitzler, la Staatsoper Stuttgart ha voluto prendere parte ai festeggiamenti per l’ ottantesimo compleanno di Philippe Boesmans, compositore belga autore di altri lavori teatrali di successo come La Passion de Gilles e Yvonne, princesse de Bourgogne. Il testo teatrale di Schnitzler che il musicista ha scelto come argomento di quest’ opera ed ha avuto anche diverse trasposizioni cinematografiche tra le quali vanno citate almeno quella di Max Ophüls del 1950 con Serge Reggiani e Gérard Philipe tra i protagonisti e quella del 1964 con la regia di Roger Vadim e un cast che comprendeva tra gli altri Jane Fonda e Catherine Spaak, costituì al suo apparire uno dei più grossi scandali teatrali del ventesimo secolo a causa della rappresentazione cruda e amaramente realistica di quella che Jenny Hoch in un articolo su Der Spiegel di qualche anno fa ha definito come unerbittliche Mechanik des Beischlafs. Il testo, che era stato pubblicato privatamente nel 1900 e ufficialmente tre anni dopo, venne portato sulle scene solo dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, a Berlino nel 1920 e a Vienna nel 1921. Le due rappresentazioni costarono all’ autore un processo penale per pornografia che fu il culmine di una violenta campagna antisemitica nella quale Schnitzler venne additato come jüdischer Schweineliterat e il lavoro definito Bordellprologe des Juden Schnitzler. A causa di questi avvenimenti, Schnitzler ritirò il lavoro e ne proibì ulteriori rappresentazioni nei teatri di lingua tedesca. Il divieto fu rimosso solo nel 1982 con il permesso del figlio dello scrittore.
I dieci dialoghi che formano la trama di Reigen musicata da Boesmans ci mostrano tutto il disincanto amaro di una storia apparentemente guidata dai fini dell’ eros ma in realtà descrivente tutte le contraddizioni di una società che stava vivendo una profonda crisi. Schnitzler fu accusato di pornografia e non solo perché ognuno degli incontri tra uomo e donna culmina in un rapporto sessuale che però non viene mai mostrato esplicitamente in scena, ma anche perché il testo rompeva degli schemi ben precisi, per cui le classi sociali interagivano al di fuori di quelle che erano le normali convenzioni dell’ epoca. Guardando le cose da un punto di vista musicale va detto innanzi tutto che il testo teatrale di Schnitzler, per la sua struttura composta appunto di dieci dialoghi disposti a formare un circolo che inizia e si chiude con il personaggio della Dirne (prostituta), pone tutta una serie di problemi che lo fanno risultare abbastanza problematico come fonte di un’ opera lirica. La partitura di Boesmans è caratterizzata da un linguaggio che mescola diverse forme stilistiche, dal recitar cantando fino a stilemi derivati da jazz. La musica di Boesmans è perfettamente accessibile dal punto di vista linguistico e ricca di soluzioni strumentali preziose, oltre che di citazioni molto azzeccate come quella della battuta “Man töte diese Mucke!” pronunciata dal Soldato nella prima scena sulle stesse note delle parole finali di Herodes in Salome. La strumentazione è leggera e non soverchia mai la parte vocale, quindi tutte le sfunature dei dialoghi risultano perfettamente percepibili e ben sottolineate dalla musica. Pure, ad onta del lodevole sforzo creativo profuso dall’ autore, la continua successione di scene perfettamente uguali dal punto di vista della struttura finisce alla lunga per generare un certo senso di monotonia, tanto che alla fine verrebbe da commentare “Die Oper enthält Längen, gefährliche Längen” come dice il Tanzmeister nel prologo di Ariadne auf Naxos.

L’ opera di Philippe Boesmans, andata in scena per la prima volta al Théatre de La Monnaie di Bruxelles ai tempi della gestione artistica di Bernard Fouccroulle appena succeduto a Gérard Mortier che aveva commissionato il progetto, veniva rappresentata per la prima volta in Germania e la Staatsoper Stuttgart si è adoperata alacremente per realizzarne una produzione che è risultata davvero esemplare sotto tutti i punti di vista. L’ allestimento scenico curato da Nicola Hümpel, regista nativa di Lübeck che dopo i suoi studi con Achim Freyer ha fondato e dirige l’ ensemble Nico and the Navigators, uno dei gruppi teatrali più apprezzati del momento qui in Germania, si basa su una struttura scenica rotante di stile minimalistico ideata da Oliver Proske sulla quale scorrono senza soluzione di continuità le dieci situazioni dialogiche della vicenda. Uno schermo video inquadra in maniera ravvicinata le espressioni sceniche dei personaggi, alternate con filmati recitati da una coppia di attori.  Una soluzione che è sembrata perfettamente funzionale a rendere il carattere della vicenda, anche grazie a una recitazione d’ insieme molto calibrata e curata nei dettagli. Dal punto di vista musicale, la direzione di Sylvain Cambreling è apparsa di livello davvero molto elevato. Il Generalmusikdirektor della Staatsoper conosce la partitura di Boesmans come nessun altro, avendone diretto la prima rappresentazione assoluta a Bruxelles, e la sua capacità di trarre un vero e proprio caledoscopio di colori strumentali da un’ orchestra in eccellente stato di forma ha reso giustizia come meglio non si sarebbe potuto sperare ai contenuti musicali dell’ opera. Notevole anche la prova della compagnia di canto, composta quasi interamente da membri dell’ ensemble della Staatsoper ad eccezione di Melanie Diener, artista di prestigio internazionale che nei panni della Sängerin è stata pressoché perfetta nel rendere la sensualità bramosa e decadente di una diva sul viale del tramonto. Ottima anche la prestazione di Kora Pavelic, giovane mezzosoprano croato uscito dall’ Oper Studio, che ha reso al meglio il miscuglio di ingenuità e voracità sessuale che caratterizza la Süße Mädchen. Molto brava è apparsa anche la prova del mezzosoprano Stine Marie Fischer che come Stubenmädchen ha raffigurato assai bene la progressiva perdita di ritrosia di fronte alla seduzione, così come il ritratto vocalmente efficace e scenicamente pungente che il giovane soprano lituano Laurina Bendziunaite ha tratteggiato nel ruolo della Dirne. Brava anche Rebecca Von Lipinski come Junge Frau, soprattutto per la mobilità nervosa del fraseggio. Tra gli interpreti dei ruoli maschili, la miglior prova è stata fornita da Matthias Klink che dopo la sua splendida caratterizzazione di Herodes nella Salome ha dimostrato una volta di più la sua versatilità interpretativa e musicale. Shigeo Ishino come Gatte ha evidenziato nuovamente i pregi della sua voce robusta e ben controllata e Sebastian Kohlhepp nei panni del Junge Herr ha fraseggiato con classe, personalità e ricchezza di dettagli. Molto pungente ed efficace la raffigurazione del Soldat tratteggiata dal tenore argentino Daniel Kluge e davvero ben riuscito il ritratto vagamente blasé e sensualmente debosciato che il giovane baritono André Morsch ha dato del Graf. Di meglio non poteva desiderare Boesmans, presente in sala e festeggiatissimo al termine della recita insieme a tutti i componenti del cast da parte di un pubblico abbastanza folto e composto in buona parte da giovani.

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